Repetita iuvant. Gli insegnanti sono oberati dalla burocrazia: alla loro professione se ne aggiunge un’altra impiegatizia, del tutto sommersa

Il gruppo MID, composto da oltre 11.150 docenti, si oppone con fermezza alla grottesca proposta relativa all’aumento delle ore funzionali per subire l’ennesima formazione, questa volta proposta ad hoc per la “riforma” dei tecnici

A cura di Redazione Redazione
09 maggio 2026 12:47
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MOBILITÀ INTERCOMPARTIMENTALE DOCENTI

COMUNICATO N. 29

Repetita iuvant. Gli insegnanti sono oberati dalla burocrazia: alla loro professione se ne aggiunge un’altra impiegatizia, del tutto sommersa.

Il gruppo MID, composto da oltre 11.150 docenti, si oppone con fermezza alla grottesca proposta relativa all’aumento delle ore funzionali per subire l’ennesima formazione, questa volta proposta ad hoc per la “riforma” dei tecnici. E ricorda che per accedere alla professione, i docenti risultano tra le categorie più formate, spesso a proprie spese, del pubblico impiego. Peraltro allo stato attuale gli insegnanti seguono già percorsi di formazione obbligatoria ogni anno.

A proposito della nuova “riforma” dei tecnici, alcuni giorni fa è emersa dalla stampa specializzata una proposta di aumentare le 80 ore funzionali previste dal CCNL per imporre altra formazione ai docentri.

Il Gruppo Mobilità intercompartimentale docenti respinge questa grottesca idea, in quanto il corpo insegnante è gravato da un’assurda mole di lavoro sommerso, e segue già dei percorsi di formazione obbligatoria per altri aspetti, senza dimenticare il complesso e impervio percorso per diventare insegnante di ruolo.

Da quasi tre anni, il MID ricorda i molteplici impegni della moderna professione docente, gravata da una giornata lavorativa infinita, anche a scapito delle relazioni familiari e in generale della vita privata.

Repetita iuvant.

In primo luogo occorre ricordare la compilazione di numerosi documenti, la ricezione e scrittura di mail e/o messaggi attraverso linee indirette, che talvolta non sono nemmeno canali ufficiali, come i social per facilitare la comunicazione. A queste incombenze vanno aggiunte le molteplici riunioni al fine di raggiungere proprio le 40+40 ore funzionali, tra cui collegi docenti, collegi di sede, consigli di classe e altri incontri lavorativi, compresi quelle dipartimentali, come se si fosse all’Università. In seguito vanno citati i confronti settimanali, con i genitori, e periodici con figure che seguono gli allievi, rappresentati da assistenti sociali e psicologi. Inoltre in alcune realtà scolastiche si tende ad assolvere a compiti che in passato venivano svolti dalla segreteria. Infine occorre ricordare la dittatura del digitale, in cui ogni lezione, se non passa attraverso questo strumento, non avrebbe una sua dignità. Su questa linea si muove anche la compilazione del registro elettronico, talvolta accompagnata in alcuni casi dall’attività masochistica di una stesura parallela di un cartaceo fotocopia. In particolare il registro elettronico ha reso quasi sempre più elaborata ogni tipo di comunicazione tra la docenza e la segreteria.

Peraltro la citata consuetudine di prevedere un’ora settimanale per il confronto tra genitori e gli insegnanti, non è mai stata prevista nel contratto.

A tutte queste attività, va aggiunta la funzione docente per antonomasia, diventata anch’essa più complessa, ossia la preparazione delle lezioni e loro proposta in aula, nonché la preparazione e correzione delle verifiche. Queste attività, sottovalutate dall’opinione pubblica, portano l’impegno dell’insegnante molto al di là delle classiche ore di lezione. Senza contare i percorsi sempre più personalizzati nei confronti degli allievi.

A tal proposito occorre ricordare che il docente è l’unico funzionario del pubblico impiego che non può contare sul diretto ausilio di assistenti nell’esercizio della propria funzione.

Ogni anno il fardello illustrato in precedenza diventa più pesante, gravando sempre di più sull’insegnante, novello Atlante della Conoscenza. Il docente non riesce talvolta a riservarsi nemmeno la classica ora per la pausa pranzo, a cui deve far fronte senza buoni pasto; quest’ultimo beneficio negato solo al personale scolastico, rispetto al resto del pubblico impiego.

Alla luce del tema in questione, ossia l’aumento di ore funzionali nel solco di quella che ormai risulta un’ossessione della Società, ossia la formazione docente, sorge quindi un dubbio: ci si forma per diventare buoni insegnanti o si diventa insegnanti per formarsi a prescindere, peraltro su argomenti quasi sempre non scelti dal docente?

La formazione può essere la panacea di tutti i mali della Società, con docenti parafulmini, costretti a scavare nel barile della vita privata per assolvere al nuovo corso di formazione? Quest’ultima può essere, paradossalmente, la cura contro la violenza subita dagli stessi, come è emerso dopo il grave caso di cronaca della collega accoltellata nel bergamasco?

E soprattutto ci si chiede: perché continuare a formarsi a questi ritmi se poi generalmente agli studenti viene chiesto sempre meno impegno, con risultati negativi che sono sotto gli occhi di tutti?

Non si parla naturalmente dei percorsi previsti per coloro che hanno difficoltà certificate, certamente condivisibili; ci si riferisce piuttosto al complesso sistema in cui ogni studente viene giustificato nello scarso impegno e nei conseguenti pessimi risultati, tanto da deresponsabilizzarlo del tutto. Un sistema che finisce per rovesciare tutte le colpe sul docente, reo di volta in volta di non aver saputo motivare l’allievo, di non essere stato abbastanza smart nella lezione, di non sapere fare il proprio lavoro o di non essere stato sufficientemente empatico. Dall’altra parte invece viene chiesto all’insegnante di essere a un tempo esperto non solo della propria materia, ma anche psicologo, pedagogo, mediatore, animatore, creatore digitale, etc. Benedetto da corsi di formazione, naturalmente. Senza contare che si trova ad operare in contesti scolastici in cui le aule sono sempre più affollate, nonostante il numero complessivo degli iscritti stia diminuendo nel tempo.

In conseguenza a questi infiniti impegni, la vita dell’insegnante appare provata.

Il rischio burnout è dietro l’angolo, come del resto evidenziano i crescenti studi in merito; con l’insegnante costretto a dedicare la propria intera esistenza alla Scuola, come fosse una vocazione religiosa.

Per questo il Gruppo Mobilità intercompartimentale docenti, composto allo stato attuale da oltre 11.150 insegnanti, respinge la sciagurata proposta di aumentare le ore funzionali.

Piuttosto che guardare a un incremento di queste, occorrerebbe piuttosto pensare di adeguare gli stipendi degli insegnanti ai livelli dei colleghi europei, considerata la citata mole di lavoro non riconosciuta e che i recenti rinnovi contrattuali non coprono nemmeno l’inflazione degli ultimi anni.

Gruppo Mobilità intercompartimentale docenti

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