"Scena muta dovresti farla tu": la Rete Studenti Medi Veneto tappezza le scuole contro Valditara

Volantini sui cancelli di tutta la regione durante la seconda prova. La risposta degli studenti al divieto ministeriale di scena muta alla maturità.

A cura di Redazione Redazione
20 giugno 2026 07:58
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Durante la seconda prova della maturità 2026, la Rete degli Studenti Medi del Veneto ha scelto di non stare ferma. Mentre i candidati erano alle prese con i compiti scritti, fuori dai cancelli delle scuole venete comparivano volantini. Tanti. Con messaggi precisi, diretti, difficili da ignorare.

"Valditara, scena muta dovresti farla tu." "Noi siamo più di un voto." "Valditara, censuraci ora."

Il bersaglio è la norma introdotta quest'anno dal ministro dell'Istruzione: da questa sessione, chi fa scena muta all'orale può essere bocciato, anche avendo già raggiunto la soglia del 60 grazie a crediti e prove scritte. Una risposta diretta a quanto era accaduto nel 2025, quando due studenti padovani — prima Gianmaria Favaretto, poi Maddalena Bianchi — avevano rifiutato volontariamente il colloquio come forma di protesta, diplomandosi lo stesso. A loro si era aggiunto un terzo caso al liceo classico Canova di Treviso.

Allora Valditara aveva annunciato misure draconiane. Adesso le ha applicate. E gli studenti veneti rispondono con carta e colla.

La logica della protesta è semplice: se ci vietate di fare scena muta, noi riempiamo le pareti. La Rete Studenti Medi ha tappezzato gli ingressi delle scuole del centro storico di Padova — e non solo — con volantini contro la riforma, proprio nel giorno della seconda prova. Un'azione coordinata, simbolicamente calibrata: la voce che non si può togliere con un decreto.

Le tre scritte riassumono tre critiche distinte. La prima è personale e sarcastica: il ministro che impone di parlare è lo stesso che, secondo gli studenti, ha sistematicamente silenziato la loro voce in questi anni. La seconda è pedagogica: il sistema maturità, e più in generale la scuola del merito targata centrodestra, riduce l'identità dello studente a un numero, producendo stress e disidentificazione. La terza è una sfida aperta: provateci, a ignorarci.

Non è una protesta isolata. A Bologna, gli studenti del liceo Minghetti si erano presentati davanti alla scuola con nastro adesivo sulla bocca, strappandolo poi in segno di rottura. A Roma, davanti al liceo Plinio Seniore, la Rete del Lazio aveva chiesto direttamente l'abolizione dell'esame.

Il Veneto ha scelto un registro diverso: non il gesto muto, ma il rumore visivo. Carta dappertutto. Slogan che resistono anche dopo che i ragazzi se ne sono andati in classe a fare la seconda prova.

Valditara, interpellato sulla questione, ha ribadito che l'esame deve valutare anche la maturità degli studenti, e che chi rifiuta il colloquio per protesta viene giudicato proprio su quella maturità. Una posizione coerente con l'impianto filosofico della sua riforma: la scuola misura, valuta, certifica. Il merito si dimostra, non si rivendica.

Gli studenti veneti sembrano averlo capito benissimo. E hanno scelto di dimostrarlo a modo loro: fuori dai cancelli, con un pennarello e una risma di fogli.

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