Riforma istituti tecnici, Manzi (Pd): “Servono confronto, chiarezza e modifiche concrete”

Il nodo centrale resta quello delle ore di cultura generale, tagliate in modo lineare già a partire dal biennio

A cura di Redazione Redazione
07 maggio 2026 15:10
Riforma istituti tecnici, Manzi (Pd): “Servono confronto, chiarezza e modifiche concrete” - Manzi -PD
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"Lo sciopero e la mobilitazione nazionale di oggi rappresentano un segnale significativo che  il Ministero non può ignorare: il mondo della scuola vuole partecipare e dire la propria rispetto alla riforma degli istituti tecnici, essere coinvolto e contribuire alla riscrittura di una riforma che sta producendo criticità  e confusione tra docenti, dirigenti scolastici, studenti, famiglie.

Abbiamo sollevato queste criticità da tempo, chiedendo chiarezza su quadri orari che le scuole non riescono ancora ad interpretare con certezza, sull'assegnazione dei docenti, su possibili tagli orari a discipline fondamentali come italiano e geografia. Questo ha portato ad alcune parziali garanzie sugli organici rispetto al biennio, per via normativa, senza però risolvere i problemi strutturali legati alla circolare ministeriale attuativa della riforma.

Il nodo centrale resta quello delle ore di cultura generale, tagliate in modo lineare già a partire dal biennio. È una scelta che rischia di essere penalizzante perché il biennio è il momento in cui si forma la persona prima ancora dello specialista, in cui si costruisce quella base ampia e trasversale senza la quale nessuna competenza tecnica regge nel tempo. Ridurre quelle ore significa impoverire la formazione degli studenti nel momento in cui ne hanno più bisogno.

C'è poi una concezione della scuola che questa riforma rischia di veicolare, e che va contestata con fermezza: quella che mira ad una eccessiva e prematura specializzazione dello studente a scapito di una formazione culturale più trasversale, condizione imprescindibile nella formazione della cittadinanza e nel rapporto con un mondo del lavoro in costante e veloce trasformazione. L’istruzione tecnica è percorso formativo completo, che unisce cultura, metodo e competenza. Ridurla a un trasferimento solo di pratiche operative, senza investire nella crescita culturale complessiva degli studenti, è una visione miope che penalizza proprio quei giovani che si vuole dire di aiutare.

Il CSPI, nella sua funzione consultiva, ha messo in chiaro molte delle criticità: il forte ritardo nell'emanazione del decreto, arrivato quando le iscrizioni erano già in corso; l'assenza di linee guida per il passaggio al nuovo ordinamento; l'incertezza sulla corrispondenza tra discipline e classi di concorso; il rischio concreto di disorientamento per studenti, famiglie e personale scolastico, l’assenza di risorse finanziarie specifiche per l’attuazione della riforma. Non sono osservazioni di dettaglio: sono la fotografia di una riforma partita male sul piano procedurale e ancora priva degli strumenti indispensabili per essere attuata.

Le professioni del futuro- così come l’accesso all’università o all’istruzione terziaria- richiedono basi culturali e scientifiche solide non una semplice anticipazione delle competenze operative. La complessità della società attuale- si pensi solo all’uso dell’intelligenza artificiale - richiede competenze tecniche unite ad una formazione generale qualificata ed in grado di favorire lo sviluppo di un pensiero critico.

Il tavolo di confronto per le modifiche alla riforma dei percorsi di istruzione tecnica,

riunitosi ieri al ministero con la partecipazione di alcune delle organizzazioni sindacali, sembra avere aperto a possibili concrete modifiche alla norma vigente : è fondamentale che questo percorso porti presto ai risultati che auspichiamo per modificare quanto di sbagliato e’ contenuto in quella riforma e apra ad un ascolto effettivo ed efficace delle sollecitazioni che stanno emergendo dal basso.

Le scuole hanno bisogno di tempo, di chiarezza e di essere coinvolte- come molti collegi docenti stanno chiedendo in queste settimane- non di subire riforme dall'alto senza strumenti, senza formazione, senza linee guida.

Anche lo sciopero di oggi richiede a gran voce un confronto di merito che il governo non può ignorare.

Aspettiamo di conoscere più dettagliatamente in cosa si concretizzeranno le modifiche annunciate - che avrebbe potuto essere messe in campo prima - auspicando che accolgano le sollecitazioni del mondo politico, sindacale, scolastico ed istituzionale.

Come Partito Democratico- come fatto nelle numerose interrogazioni già depositate in queste settimane- continueremo a sollecitare il governo in questo senso, nell’auspicio che non sprechi l’occasione di mettere in campo una riforma- prevista dal Piano Nazionale di ripresa e resilienza- con e non contro la scuola". Lo ha detto Irene Manzi, responsabile nazionale scuola Pd, a margine della mobilitazione che si sta tenendo a Roma

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