Rita Borsellino, il viaggio che riparte

Dalla “Pensilina Rossa 1522” nasce un nuovo cammino nazionale di memoria, legalità e amore civile

A cura di Redazione Redazione
17 maggio 2026 13:51
Rita Borsellino, il viaggio che riparte -
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In un’Italia spesso attraversata dalla velocità delle notizie e dalla fragilità della memoria collettiva, esistono ancora percorsi capaci di fermare il tempo e restituire profondità alle coscienze.

Percorsi che non nascono per celebrare simboli vuoti, ma per riaccendere responsabilità, costruire comunità e trasformare il ricordo in impegno quotidiano.

È da questa visione che oggi prende forma il progetto nazionale “Pensilina Rossa 1522 – Il Valore delle Donne contro ogni forma di violenza”, un’esperienza educativa e civile che, dedicata alla memoria di Rita Borsellino, si propone di attraversare l’Italia come un autentico viaggio di memoria operante.

Non una semplice iniziativa simbolica.

Non una commemorazione destinata a esaurirsi nel tempo di una cerimonia.

Ma un percorso nazionale che vuole parlare alle scuole, alle istituzioni, alle famiglie e soprattutto alle nuove generazioni. Per comprenderne il significato più profondo bisogna partire dal volto umano di Rita Borsellino.

Dopo la strage di via D’Amelio del 1992, che portò via il fratello, il giudice Paolo Borsellino, Rita avrebbe potuto scegliere il silenzio del dolore privato. Scelse invece di trasformare quella ferita in responsabilità pubblica.

Per oltre vent’anni ha attraversato scuole, piazze e comunità di tutta Italia incontrando migliaia di studenti. Lo ha fatto senza retorica, senza rabbia, senza mai cercare protagonismo.

Con una dolcezza rara e una straordinaria capacità di parlare ai giovani attraverso il linguaggio dell’umanità. Molti l’hanno definita “lo sguardo dolce dell’antimafia”.

Una definizione che ancora oggi restituisce il senso più autentico della sua testimonianza: una legalità costruita non sulla paura, ma sulla dignità della persona, sull’ascolto e sul rispetto umano. Ed è proprio da questa eredità morale che oggi il progetto “Pensilina Rossa 1522” trova la sua nuova identità nazionale.

L’iniziativa nasce a Palermo da un’idea di Emilio Corrao, che già da anni promuove la realizzazione di Pensiline Rosse come presidi civili permanenti contro la violenza sulle donne e ogni forma di sopraffazione.

Sin dall’inizio il progetto ha voluto lanciare un messaggio preciso: la violenza non può mai diventare linguaggio della società contemporanea. Nessun conflitto, nessuna fragilità sociale, nessuna relazione umana può trovare nella violenza una soluzione. Ma col passare del tempo, quella che inizialmente appariva come un’installazione simbolica ha assunto un significato molto più ampio.

La Pensilina Rossa è diventata un luogo della coscienza civile. Il colore rosso che la caratterizza non rappresenta il sangue, la rabbia o la vendetta. Rappresenta invece l’amore.

L’amore che protegge.

L’amore che ascolta.

L’amore che sceglie di non voltarsi davanti al dolore degli altri.

L’amore che diventa responsabilità collettiva.

È questa la vera anima del progetto: creare spazi capaci di educare le comunità alla cura dell’altro. Da qui nasce anche la scelta di dedicare il percorso nazionale a Rita Borsellino. Perché Rita ha incarnato, forse più di chiunque altro, la forza rivoluzionaria della gentilezza. Una donna che ha saputo insegnare che la legalità non è soltanto rispetto delle regole, ma soprattutto riconoscimento della dignità umana. Negli anni, grazie al rapporto umano e culturale nato tra il sottoscritto ed Emilio Corrao, il progetto ha progressivamente assunto un respiro sempre più ampio, fino a trasformarsi in un vero itinerario nazionale di educazione civica e memoria attiva. Da quel momento è maturata una convinzione profonda: il viaggio di Rita Borsellino non poteva finire. Doveva ripartire.

Non più attraverso un treno simbolico o una singola iniziativa itinerante, ma attraverso una rete di città, scuole e comunità disposte ad accoglierne il messaggio e custodirlo nel tempo. È così che ogni “Pensilina Rossa 1522” dedicata a Rita Borsellino diventa oggi un presidio permanente di memoria operante. Un luogo che vive quotidianamente attraverso attività educative, incontri pubblici, percorsi scolastici e momenti di riflessione collettiva. Dietro ogni installazione nascono relazioni umane, collaborazioni tra istituzioni, amministrazioni comunali, associazioni, docenti, famiglie e studenti. Nascono amicizie civili. Nascono comunità educanti.

Perché il vero obiettivo del progetto non è inaugurare un simbolo, ma generare coscienza. Nelle scuole coinvolte, bambini e ragazzi vengono accompagnati in percorsi dedicati al valore delle donne, al rispetto reciproco, alla non violenza, alla solidarietà e alla cittadinanza attiva. La legalità smette così di essere una parola astratta e diventa esperienza concreta di relazione umana. Il nuovo percorso nazionale ha ripreso il suo cammino da Cocquio-Trevisago, in provincia di Varese, per poi raggiungere Cefalù e proseguire prossimamente a Venegono Superiore.

Ma la vera forza di questo progetto risiede nel fatto che non conosce confini geografici, politici o culturali.

Non appartiene a schieramenti.

Non divide.

Non esclude.

L’unico requisito richiesto per accogliere Rita Borsellino attraverso la “Pensilina Rossa 1522” è voler essere una comunità che sceglie il bene comune. In un tempo storico segnato da tensioni sociali, individualismo e impoverimento educativo, questo percorso vuole lanciare un messaggio controcorrente: costruire un grande esercito disarmato fatto di cittadini, studenti, insegnanti, amministratori e famiglie capaci di educare attraverso il dono, la solidarietà e la presenza umana.

La strategia di questo esercito non sarà la forza. Sarà l’amore sociale.

Perché è proprio questo il più grande insegnamento che Rita Borsellino continua ancora oggi a consegnare al Paese: la legalità non può esistere senza umanità.

E forse è proprio qui che il progetto trova il suo significato più alto e il suo monito più profondo per l’Italia contemporanea.

Non lasciare che la memoria diventi nostalgia.

Non permettere che le grandi testimonianze civili vengano confinate nelle celebrazioni ufficiali.

Non voltarsi davanti al dolore umano.

Ma scegliere ogni giorno di accompagnare ancora Rita Borsellino nel suo viaggio attraverso l’Italia, affinché il suo messaggio continui a vivere nelle scuole, nelle comunità e nelle coscienze delle nuove generazioni.

Filippo Tomasello

Presidente UCIIM Varese

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