Scuola, 11.570 supplenti fuori graduatoria in Lombardia
Il costo della vita pesa sulle cattedre scoperte. Tutelare anche i docenti fuori sede e caregiver
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) esprime forte preoccupazione per la carenza di insegnanti nella scuola dell’infanzia e primaria nelle regioni del Nord e, in particolare, in Lombardia. Secondo i dati riportati dalla stampa, sarebbero 11.570 i contratti di supplenza conferiti in Lombardia a docenti fuori graduatoria, pari al 57,39% del fenomeno registrato a livello nazionale. Numeri che, con l’avvicinarsi dell’anno scolastico 2026/2027, non possono essere interpretati come una semplice emergenza di settembre. Quando il ricorso a procedure straordinarie assume tali dimensioni e si ripete nel tempo, il problema diventa strutturale. Il CNDDU ritiene necessario interrogarsi non soltanto su quanti insegnanti manchino, ma anche sulle ragioni per cui molti docenti rinunciano agli incarichi disponibili nelle regioni settentrionali. Tra queste pesa sempre di più il costo della vita.
Per un insegnante proveniente da un’altra regione, lavorare in una grande città del Nord può significare sostenere affitto, utenze, trasporti e frequenti viaggi verso il luogo di residenza, continuando spesso a contribuire alle spese della propria famiglia. A fronte di una retribuzione sostanzialmente uniforme sul territorio nazionale, le profonde differenze nel costo dell’abitare possono rendere un trasferimento economicamente poco sostenibile. La rinuncia a una cattedra, pertanto, non può essere letta automaticamente come indisponibilità alla mobilità. In alcuni casi è la conseguenza di una valutazione molto concreta: lavorare lontano da casa può comportare un sacrificio economico sproporzionato rispetto alla retribuzione percepita.
Il costo dell’abitare sta diventando, quindi, anche un problema scolastico. La questione riguarda non soltanto i precari, ma anche numerosi docenti di ruolo fuori sede. La stabilità contrattuale, infatti, non garantisce necessariamente stabilità economica quando per lavorare occorre sostenere per anni una seconda abitazione e frequenti spostamenti. In queste condizioni emerge un rischio di progressivo impoverimento che merita maggiore attenzione da parte delle istituzioni. La situazione diventa ancora più delicata per i docenti fuori sede che sono anche caregiver familiari. Chi assiste un familiare fragile può essere costretto a continui spostamenti o a ricorrere al part-time per conciliare lavoro e responsabilità di cura. Alla riduzione della retribuzione possono così sommarsi i costi della permanenza fuori sede e quelli legati all’assistenza, determinando una condizione economica e personale particolarmente gravosa. Il diritto al lavoro e il diritto alla cura non dovrebbero diventare diritti tra loro concorrenti.
Per questa ragione il CNDDU rivolge un appello al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinché venga valutata con particolare attenzione la condizione dei docenti di ruolo fuori sede con documentate responsabilità di caregiver, soprattutto quando il ricorso al part-time sia determinato dalla necessità di assistere i propri cari. Nell’ambito della mobilità annuale e delle assegnazioni provvisorie, il CNDDU chiede di valutare strumenti capaci di agevolare il ricongiungimento territoriale di tali docenti, nel rispetto delle esigenze delle istituzioni scolastiche e attraverso criteri rigorosi, trasparenti e verificabili. Non si tratta di introdurre privilegi o automatismi, ma di riconoscere situazioni nelle quali si sommano responsabilità assistenziali, lontananza dalla famiglia, riduzione della retribuzione e maggiori costi di vita. Parallelamente, il problema delle cattedre difficili da coprire richiede una programmazione più ampia. Formazione universitaria, reclutamento e fabbisogno territoriale devono essere messi in relazione con il costo effettivo della vita nelle diverse aree del Paese. Nei territori caratterizzati da una persistente difficoltà nel reperire personale sarebbe inoltre opportuno valutare, insieme agli enti locali, politiche abitative, alloggi a canone sostenibile e forme di sostegno alla mobilità. La questione assume un significato ancora maggiore nella scuola dell’infanzia e primaria, dove la continuità della relazione con l’insegnante costituisce una componente essenziale del percorso educativo. Una cattedra formalmente coperta non equivale necessariamente a un problema risolto se durante l’anno scolastico più docenti si succedono nella stessa classe.
La precarietà del lavoro rischia così di trasformarsi in precarietà educativa. Per questo il CNDDU propone anche l’introduzione di un indicatore nazionale sulla continuità didattica, capace di rilevare quanti alunni cambino uno o più insegnanti nel corso dello stesso anno scolastico. Non è sufficiente sapere quante cattedre vengono coperte: occorre conoscere anche quanta discontinuità viene concretamente vissuta dagli studenti. La scuola italiana non può continuare a scoprire ogni settembre di avere bisogno degli stessi insegnanti negli stessi territori. Quando un problema è prevedibile, ricorrente e misurabile, non è più soltanto un’emergenza, ma una responsabilità di programmazione pubblica. Garantire il diritto all’istruzione significa anche mettere chi insegna nelle condizioni di vivere dignitosamente del proprio lavoro. E significa riconoscere che un docente non dovrebbe essere costretto a scegliere tra la propria cattedra, la sostenibilità economica della propria famiglia e il diritto-dovere di prendersi cura di una persona cara. Prof. Romano Pesavento Presidente CNDDU