Povertà minorile: l’infanzia come frontiera negata dei diritti

Appello al Ministro dell’Istruzione e del Merito

A cura di Redazione Redazione
21 gennaio 2026 14:42
Povertà minorile: l’infanzia come frontiera negata dei diritti -
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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama con forza l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni sull’allarme povertà minorile che nel 2025 assume i contorni di una vera e propria emergenza democratica. I dati diffusi da Save the Children parlano con chiarezza: quasi un bambino su quattro nell’Unione europea vive a rischio di povertà ed esclusione sociale e, in Italia, questa percentuale sale al 27,1%. Non si tratta di numeri astratti, ma di condizioni di vita che incidono profondamente sul presente e sul futuro di un’intera generazione.

La povertà minorile non può più essere letta come un semplice riflesso delle crisi economiche in atto. Essa è il prodotto di scelte politiche insufficienti, di interventi frammentari e di una visione che troppo spesso considera l’infanzia una variabile dipendente, anziché una priorità assoluta. L’aumento dei costi dell’alimentazione, dell’abitare e dei servizi essenziali colpisce in modo sproporzionato i bambini e gli adolescenti, trasformando l’inflazione in una forma silenziosa di esclusione dei diritti fondamentali.

Particolarmente grave è il divario che emerge tra minori e adulti: mentre il rischio di povertà per la popolazione adulta si attesta al 22,3%, per i minori supera ampiamente questa soglia. L’età, dunque, non protegge ma espone. Le disuguaglianze si accentuano ulteriormente quando entrano in gioco fattori come la composizione familiare e l’origine dei genitori. Nelle famiglie numerose, in quelle monogenitoriali e, soprattutto, nei nuclei composti esclusivamente da cittadini stranieri, la povertà assume dimensioni drammatiche: oltre il 40% di queste famiglie vive in povertà assoluta. È una frattura che interroga direttamente il principio di uguaglianza sostanziale e il rispetto dei diritti umani.

Dal punto di vista educativo, la povertà minorile rappresenta una violazione sistemica: incide sulla salute, limita l’accesso alle opportunità culturali, aumenta il rischio di dispersione scolastica e compromette le possibilità di costruire un progetto di vita autonomo. In questo scenario, la scuola resta spesso l’unico presidio di equità e inclusione, ma non può e non deve essere lasciata sola a fronteggiare disuguaglianze così profonde. Senza politiche integrate e strutturali, il sistema educativo rischia di trasformarsi da strumento di emancipazione a semplice contenitore delle fragilità sociali.

Per queste ragioni, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rivolge un appello diretto al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Chiediamo che il contrasto alla povertà minorile diventi una priorità esplicita dell’agenda educativa nazionale. È indispensabile rafforzare il ruolo della scuola come spazio di tutela dei diritti, investendo in tempo pieno, mense scolastiche accessibili e di qualità, servizi di supporto psicopedagogico, politiche efficaci contro la dispersione e percorsi strutturati di educazione ai diritti umani.

È altresì necessario che le politiche educative dialoghino in modo concreto con le politiche sociali e familiari, ascoltando la voce dei bambini e degli adolescenti, troppo spesso esclusi dai processi decisionali che li riguardano. Un sistema educativo che ignora le condizioni materiali di vita degli studenti non può dirsi né equo né realmente meritocratico.

Contrastare la povertà minorile significa difendere la qualità della nostra democrazia. Ogni bambino lasciato indietro rappresenta una sconfitta collettiva e un indebolimento del tessuto sociale. Investire nell’infanzia non è un atto di assistenza, ma un dovere costituzionale e morale. Il futuro del Paese si misura oggi nella capacità di garantire a tutte le bambine e a tutti i bambini pari diritti, pari dignità e pari opportunità.

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

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