Sostegno a scuola, Anief boccia il docente di plesso
Il sindacato: il nuovo modello ridurrebbe tutele e continuità. Chiesta la stabilizzazione di 50.000 docenti precari.
Un solo insegnante di sostegno assegnato al plesso, anziché al singolo alunno con disabilità, rischierebbe di indebolire la personalizzazione didattica e la continuità educativa. È la posizione netta di Anief sulla proposta avanzata dal professor Dario Ianes, che prevede una risorsa comune per tutti gli studenti con disabilità presenti nella stessa scuola.
Per il sindacato, il modello risponderebbe soprattutto a esigenze di contenimento della spesa pubblica. La priorità indicata è invece stabilizzare 50.000 docenti oggi impiegati su posti in deroga con contratti annuali, così da rendere l’organico più stabile e adeguato ai bisogni degli studenti.
«Il sostegno deve seguire l’alunno»
«Una soluzione di questo tipo non soddisferebbe le esigenze peculiari dell’alunno con disabilità», afferma il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico. Secondo il sindacato, trasformare il docente in una risorsa generica del plesso potrebbe compromettere il percorso individuale di crescita formativa e disperdere le ore assegnate sulla base delle necessità certificate.
La richiesta: 50.000 cattedre stabili
Anief propone di trasformare in organico di diritto i posti di sostegno in deroga attivati per due anni scolastici consecutivi. La misura, inserita in un emendamento al decreto Scuola 170-2026, dovrebbe entrare in vigore dall’anno scolastico 2027/28 e superare il ricorso strutturale alle supplenze.
La richiesta punta anche a evitare che, all’inizio dell’anno, gli alunni attendano per mesi l’arrivo del docente. Il sindacato richiama la legge 104/1992 e la giurisprudenza costituzionale, sostenendo che l’organico debba essere commisurato alla popolazione scolastica con disabilità e ai bisogni individuali, senza tetti rigidi.
Il rischio di ore divise tra classi e studenti
Anche l’avvocato Walter Miceli, esperto di legislazione scolastica, contesta il nuovo modello. Le ore previste dal progetto educativo individualizzato, osserva, potrebbero diventare una risorsa nella disponibilità della scuola, da distribuire tra più alunni e più classi secondo le esigenze organizzative del plesso.
Con un organico definito in base al numero dei plessi, aggiunge Miceli, l’arrivo di nuovi studenti con disabilità non determinerebbe automaticamente un aumento delle risorse. Si creerebbe così un limite massimo di fatto alle ore di sostegno, sottraendole alla verifica dei bisogni individuali.
Il legale richiama la sentenza n. 80 del 2010 della Corte costituzionale, che ha dichiarato illegittimo un tetto invalicabile alle ore destinate agli studenti con disabilità grave. Per Anief, la strada da seguire resta quindi opposta: più stabilità, continuità didattica e sostegno costruito attorno alla persona, non all’organizzazione del plesso.
Anief