Quando a sbagliare sono i “buoni”: il bombardamento di Gorla (Milano)
Una strage inaudita, passata sotto silenzio per decenni
di Trifone Gargano
Ci sono pagine, figure e momenti della storia italiana, europea e mondiale che, benché recenti (direi, a noi contemporanei), vanno ancora ricostruiti, e sui quali riflettere. Pagine, figure e momenti che, ovviamente, non trovano spazio nei nostri libri di storia, per le quali, quindi, l’opera di scavo, di ricerca e di documentazione storica si rende vieppiù necessaria. Una di queste dolorose pagine è quella della strage di Gorla (periferia nord-est di Milano), del 20 ottobre del 1944, forse, l’anno più terribile della «guerra civile» italiana.
Dopo l’8 settembre 1943, gli Alleati anglo-americani realizzarono in Puglia, specie nella provincia di Foggia, una ventina di aeroporti militari temporanei, dai quali far decollare e atterrare i potentissimi bombardieri B-24 (della 15° Air Force - USAAF), da utilizzare per improvvisi raid distruttivi, dirigendoli o verso i Balcani, oppure, verso le aree industriali del Nord Italia, in mano alla RSI (la Repubblica Sociale Italiana nazi-fascista). Castelluccio dei Sauri (Fg) ha ospitato, infatti, suo malgrado, un aeroporto militare semi-permanente, tra il 1944 e il 1945, realizzato dalla Fifteenth Air Force degli Stati Uniti, e situato a circa 15 km a sud di Foggia. Fu utilizzato principalmente per le operazioni dei bombardieri pesanti. Durante la Seconda Guerra Mondiale, il Tavoliere delle Puglie divenne uno dei più complessi aeroportuali più strategici del mondo, noto come «Foggia AirfieldComplex». Tra il 1943 e il 1945, gli Alleati (Fifteenth Air Forcestatunitense e Royal Air Force britannica) presero il controllo di oltre 20 campi di volo nella provincia di Foggia. La posizione geografica del Tavoliere permise, infatti, agli Alleati di aprire un vero e proprio secondo fronte aereo, aggirando, così, le difese tedesche, concentrate sul canale della Manica e sulla Francia. Da uno di questi aeroporti, realizzati sfruttando, appunto, la conformazione del terreno, e sistemando, per le piste di decollo e atterraggio, le così dette “grelle”, lamiere metalliche forate (che si possono ancora vedere nelle campagne pugliesi e lucane, riusate dai contadini per realizzare recinzioni), precisamente da Castelluccio dei Sauri (Fg), la mattina del 20 ottobre 1944, partì una flottiglia di ben 36 bombardieri B-24, sotto il comando del colonnello statunitense James B. Knapp, con l’obiettivo di distruggere gli impianti industriali meccanico-siderurgici “Breda”,di Sesto San Giovanni, nella zona nord-est di Milano. L'obiettivo strategico della missione era la neutralizzazione (cioè, la distruzione) dei complessi industriali e logistici milanesi, che producevano per lo sforzo bellico italo-tedesco (nazi-fascista): per l’esattezza, le fabbriche Breda, Alfa Romeo, Isotta Fraschini, e, inoltre, la distruzione dello scalo ferroviario di Lambrate. Una volta arrivati a Milano, però, il comandante sbagliò coordinate, e ordinò alla flottiglia di virare nella direzione opposta, non cioè verso Sesto San Giovanni, ma verso Milano, portandosi, quindi, sui quartieri Gorla e Precotto. Pur rendendosi conto dell’errore compiuto, e contrariamente al “protocollo” militare, che prevedeva, in casi simili, di rientrare alla base, senza sganciare le bombe, oppure, di sganciarle in mare aperto, per evitare pericolo agli stessi bombardieri, il colonnello, invece, diede l’ordine di sganciarle (circa 80 tonnellate), colpendo in pieno, con una di esse, il vano scala della scuola elementare “F. Crispi” di Gorla, mentre bambini e docenti si affrettavano a raggiungere il rifugio antiaereo, provocando, così, la morte di 184 bambini, 14 insegnanti, 4 bidelli, una infermiera, e la direttrice, per un totale di più di 200 vittime.
Fu una strage inaudita, passata sotto silenzio per decenni (perché a commetterla, con grande imbarazzo istituzionale di tutti, erano stati i “buoni”, gli Alleati; alla fine del conflitto, il colonnello Knapp se ne tornò negli USA, dove continuò la sua carriera militare, senza subire alcuna incriminazione per quel tragico “errore”). Solo nel 2024, il Presidente della Repubblica italiana,on. Sergio Mattarella, si è recato a Gorla, sul posto dell’eccidio, dove oggi sorge un monumento ai caduti, per commemorare i 184 piccoli martiri di quel tragico 20 ottobre del 1944 (definendola strage «insensata, inimmaginabile, immane»). A seguito della firma del Trattato di Parigi, del 1947, l'Italia (proprio in quanto nazione sconfitta), dovette rinunciare formalmente a qualsiasi rivalsa, o a qualsiasi pretesa legale per i danni e per le distruzioni causate dalle operazioni militari degli Alleati, sull’intero territorio nazionale (compresa, quindi, la strage di Gorla). Sempre nel 1947, l’allora sindaco di Milano, Antonio Greppi, sostenne la comunità,e partecipò all'inaugurazione del Monumento ai Piccoli Martiri di Gorla. All'inaugurazione del Monumento partecipò anche l’on. Umberto Terracini, in qualità di Presidente dell'«Assemblea Costituente», anche se, nel suo discorso, egli preferì concentrarsi (in modo generico e generale) sulle sofferenze collettive subite dall'Italia sotto la guerra, evitando riferimenti o accuse dirette alle responsabilità specifiche, per la strage di Gorla, dei vertici militari americani. Era già stata avviata, di fatto, per l’Italia, la “nuova” stagione politico-istituzionale di “conciliazione” con il (recente e doloroso) passato (fascista), e la conseguente virata verso l’atlantismo (che prometteva soldi e appoggio politico), senza minimamente vivere il necessario passaggio, politico-psicologico, della “elaborazione” del lutto (nazi-fascista), cioè, senza alcuna “Norimberga” italiana.
In quei giorni drammatici del 1944, la RSI diede l’incarico didenunciare la strage all’artista e pubblicitario barese Luigi Boccasile, che realizzò un poster dal grande impatto emotivo. Luigi Boccasile, detto Gino, era nato a Bari, ma dall’età di vent’anni si era traferito a Milano, dove lavorava come grafico pubblicitario, e dove, in tempo di guerra civile, avendo aderito alla RSI, aveva realizzato cartoline e manifesti di propaganda. Finita la guerra, Boccasile fu arrestato, come collaborazionista, ma non fu condannato, perché non aveva commesso reati. A partire dal 1947, tornò alla grafica pubblicitaria, firmando celeberrime campagne per grandi marchi, che riempirono i muri d’Italia (come «Formaggino Mio»; «Amaro Ramazzotti»; e tante altre).
A Castelluccio dei Sauri, oggi, come pure in altre località pugliesi(e lucane), non sono più individuabili i segni dell’aeroporto militare, e, soprattutto, è quasi svanito del tutto il ricordo della suastessa esistenza, eppure, fu attivo tra il 1944 e il 1945. L'aeroporto militare temporaneo di Castelluccio dei Sauri (Castelluccio Airfield), infatti, che fu operativo tra il marzo 1944 e il 1945, fucompletamente smantellato, subito dopo il conflitto. L'area su cui sorgeva la pista in lastre d'acciaio perforate (le «frelle»), e i relativi raccordi, fu interamente riconvertita a uso agricolo. Oggi, infatti, in superficie, non rimangono tracce visibili delle vecchie strutture militari.