Legalità

«Oltre i 57 giorni»: la Memoria come Eredità e Scelta di Libertà Quotidiana

PALERMO / VARESE – Documento di approfondimento per la stampa e le istituzioni scolastiche

A cura di Redazione Redazione
27 ottobre 2026 18:57
«Oltre i 57 giorni»: la Memoria come Eredità e Scelta di Libertà Quotidiana -
Condividi

C’è un tempo sospeso, denso e drammatico, lungo esattamente cinquantasette giorni. È lo spazio cronologico e morale che intercorre tra la strage di Capaci, il 23 maggio 1992, e l’attentato di via D’Amelio, il 19 luglio dello stesso anno. In quelle nove settimane, mentre la Repubblica vacillava sotto l’attacco eversivo del terrorismo mafioso, Paolo Borsellino ha camminato nella piena consapevolezza del proprio destino, trasformando la solitudine del dolore in un’indomabile ricerca di verità e consegnando ai giovani l’incrollabile fiducia nel futuro.

Quel tempo, tuttavia, non appartiene soltanto agli archivi giudiziari o alla cronaca storica. È diventato un’eredità viva, una domanda aperta rivolta direttamente alla scuola e alle istituzioni educative. Attorno a questa sfida si è sviluppato il secondo appuntamento della II edizione del corso di formazione nazionale “Educare con la Memoria” (a.s. 2026/27), intitolato “Oltre i 57 giorni: l’eredità di Paolo e Rita Borsellino nella formazione delle coscienze”.

L’iniziativa – promossa dalla sezione UCIIM Varese “Paolo Borsellino e Rocco Chinnici” e da UCIIM Lombardia, in stretta sinergia con le sezioni regionali di Lazio, Sicilia, Marche e Calabria – ha registrato una partecipazione straordinaria: oltre 730 docenti iscritti su tutto il territorio nazionale e circa 400 tra insegnanti, dirigenti scolastici ed educatori collegati in diretta, oltre a una vasta platea che ha seguito i lavori sul canale UCIIM Media.

Dalla commemorazione al cantiere della responsabilità

Come evitare che il ricordo si inaridisca nelle retoriche di circostanza o nei meri rituali da calendario? Come far sì che il sacrificio dei testimoni della giustizia si traduca in una prassi pedagogica capace di incidere sulle scelte quotidiane degli adolescenti?

A tracciare la rotta dell’incontro sono stati i saluti del Presidente di UCIIM Varese, Filippo Tomasello, e il coordinamento del Consigliere della medesima sezione, Alessandro Guastella, affiancati dalle riflessioni delle moderatrici: la Prof.ssa Maria Brancati (Dirigente Scolastica dell’I.C. “San Nilo” di Grottaferrata) e la Prof.ssa Elena De Pretoni (docente e referente del Centro Promozione Legalità “Falcone e Borsellino” di Bergamo).

«La memoria da sola rischia di rimanere un monumento statico. Diventa vera educazione solo quando si trasforma in un’eredità che si riceve, si custodisce e si consegna. Per i nostri studenti significa sviluppare tre azioni fondamentali: conoscere rigorosamente i fatti, esercitare un pensiero critico autonomo e assumersi una responsabilità personale nelle piccole decisioni di ogni giorno.» (Maria Brancati)

Un concetto ribadito da Filippo Tomasello, che ha sottolineato la missione profonda della scuola e dell’associazione: «Educare al bene significa comprendere che la legalità non è una disciplina astratta da memorizzare per una valutazione, ma una condizione naturale, quotidiana e respirabile dell’agire umano.»

Il coraggio dell’umiltà: la lezione di Rita e Paolo Borsellino

La forza del seminario ha risieduto nell’intensità delle testimonianze dei familiari, capaci di restituire la statura etica di Paolo e Rita Borsellino al di là dei cliché agiografici.

Cecilia Fiore, figlia di Rita Borsellino, ha ripercorso le origini del lungo cammino pubblico di sua madre. Rita era una donna riservata, una farmacista dedita alla famiglia, lontana dai riflettori. A stravolgere la sua vita non fu una scelta politica pianificata, ma la risposta all’appello accorato di una maestra di scuola elementare di via D’Amelio nei mesi successivi alla strage. I bambini del quartiere vivevano in uno stato di profondo smarrimento: la strada era ancora buia, i palazzi squarciati, l’aria impregnata di paura.

«Mia madre vinse la sua innata timidezza per portare conforto a quei bambini. Da quella prima classe è nato un impegno ininterrotto che l’ha portata nelle aule scolastiche di tutta Italia, tra i giovani di Libera, fino ai banchi del Parlamento Europeo e nelle carceri. Ha scoperto dentro di sé una forza che non sapeva di possedere, guidata dal principio del rispetto reciproco e della dignità della persona.» (Cecilia Fiore)

Parallelamente, Roberta Gatani, nipote del magistrato e direttrice de “La Casa di Paolo” a Palermo, ha sollevato una questione pedagogica fondamentale: la necessità di «far scendere Falcone e Borsellino dal piedistallo degli eroi».

«Se confiniamo queste figure su un altare inarrivabile, rischiamo di far credere ai ragazzi che possedessero superpoteri o doti sovrannaturali, creando un alibi per l’inazione. Paolo era un uomo straordinario per coraggio, fede e intuito, ma era un uomo. Se lo definiamo eroe è solo perché in quel momento drammatico chi compiva integralmente il proprio dovere era una minoranza. Oggi la vera sfida educativa è mostrare ai giovani che ciascuno di loro può – e deve – diventare protagonista del proprio tempo attraverso il senso del dovere e la libertà di pensiero.» (Roberta Gatani)

Roberta Gatani ha illustrato l’esperienza de La Casa di Paolo, fondata undici anni fa da Salvatore Borsellino negli ex locali della storica farmacia di famiglia nel quartiere Kalsa a Palermo. In questo spazio, nato per offrire un’alternativa concreta ai ragazzi a rischio di cooptazione criminale o dispersione scolastica, l’associazione opera intenzionalmente senza fondi pubblici per preservare la totale indipendenza. I risultati sono tangibili: il 100% dei giovani seguiti ha conseguito il titolo di studio della scuola secondaria di primo grado, proseguendo verso percorsi di formazione professionale o liceale.

Dai racconti dei testimoni sono emersi aneddoti di straordinaria umanità: l’attenzione quasi paterna di Paolo Borsellino per la giovanissima testimone di giustizia Rita Atria, a cui portava personalmente beni di prima necessità; oppure il gesto di cedere a un giovane con precedenti penali il motorino appena acquistato per il figlio Manfredi, così da offrirgli la concreta possibilità di lavorare come garzone di panettiere e affrancarsi dalla strada. Fino a quella drammatica mattina del 19 luglio 1992 quando, pur consapevole dell’imminenza dell’attentato, il magistrato volle dedicare due ore a scrivere una lettera ai giovani, professando un profondo e incrollabile ottimismo nel futuro.

La presenza reale contro la seduzione dei social media

Un passaggio cruciale del dibattito ha riguardato il contrasto alla fascinazione mediatica ed estetica esercitata dai fenomeni criminali sui giovani, spesso amplificata da serie televisive e contenuti social che mitizzano la violenza.

«Contro lo specchio distorto della virtualità e l’omologazione culturale non servono ulteriori slogan digitali. La risposta risiede nella presenza fisica, nell’ascolto autentico e nella relazione diretta. Nessun messaggio su WhatsApp o video sui social potrà mai sostituire il tono della voce, la profondità dello sguardo e il valore dell’esempio reale.» (Cecilia Fiore)

Questa necessità di connessione autentica è stata incarnata dall’intervento di Lorenzo Moccia, diciannovenne attivista di Libera ed ex studente dell’I.C. “San Nilo”. Lorenzo ha condiviso la sua esperienza di peer educator nelle scuole medie, spiegando come per ingaggiare gli adolescenti sia fondamentale accorciare la distanza temporale. Per farlo, il giovane attivista utilizza la storia di Giuseppe Letizia, il pastorello di 13 anni assassinato a Corleone nel 1948 perché involontario testimone dell’omicidio del sindacalista Placido Rizzotto.

«Raccontare ai ragazzi la storia di Giuseppe Letizia – un loro coetaneo che giocava, aveva sogni e faceva i dispetti, travolto da una violenza più grande di lui – provoca una scossa emotiva immediata. La memoria smette di essere una nozione polverosa e diventa un interrogativo morale urgente: stimola i ragazzi a porsi domande e a comprendere da quale parte stare.» (Lorenzo Moccia)

Nuove rotte civiche: dalla Pensilina Rossa alla Traversata della Legalità

L’incontro si è arricchito delle testimonianze sulle progettualità concrete presentate da Emilio Corrao, genero di Rita Borsellino e rappresentante dell’associazione “Rita Borsellino ODV”.

Corrao ha illustrato il valore simbolico e civile della Pensilina Rossa 1522, collocata all’ingresso di via D’Amelio e dedicata alla memoria di cinque donne esempio di resistenza alla violenza mafiosa e di genere: Rita Atria, Emanuela Loi, Rita Borsellino, Maria Pia Lepanto e Agnese Piraino Leto. L’iniziativa, che unisce la tutela dei diritti femminili alla lotta alla criminalità organizzata, si sta estendendo in diversi comuni italiani.

Inoltre, Corrao ha lanciato il progetto della “Traversata della Legalità”: un viaggio educativo in nave destinato a connettere gli studenti di diverse regioni d’Italia con i luoghi simbolo di Palermo, trasformando la navigazione in un laboratorio itinerante di cittadinanza attiva e scrittura di diari di bordo.

Una staffetta per la libertà

Nelle battute conclusive dell’evento, Filippo Tomasello e Alessandro Guastella hanno espresso profonda gratitudine ai testimoni e alle centinaia di docenti collegati, rinnovando l’impegno dell’UCIIM a proseguire un percorso di formazione che unisce idealmente l’intero Paese, da Varese a Palermo.

Il ciclo “Educare con la Memoria” tornerà il 16 novembre 2026 con il terzo appuntamento nazionale, incentrato sulla figura di don Peppe Diana attraverso la presentazione del volume “Il casalese di Dio”.

I cinquantasette giorni di Paolo Borsellino non sono stati un conteggio verso la fine, ma l’inizio di una staffetta morale. Consegnare quel testimone alle nuove generazioni – affinché la libertà e la giustizia non siano concetti astratti ma abitudini quotidiane – rimane il compito più alto e inderogabile della scuola italiana.

Ufficio Stampa e Comunicazione UCIIM
Corso di Formazione Nazionale «Educare con la Memoria»
Info e contatti: Sezione UCIIM Varese / Canale UCIIM Media

Segui Voce della Scuola