Personale Ata con stipendi ridotti per errori legislativi e dell’amministrazione

Miceli e Dal Pino (Anief) invitano i lavoratori a controllare decreto ricostruzione carriera, stato matricolare e cedolino: le ragioni in un webinar

A cura di Redazione Redazione
17 maggio 2026 13:33
Personale Ata con stipendi ridotti per errori legislativi e dell’amministrazione -
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“Attraverso i ricorsi giurisdizionali e le rivendicazioni giudiziarie, il sindacato Anief riesce ormai a recuperare stabilmente ogni mese oltre un milione di euro per i lavoratori della scuola”, addirittura oltre 10 milioni nei primi quattro mesi del 2026, “tuttavia il posto occupato dal personale Ata è quasi inesistente”: lo ha detto Walter Miceli, avvocato esperto in legislazione scolastica, durante un webinar illustrativo, tenuto assieme aCristina Dal Pino, presidente regionale Anief Toscana, dal titolo ‘Dalla ricostruzione di carriera per le segreterie scolastiche ai diritti rivendicabili dal personale ATA’.

L’iniziativa telematica – voluta dal sindacato Anief in collaborazione con Eurosofia, fruibile anche in streaming in qualsiasi momento - è nata proprio per tutelare il personale Ata della scuola, ricordando i doveri che è chiamato ad assolvere, ma anche i diritti da rivendicare. A questo proposito, l’avvocato Walter Miceli ha detto che “non è esclusa una certa riluttanza da parte del personale Ata ad aderire ad azione giudiziarie, mentre i docenti sono molto più propensi a tutelarsi. È chiaro che tutto questo deve essere una scelta, ma ciò presuppone laconsapevolezza dei propri diritti. È bene, quindi, che il personale Ata sappia che Anief ha attivato un servizio di consulenza gratuita, il quale si chiama “Campagna Screening Non un euro di meno”, una modalità con cui si intende verificare se nella carriera del personale amministrativo, tecnico, ausiliario, di tutto il personale non docente, ovviamente anche dei Dsga, vi sia un profilo di illegittimità”.

Anief ricorda che per partecipare all’azione “Campagna Screening Non un euro di meno” basta compilareun modulo online: la richiesta sarà valutata gratuitamente dall’ufficio legale Anief e successivamente l’associato sarà contattato dal sindacato. “Per effettuare il controllo di ogni dipendente – ha ricordato Miceli -, Anief esamina il decreto di ricostruzione della carriera, lo stato matricolare e l’ultimo cedolino stipendiale: da questi documenti, noi ci accorgiamo se vi è un problema di decurtazione di non corretta ricostruzione della carriera, come la ridotta considerazione del precariato ai fini dell’anzianità riconosciuta, ma anche il mancato gradone stipendiale tra i 3 e gli 8 anni, poiché la Cassazione ha detto che prima di una certa data va considerato. Si verifica anche se c’è un riallineamento stipendiale, con il servizio pre-ruolo valutato per un terzo dopo il quarto anno: giunti attorno al 18simo anno di carriera, le segreterie, non in malafede, non operano tale allineamento”.

Miceli ha dunque ricordato che “la sentenza della Cassazione 31150 del 2019 ha detto che il servizio a tempo determinato deve essere integralmente considerato ai fini dell’anzianità di carriera, una volta entrati in ruolo. Tutti coloro che hanno svolto più di quattro anni di precariato, pertanto, si presume che si ritrovino dei decreti di ricostruzione di carriera illegittimi. E il ricorso si può presentare anche a distanza di anni, perché su questi aspetti non c’è prescrizione. È bene, quindi, che si verifichino tutti questi aspetti”.

Durante la trasmissione è stato ricordato che vi sono anche altri vulnus mai affrontati: anche tantissimi precari del personale Ata, ad esempio, continuano ad essere penalizzati perché non vengono stabilizzati dopo 36 mesi di servizio, come prevedono delle direttive dell’Unione Europea. “Gli stati membri che violano tali indicazioni – ha sottolineato Miceli – devono proporre azioni giudiziarie risarcitorie, passata, grazie alle pressioni del sindacato, a ben 24 mensilità. Come ad Ivrea, dove il tribunale non molto tempo fa ha assegnato 66 mila euro ad un lavoratore della scuola, tutte esentasse”.

Un altro fattore di ingiustizia, ha aggiunto il legale specializzato in legislazione scolastico, nei nostri istituti è quello delle “ferie evaporate durante il periodo di sospensione delle lezioni, su azione illegittima dell’amministrazione scolastica. Anche in questi casi è possibile presentare ricorso. E pure la questione del servizio militare prestato in costanza di nomina: deve essere valutato come gli altri servizi pubblici. Poi ci sono alcune rivendicazioni, quali i buoni pasto anche al personale scolastico, a iniziare dagli Ata”.

“Altra battaglia importantissima – ha aggiunto Miceli - è il bonus per la formazione, i 500 euro annuali assegnati solo ai docenti: si tratta di una mancanza imperdonabile, considerando che il personale Ata è sottoposto ad una formazione durissima ed ha probabilmente più bisogno di formarsi. C’è comunque uno spiraglio, perché il ministro Giuseppe Valditara ha fatto intendere che la Carta docente dovrebbe rientrare nel welfare e quindi allargata a tutti i lavoratori della scuola”.

A questo proposito, Cristina Dal Pino, presidente regionale Anief Toscana, ha voluto ricordare che “da diversi anni il sindacato si batte per la formazione del personale Ata e per l’equiparazione all’accesso alla card per l’aggiornamento professionale”. A proposito dell’eccesso di carichi di lavoro sul personale amministrativo delle scuole, Dal Pino ha detto “la situazione è peggiorata da quando tante pratiche, come quelle di ricostruzione di carriera, sono state tolte agli Uffici scolastici. Uno ‘smantellamento’ dei compiti, che sono ricaduti sugli assistenti amministrativi, i quali non hanno mai ricevuto adeguata formazione. Ciò malgrado, si sono rimboccati le maniche e auto-formati. Come anche i Dsga, che hanno portato avanti le scuole, senza alcun commissariamento”.

Uno dei problemi è che i carichi di lavoro del personale Ata della scuola hanno raggiunto livelli impensabili solo pochi anni fa: con l’autonomia scolastica, entrata stabilmente negli istituti, la mole di impegni lavorativi è andata continuamente a crescere. Un caso emblematico è quello delle segreterie scolastiche, dove confluiscono ogni giorno incombenze nuove, come l’avvio delle pratiche pensionistiche o la gestione delle procedure attinenti al Pnrr. L’apice della complessità e dell’impegno lavorativo si tocca, però, probabilmente con le ricostruzioni di carriera: per molte segreterie scolastiche sono diventate un vero incubo e il personale è spesso costretto a rivolgersi alle organizzazioni sindacali territoriali per comprendere come meglio procedere.

“Adesso – ha detto ancora Dal Pino - al Ministero ci hanno detto che la formazione per il personale Ata non è mai esistita. Io ho replicato che non è così, perché a partire dalla Legge 440 del 1997, poi il DM 8635 del 2015 che ha stanziato fondi a tutti gli Usr, poi ancora la Legge 107/15; il problema è che quei soldi non sono mai stati utilizzati per formare il personale Ata”. Dal Pino si è quindi soffermata sul “problema degli alunni con disabilità: il personale, che vuole bene a tutti i bambini si è comunque curato di loro, considerali figli della Comunità di cui tutti, in caso di bisogno, è bene che tutti si prendano cura”. La sindacalista ha anche criticato aspramente la contrazione di posti Ata, comunicato in queste ore dal Ministero, e il dimensionamento: condizioni che penalizzano, ha detto Dal Pino, “il personale e la comunità scolastica tutta”. Quindi, Dal Pino ha ricordato la necessità di inquadrare la nuova figura di operatore scolastico, la battaglia sulla temporizzazione e tante altre battaglie del giovane sindacato, sempre al fine di incrementare i diritti del personale Ata.

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