Proteste scuola

Occupazioni scolastiche, il CNDDU: «Ascoltate i docenti»

Il Coordinamento denuncia la marginalità degli insegnanti nel racconto delle proteste e chiede verifiche su responsabilità e risorse

27 ottobre 2026 22:16
Occupazioni scolastiche, il CNDDU: «Ascoltate i docenti»  - prof. Romano Pesavento CNDDU
prof. Romano Pesavento CNDDU
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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime forte preoccupazione per il modo in cui una parte dell'informazione continua a raccontare le occupazioni e le proteste studentesche, relegando frequentemente gli insegnanti ai margini della narrazione pubblica. Le immagini delle manifestazioni, le dichiarazioni degli studenti, le reazioni delle dirigenze e gli interventi delle autorità conquistano l'attenzione mediatica, mentre chi vive quotidianamente la scuola e ne sostiene concretamente il funzionamento viene raramente interpellato per una valutazione autonoma degli avvenimenti.

Non si tratta di una semplice questione di visibilità professionale. È in discussione la qualità stessa dell'informazione. Quando il racconto delle proteste privilegia la contrapposizione immediata e trascura l'esperienza di chi conosce dall'interno le dinamiche degli istituti, il rischio è quello di trasformare una vicenda complessa in una successione di dichiarazioni, episodi e immagini destinate a esaurirsi con la fine dell'occupazione. Si parla delle scuole senza interrogare adeguatamente coloro che vi insegnano, quasi che la conoscenza diretta delle condizioni educative e organizzative rappresentasse un elemento secondario rispetto alla spettacolarità della contestazione.

Questa impostazione risulta ancora più discutibile quando le proteste investono questioni che riguardano direttamente la qualità dell'istruzione, l'efficienza delle strutture, la gestione delle risorse e il rapporto tra istituzioni e comunità scolastica. Gli insegnanti non sono osservatori occasionali né semplici esecutori delle decisioni amministrative. Sono professionisti che conoscono le conseguenze delle carenze strutturali, delle difficoltà organizzative e delle interruzioni della didattica. Escluderne sostanzialmente il punto di vista significa rinunciare a una parte essenziale degli elementi necessari per comprendere ciò che accade.

Il CNDDU ritiene inoltre insufficiente una rappresentazione delle occupazioni nella quale l'attenzione si concentra prevalentemente sul conflitto, senza un esame rigoroso delle responsabilità e delle conseguenze. Un'occupazione non costituisce soltanto un fatto di cronaca o un momento di mobilitazione: incide sul regolare svolgimento delle attività scolastiche, sulla programmazione didattica e sul lavoro necessario a ripristinare condizioni adeguate di insegnamento e apprendimento. Ignorare questi aspetti significa lasciare fuori dal dibattito pubblico proprio le ricadute che continuano a manifestarsi quando i riflettori si spengono.

Occorre, pertanto, superare una modalità di informazione che tende a considerare gli insegnanti una presenza implicita, alla quale non è necessario riconoscere una voce distinta. Non è accettabile che la loro competenza venga richiamata quando occorre garantire il recupero delle lezioni, affrontare le criticità organizzative o ricomporre le tensioni, ma rimanga marginale nel momento in cui si costruisce il racconto pubblico degli eventi.

Il CNDDU propone che, in occasione di proteste e occupazioni, le redazioni prevedano un confronto diretto e documentato anche con i docenti, attraverso interlocuzioni autonome, non necessariamente mediate dalle dirigenze scolastiche. Tale attenzione dovrebbe accompagnarsi a un approfondimento delle condizioni materiali degli istituti e delle risorse effettivamente disponibili, evitando che le difficoltà emerse vengano archiviate insieme alla conclusione delle manifestazioni.

Sul piano economico, si ritiene necessario che ogni situazione di particolare criticità sia accompagnata da una ricognizione pubblica dei fabbisogni, dei finanziamenti già assegnati, degli interventi rimasti incompiuti e delle relative responsabilità amministrative. A questa ricognizione dovrebbe seguire un piano di interventi finanziato, con priorità verificabili, scadenze definite e rendicontazione degli importi effettivamente impiegati. Senza una corrispondenza tra problemi denunciati, risorse stanziate e risultati conseguiti, il dibattito sulle occupazioni rischia di ridursi a una controversia destinata a ripresentarsi senza produrre cambiamenti concreti.

La scuola non può continuare a essere raccontata attraverso la sola eccezionalità delle sue crisi, mentre il lavoro quotidiano degli insegnanti resta privo di un'adeguata rappresentazione. Chiedere conto delle proteste senza ascoltare chi ne affronta le conseguenze e senza verificare quanto si investe per rimuoverne le cause non è soltanto una scelta giornalistica discutibile: contribuisce a sottrarre alla valutazione pubblica le responsabilità che dovrebbero essere accertate.

Il CNDDU chiede, dunque, che alle dichiarazioni seguano verifiche, alle contestazioni risposte amministrative documentabili e agli impegni politici risorse effettivamente disponibili. Soprattutto, chiede che gli insegnanti non siano considerati interlocutori utili soltanto quando occorre riparare ciò che la protesta ha interrotto. Una cronaca che registra il disagio ma non approfondisce le responsabilità, i costi e le condizioni necessarie per superarlo finisce per descrivere le conseguenze senza contribuire a chiarirne le cause.

prof. Romano Pesavento- Presidente CNDDU

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