Talento Abruzzo

Genya Malafronte, dal Crocetti al premio del Gambero Rosso 2027

Il giovane chef premiato rilancia il valore degli istituti alberghieri e il messaggio del Manifesto Salviamo gli Alberghieri.

A cura di Diego Palma Diego Palma
27 ottobre 2026 22:44
Genya Malafronte, dal Crocetti al premio del Gambero Rosso 2027 - La brigata a gestione familiare del ristorante Legàmi (guidato dalla famiglia Malafronte a Morro d'Oro, in Abruzzo
La brigata a gestione familiare del ristorante Legàmi (guidato dalla famiglia Malafronte a Morro d'Oro, in Abruzzo
Condividi

Genya Malafronte, il talento nato tra i banchi dell’Alberghiero che conquista il Gambero Rosso: una storia che dimostra perché dobbiamo salvare gli istituti professionali

Dal Crocetti di Giulianova alle cucine stellate, fino al riconoscimento di Chef emergente nella Guida Ristoranti d’Italia 2027. La storia del giovane chef di Legàmi, a Morro d’Oro, è un esempio di talento, studio, sacrificio e professionalità. E rilancia con forza il messaggio del Manifesto nazionale “Salviamo gli Alberghieri”: il futuro dell’enogastronomia italiana nasce anche nelle aule e nei laboratori delle scuole professionali.

Ci sono riconoscimenti che premiano un professionista. E ci sono riconoscimenti che raccontano il valore di un intero percorso formativo. Quello assegnato a Genya Malafronte, giovane chef del ristorante Legàmi di Morro d’Oro, in provincia di Teramo, appartiene a entrambe le categorie.

Il 26 ottobre 2026, a Roma, in occasione della presentazione della Guida Ristoranti d’Italia 2027 del Gambero Rosso, Genya ha ricevuto il prestigioso riconoscimento di Chef emergente dell’anno, entrando tra i protagonisti della nuova generazione della cucina italiana.

Un successo che porta ancora una volta l’Abruzzo sotto i riflettori della gastronomia nazionale, in un’edizione particolarmente significativa per la regione: il Reale di Niko Romito conquista il vertice della classifica con 99 centesimi, mentre l’Osteria dei Maltagliati di Torano Nuovo viene nominata Ristorante dell’anno.

Ma dietro il premio a Genya c’è una storia che merita di essere raccontata soprattutto ai giovani, alle famiglie, ai docenti e a quanti continuano a considerare l’istruzione professionale una scelta di secondo piano.

Perché prima delle stelle, dei grandi maestri e dei riconoscimenti nazionali, nella storia di Genya c’è un istituto alberghiero.

Tutto comincia al Crocetti di Giulianova: dove il talento incontra la formazione

Il percorso professionale di Genya Malafronte prende forma tra i banchi e i laboratori dell’Istituto Alberghiero Crocetti di Giulianova.

È qui che la passione per la cucina incontra le prime competenze professionali, la disciplina del lavoro, il rispetto delle materie prime e la consapevolezza che dietro ogni piatto esistono studio, organizzazione, tecnica e responsabilità.

Frequentare un istituto alberghiero non significa semplicemente imparare a cucinare. Significa entrare in un mondo complesso, dove il sapere teorico deve dialogare quotidianamente con il saper fare, dove la creatività ha bisogno di metodo e dove il talento, senza una preparazione solida, rischia di rimanere soltanto una promessa.

Il percorso di Genya dimostra quanto sia importante questa prima fase educativa. La scuola non consegna automaticamente il successo, ma può fornire gli strumenti indispensabili per costruirlo.

Ed è proprio da queste fondamenta che comincia la sua crescita.

Dalla Costiera Sorrentina alla stella Michelin del D.One

Conclusi gli studi, Genya sceglie di misurarsi immediatamente con il lavoro e con le esigenze della ristorazione professionale.

Trascorre due stagioni in Costiera Sorrentina, affiancando lo chef Luigi Malafronte, indicato nel suo percorso come lo zio chef. Un’esperienza che gli permette di confrontarsi con la tradizione gastronomica campana, con i ritmi della cucina e con la necessità di trasformare le conoscenze scolastiche in competenze operative.

La formazione prosegue poi in Abruzzo, al D.One di Montepagano, ristorante insignito di una stella Michelin, dove rimane per due anni.

È il passaggio verso l'alta cucina, quella in cui ogni dettaglio acquista significato e ogni preparazione richiede rigore, precisione e sensibilità.

Il giovane cuoco comprende che la tecnica non è un fine, ma uno strumento per costruire un linguaggio personale. Impara che l’eccellenza non nasce dall’improvvisazione, bensì dalla ripetizione consapevole dei gesti, dalla capacità di correggere gli errori e dal confronto quotidiano con professionisti esperti.

Sono esperienze che rafforzano le competenze acquisite durante gli studi e dimostrano quanto sia importante il collegamento tra scuola e mondo del lavoro.

Cinque anni con Heinz Beck: la lezione dei grandi maestri

Un capitolo decisivo del percorso professionale di Genya è rappresentato dai cinque anni trascorsi nell’ambito della cucina di Heinz Beck, uno dei più autorevoli interpreti dell’alta gastronomia internazionale.

Cinque anni di formazione sul campo, durante i quali tecnica, ricerca, organizzazione e attenzione al dettaglio diventano elementi fondamentali della sua identità professionale.

Il confronto con una cucina di altissimo livello contribuisce a costruire le basi del suo nuovo concetto di fine dining: un’esperienza gastronomica capace di superare la semplice successione delle portate per trasformarsi in un percorso sensoriale ed emozionale.

Preparazioni innovative, giochi di consistenze, accostamenti insoliti e attenzione all’equilibrio dei sapori diventano strumenti attraverso i quali Genya sviluppa una propria idea di cucina.

Il valore di un grande maestro, del resto, non si misura soltanto nella capacità di trasmettere tecniche, ma anche in quella di accompagnare un giovane professionista verso una propria autonomia espressiva.

Ed è proprio questa autonomia che Genya porta oggi nel suo progetto.

Legàmi, a Morro d’Oro: quando la cucina diventa identità, famiglia e territorio

A Morro d’Oro prende forma Legàmi, il progetto gastronomico attraverso il quale Genya restituisce al territorio abruzzese il patrimonio di competenze maturato nel corso degli anni.

Non è soltanto il ritorno di un giovane professionista nella propria terra. È la scelta di investire in un luogo, nella sua identità e nelle sue potenzialità.

Attorno a Genya c’è la famiglia Malafronte, con Natalia, Nicola e Anna: una dimensione familiare che costituisce parte essenziale del racconto di Legàmi e che testimonia come i grandi progetti possano nascere anche dalla condivisione di sacrifici, responsabilità e aspirazioni.

La proposta gastronomica punta su menù degustazione costruiti per suscitare emozioni, attraverso tecniche contemporanee, contrasti di consistenze e abbinamenti capaci di sorprendere.

La cucina diventa così un incontro tra memoria e innovazione, tra il patrimonio dei sapori e la libertà di interpretarli.

Come raccontato anche da Giancarlo Falconi su I Due Punti, il progetto Legàmi esprime un rapporto profondo con la famiglia, la natura e i ricordi, trasformando l’esperienza gastronomica in qualcosa che va oltre il semplice consumo di un pasto.

Il riconoscimento del Gambero Rosso certifica oggi la rilevanza di questo percorso nel panorama della nuova ristorazione italiana.

Ma il suo significato va oltre la dimensione individuale.

Il successo di Genya è anche una risposta a chi sottovaluta gli istituti alberghieri

La storia di Genya Malafronte arriva in un momento particolarmente delicato per il futuro dell’istruzione professionale italiana.

Da tempo gli istituti alberghieri affrontano questioni legate all'identità formativa, alle risorse, all'attrattività dei percorsi e al rapporto con le trasformazioni del mercato del lavoro.

Proprio per riportare al centro del dibattito il valore di queste scuole è nata l’iniziativa nazionale “Salviamo gli Alberghieri”, promossa da La Voce della Scuola e sostenuta da una comunità di docenti, insegnanti tecnico-pratici, dirigenti, professionisti e rappresentanti del settore.

Il Manifesto programmatico, articolato in dieci punti, propone una nuova attenzione alla qualità e all’identità dell’istruzione professionale, sostenendo la necessità di rafforzarla anziché impoverirla o ridimensionarla.

Il principio è chiaro: non bisogna accorciare la scuola professionale, bisogna renderla più professionale.

Ed è proprio alla luce di questo principio che la storia di Genya assume un valore emblematico.

Che cosa sarebbe il settore dell’ospitalità italiana senza le scuole capaci di avvicinare migliaia di giovani alle professioni della cucina, della sala, dell’accoglienza e del turismo?

Quanti talenti rischierebbero di non emergere senza laboratori attrezzati, insegnanti qualificati, percorsi di apprendimento strutturati e occasioni concrete di confronto con il mondo produttivo?

Un grande chef non nasce soltanto dal talento individuale. Nasce anche dall'incontro con opportunità formative, esperienze lavorative e figure educative capaci di accompagnarne la crescita.

Il percorso di Genya non dimostra che ogni studente di un alberghiero diventerà uno chef premiato. Dimostra qualcosa di altrettanto importante: un istituto professionale può essere il punto di partenza di una carriera di eccellenza.

Ed è una possibilità che il sistema educativo deve continuare a garantire.

Difendere gli alberghieri significa difendere il futuro del Made in Italy

L’Italia viene riconosciuta nel mondo per la qualità della propria gastronomia, per la cultura dell’ospitalità e per la capacità di trasformare prodotti, tradizioni e territori in esperienze di valore.

Ma dietro questa reputazione internazionale esiste un patrimonio umano che ha bisogno di essere formato, aggiornato e valorizzato.

Non possiamo celebrare i grandi chef, le stelle Michelin, i riconoscimenti del Gambero Rosso e il successo della ristorazione italiana senza interrogarci su come vengono preparate le nuove generazioni di professionisti.

Non possiamo chiedere alle imprese personale sempre più qualificato e, contemporaneamente, considerare marginale il ruolo delle istituzioni scolastiche che contribuiscono a formarlo.

Non possiamo parlare di innovazione gastronomica senza investire nei laboratori, nelle tecnologie, nelle competenze scientifiche e negli insegnanti che rendono possibile l'apprendimento.

E non possiamo continuare a raccontare gli istituti professionali come scuole destinate a chi non avrebbe altre possibilità.

L'istruzione professionale deve essere una scelta di valore, non una scelta di ripiego.

Questo è uno dei messaggi culturali più importanti che il Manifesto “Salviamo gli Alberghieri” porta nel dibattito nazionale.

Occorre valorizzare la dignità delle professioni, rafforzare il ruolo dei docenti e degli insegnanti tecnico-pratici, investire nella didattica laboratoriale, consolidare i rapporti con le imprese di qualità e garantire ai giovani percorsi che uniscano cultura generale, competenze tecnico-scientifiche e preparazione professionale.

Perché una scuola alberghiera moderna non deve limitarsi a insegnare l'esecuzione di una ricetta. Deve formare professionisti capaci di comprendere la sicurezza alimentare, la sostenibilità, la gestione economica, le nuove tecnologie, la cultura del territorio e le esigenze di un settore in continua evoluzione.

Dal Crocetti al Gambero Rosso: un messaggio per gli studenti di oggi

Immaginiamo per un momento uno studente che oggi entra in un laboratorio di cucina dell'Istituto Alberghiero Crocetti di Giulianova.

Indossa per la prima volta la divisa, prende confidenza con gli strumenti, affronta le prime difficoltà e forse non ha ancora compreso quale direzione prenderà il proprio futuro.

La storia di Genya Malafronte può rappresentare per quello studente un riferimento concreto.

Non perché il successo sia garantito. Non perché il percorso sia semplice. Ma perché testimonia che dalla scuola professionale si può arrivare a confrontarsi con i più importanti protagonisti della gastronomia internazionale e, attraverso studio, lavoro e perseveranza, costruire una propria identità.

La formazione iniziale, le stagioni in Costiera Sorrentina, l'esperienza stellata al D.One, i cinque anni con Heinz Beck e infine il progetto Legàmi compongono un itinerario di crescita nel quale ogni passaggio contribuisce al successivo.

È questa la cultura del lavoro che la scuola deve saper trasmettere: non l'illusione del successo immediato, ma la consapevolezza che la professionalità si costruisce nel tempo.

Il premio ottenuto da Genya è anche un'occasione per riconoscere il valore di chi opera quotidianamente nelle scuole alberghiere, spesso lontano dai riflettori.

Docenti, insegnanti tecnico-pratici, personale scolastico e dirigenti concorrono a creare le condizioni nelle quali una passione può trasformarsi in un progetto di vita.

Non tutti i loro studenti riceveranno premi nazionali. Molti diventeranno cuochi, pasticceri, professionisti di sala, operatori dell'accoglienza, imprenditori o lavoratori specializzati.

Ed è proprio questa pluralità di percorsi a rappresentare la ricchezza dell'istruzione professionale.

Il talento di Genya, l'orgoglio dell'Abruzzo e una responsabilità per il Paese

Il riconoscimento del Gambero Rosso 2027 celebra il talento di un giovane chef, ma offre anche l'opportunità di riflettere su una questione più ampia: quale futuro vogliamo costruire per la formazione professionale italiana?

L'Abruzzo può essere orgoglioso di Genya Malafronte, della famiglia che sostiene il suo progetto e del percorso che lo ha condotto a un riconoscimento nazionale.

Può essere orgoglioso anche di un territorio che, attraverso esperienze come Legàmi, dimostra di poter attrarre attenzione gastronomica senza rinunciare alla propria identità.

Ma quell'orgoglio dovrebbe tradursi in una responsabilità collettiva.

La responsabilità di investire nelle scuole, di valorizzare gli insegnanti, di sostenere i giovani e di costruire collegamenti sempre più qualificati tra formazione e professioni.

Il Manifesto “Salviamo gli Alberghieri” invita proprio a questo: riconoscere che il futuro dell'enogastronomia e dell'ospitalità italiana non si costruisce soltanto nei ristoranti, ma anche nelle aule, nei laboratori e nei percorsi educativi.

Oggi celebriamo Genya Malafronte, Chef emergente del Gambero Rosso 2027. Domani dobbiamo essere capaci di creare le condizioni affinché tanti altri giovani possano trovare la propria strada.

Perché dietro un grande professionista ci sono il talento e la determinazione personale, ma anche le occasioni di formazione che ha saputo cogliere.

E perché il vero successo di un sistema educativo non è soltanto vedere uno dei propri ex studenti raggiungere l'eccellenza: è offrire a ogni giovane la possibilità concreta di sviluppare le proprie capacità.

Salvare gli alberghieri significa anche questo: non disperdere i talenti che ancora non conosciamo.

E forse il messaggio più bello della storia di Genya è proprio qui: prima di diventare uno chef premiato, è stato un ragazzo che ha scelto di imparare un mestiere.

Una scelta che merita rispetto. Una formazione che merita investimenti. Un futuro che merita di essere difeso.

Segui Voce della Scuola