Presonale della scuola tra scarso potere d'acquisto e precarietà sistemica. Evoluzione ATA: è il momento di intervenire
Lettera aperta a Ministero, Parlamento e sigle sindacali: salari erosi, abuso dei contratti a termine e parità di trattamento al centro del confronto
Una lettera aperta indirizzata ai vertici istituzionali e sindacali riporta al centro del dibattito pubblico le condizioni economiche e contrattuali del personale scolastico. Il Comitato Evoluzione ATA – Nazionale ha infatti inviato un documento formale al Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, alla Sottosegretaria Paola Frassinetti, ai Presidenti delle Commissioni Istruzione di Camera e Senato e ai rappresentanti delle principali forze politiche e organizzazioni sindacali del comparto scuola.
Al centro della missiva vi sono tre nodi strutturali: la perdita di potere d’acquisto, la precarietà sistemica e il mancato pieno allineamento dell’ordinamento italiano ai principi europei in materia di lavoro a tempo determinato.
Potere d’acquisto e welfare “simbolico”
Secondo il Comitato, il personale scolastico avrebbe perso circa l’8% del potere d’acquisto dal 2021. Un dato che, al di là del confronto tecnico sui contratti collettivi, viene assunto come indicatore di una difficoltà concreta nelle buste paga. Il riferimento è ai CCNL 2019/2021 e 2022/2024, il cui riallineamento temporale è stato più volte rivendicato dal Ministro Valditara come segnale di normalizzazione.
La critica, tuttavia, non riguarda il calendario contrattuale ma la sostanza economica. In questo quadro, l’attivazione di una piattaforma welfare per il personale scolastico – basata su sconti e convenzioni – viene letta come un intervento dal valore simbolico ma non strutturale. La forte reazione registrata sui canali social istituzionali è interpretata come segnale di un malessere diffuso, più ampio rispetto al singolo provvedimento.
Precarietà e diritto europeo
Il secondo asse della lettera riguarda la precarietà, considerata non più episodica ma strutturale. Il Comitato richiama la Direttiva 1999/70/CE sul lavoro a tempo determinato, che impone agli Stati membri sia di prevenire l’abuso nella reiterazione dei contratti sia di garantire la non discriminazione tra lavoratori a termine e lavoratori a tempo indeterminato.
In questo contesto viene citato il Decreto Legge n. 131/2024, noto come “Salva Infrazioni”, che ha innalzato fino a 24 mensilità l’indennità risarcitoria in caso di abuso. Tuttavia, secondo il documento, l’intervento avrebbe inciso solo sul piano successivo all’abuso, senza affrontare il tema della parità di trattamento economico durante il rapporto di lavoro.
Il punto più controverso resta infatti la mancata progressione stipendiale per anzianità dei lavoratori a tempo determinato, esclusi dagli “scatti” riconosciuti al personale di ruolo. Una disparità che, secondo il Comitato, non può essere sanata solo attraverso un risarcimento ex post.
A rafforzare l’argomentazione viene richiamata la procedura di infrazione INFR(2024)2277 avviata dalla Commissione Europea per il mancato completo adeguamento alla direttiva sul lavoro a termine.
Le richieste: stabilizzazione e parità
Le richieste avanzate sono chiare: superamento definitivo della reiterazione dei contratti a termine, riconoscimento della progressione economica ai precari già durante il servizio e ricostruzione di carriera integrale al momento dell’immissione in ruolo.
Il documento non risparmia critiche neppure alle organizzazioni sindacali – tra cui FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola Rua, FGU Gilda degli Insegnanti e SNALS – accusate di non aver inciso a sufficienza sul divario retributivo rispetto agli altri comparti della Pubblica Amministrazione.
Responsabilità politica e scelte di bilancio
Sul piano politico, la lettera chiama in causa la maggioranza che sostiene il Governo guidato da Giorgia Meloni, ritenuta direttamente responsabile delle scelte di bilancio, ma anche l’opposizione parlamentare, invitata a presentare proposte finanziariamente sostenibili su stipendi e stabilizzazioni.
Viene inoltre osservato come negli ultimi anni l’attenzione mediatica si sia concentrata su interventi a costo contenuto – dal voto in condotta al divieto dei cellulari in classe – senza affrontare i nodi strutturali del sistema.
Una richiesta di convergenza
In conclusione, il Comitato invoca una fase di “maturità collettiva” che superi divisioni e contrapposizioni ideologiche. Governo, opposizione, sindacati e rappresentanze professionali sono chiamati a convergere su un piano straordinario che recuperi il potere d’acquisto, stabilizzi il personale e garantisca piena parità di trattamento.
La scuola, si legge nella parte finale, rappresenta un pilastro della Repubblica. E non può essere sostenuta da salari erosi, precarietà cronica e disparità contrattuali.