Oltre l'ansia del presente: l'unità della scuola per vincere la battaglia del ruolo
La fase attuale rappresenta il cosiddetto "terzo step" e si concentra su un passaggio tecnico cruciale: l'evoluzione delle attuali Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS)
Il dibattito sul doppio canale di reclutamento per i docenti precari ha assunto nelle ultime settimane una centralità comprensibile, data l'importanza della stabilità lavorativa per oltre 200.000 professionisti della scuola. Tuttavia, di fronte alla complessità tecnica della materia, emerge il rischio che l'eccessiva frammentazione delle proposte finisca per rallentare l'iter normativo, anziché accelerarlo. In questo contesto, la linea metodologica espressa da Mario Pittoni, responsabile del Dipartimento Istruzione della Lega, rappresenta un richiamo al pragmatismo istituzionale più che una chiusura al dialogo.
L'impegno di Pittoni per l'introduzione di un canale parallelo di immissione in ruolo affonda le radici nel 2020 con la presentazione del DDL S.1920. Da allora il percorso non si è mai interrotto, ma ha dovuto misurarsi con una fitta rete di vincoli sovranazionali e target concordati a livello europeo, legati in particolare al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per la riforma strutturale del reclutamento.
La fase attuale rappresenta il cosiddetto "terzo step" e si concentra su un passaggio tecnico cruciale: l'evoluzione delle attuali Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS) nelle nuove Graduatorie provinciali per le supplenze e il ruolo (GPSR). È opportuno chiarire che il rinvio a un'intesa preventiva con la Commissione Europea non costituisce un pretesto politico per rimandare la riforma, bensì un obbligo giuridico ed economico stringente. L'Italia opera infatti all'interno di un quadro normativo rigido dettato da Bruxelles, che impone un target complessivo tassativo di 70.000 docenti assunti attraverso il nuovo sistema di reclutamento basato sui concorsi.
I flussi di immissione in ruolo sono strettamente vincolati alla rendicontazione di questo obiettivo numerico, che l'Italia sta perseguendo per scaglioni attraverso una successione di bandi ordinari: dalle oltre 30.000 cattedre iniziali del primo concorso PNRR, passando per la seconda procedura, fino ai 58.135 posti complessivi del concorso PNRR3. Introdurre in modo unilaterale un secondo canale tramite decreto-legge, senza aver preventivamente rinegoziato questi specifici target con la Commissione Europea, equivarrebbe a violare gli impegni della misura M4C1-14 del Piano. Le conseguenze sarebbero immediate e penalizzanti: il potenziale congelamento delle rate dei finanziamenti comunitari e l'avvio di ricorsi che finirebbero per paralizzare le graduatorie stesse.
Al contempo, l'Unione Europea contesta all'Italia l'abuso dei contratti a termine. L'invito alla prudenza avanzato da Pittoni mira proprio a trovare quel punto di equilibrio tecnico che permetta di superare l'infrazione comunitaria senza far deragliare gli accordi finanziari del PNRR.
La volontà di ascolto del mondo della scuola resta documentata dalle numerose consultazioni avviate in questi anni. Il problema reale risiede nella frammentazione del fronte associativo. Il proliferare continuo di micro-piattaforme, bozze alternative e sigle differenti rischia di ingenerare confusione interpretativa tra gli stessi docenti e di indebolire la forza contrattuale del comparto nei tavoli istituzionali. La continuità didattica e la stabilizzazione del personale sono obiettivi prioritari: proprio per questa ragione, nel momento in cui si attende il confronto decisivo con la Commissione Europea per la validazione delle GPSR, la strada più efficace appare quella della compattezza e del sostegno a un iter legislativo ordinato, solido e strutturato.
Per questo motivo oggi serve unità. Quando ci si trova immersi nella quotidianità della precarietà, l'ansia del presente rischia di schiacciare ogni prospettiva. Ma un grande disegno, per essere compreso e apprezzato fino in fondo, non lo si può guardare da vicino; bisogna fare un passo indietro e osservarlo da lontano. Solo prendendo la giusta distanza si riesce a cogliere l'armonia dell'insieme, la coerenza delle linee e la concretezza di ogni singolo passo compiuto in questi sei anni. Unirsi non significa rinunciare alle proprie istanze, ma comprendere che solo una visione organica può portarci al traguardo senza far deragliare l'opera a pochi metri dalla fine.
Dietro i tecnicismi giuridici, i commi e i negoziati con Bruxelles, ci sono infatti le vite delle persone. Chi scrive queste righe ha vissuto sulla propria pelle cosa significano dieci lunghi anni di precariato: dieci anni di valigie pronte ogni fine agosto, di notti insonni in attesa di una convocazione, di cattedre spezzate e di saluti dolorosi a studenti che avresti voluto accompagnare fino alla conclusione degli studi. Conosco bene l'ansia logorante del non sapere se lavorerai e dove lavorerai l'anno successivo e la sensazione di dignità sospesa che accompagna ogni contratto in scadenza al 30 giugno.
Oggi, finalmente, sono di ruolo. E se potrò firmare quel contratto a tempo indeterminato restituendo un futuro ai miei progetti di vita, lo devo proprio a quel percorso faticoso, metodico e coerente tracciato in questi anni. Un percorso che a molti è sembrato troppo lento, ma che si è rivelato l'unico capace di reggere l'urto dei ricorsi e dei vincoli europei. Guardando indietro, posso dire che la serietà di chi ha lavorato senza inseguire slogan ha pagato.
La stabilità che vivo oggi non è il frutto di un miracolo o di una promessa urlata in piazza, ma l'approdo sicuro di una strada costruita un passo alla volta, con la testa e con il cuore, per il bene della scuola e di chi ci vive dentro.
Daniela Nicolò portavoce Community Uniti per INDIRE