SCUOLA – Precariato, quei numeri che spaventano l'erario e allontanano l'Italia dall'UE. Anief: allo Stato conviene non applicare la direttiva europea anti-supplenti e poi dare 30 mila euro di risarcimento?

 “Con mezzo milione di docenti precari che hanno svolto oltre tre anni di servizio svolti, ci permettiamo il lusso di assumerne pochissimi e di arrivare a sottoscrivere in due mesi quasi 220mila contr...

A cura di Redazione Redazione
10 dicembre 2022 08:51
SCUOLA – Precariato, quei numeri che spaventano l'erario e allontanano l'Italia dall'UE. Anief: allo Stato conviene non applicare la direttiva europea anti-supplenti e poi dare 30 mila euro di risarcimento? -
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“Con mezzo milione di docenti precari che hanno svolto oltre tre anni di servizio svolti, ci permettiamo il lusso di assumerne pochissimi e di arrivare a sottoscrivere in due mesi quasi 220mila contratti annuali, in violazione della Direttiva UE 70/99, come accaduto all’inizio del corrente anno scolastico, con la maggior parte dei contratti a termine stipulati per coprire un posto vacante, la metà dei quali pure di sostegno in deroga a personale privo del titolo di specializzazione”. È amareggiato Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, nel commentare il resoconto sulle supplenze 2022-23. I numeri sugli insegnanti precari parlano chiaro: 16.169 sono quelli ancora presenti nelle storiche GAE; 122.520 è la quantità di precari inseriti in prima fascia GPS; infine, sono 360.999 i candidati inseriti nella seconda fascia delle GPS, le Graduatorie provinciali per le supplenze, che hanno insegnato per più di tre anni negli ultimi undici e che quindi avrebbero pieno titolo ad essere immessi in ruolo. In totale siamo oltre i 500 mila precari accertati: un dramma sempre più grande, che non si vuole cancellare.

Il giovane sindacato rammenta che grazie ai ricorsi promossi e vinti da ufficio legale Anief, secondo la Cassazione italiana, a seguito della pronuncia della Corte costituzionale e della Corte di giustizia europea, se supplenti annuali o al termine delle attività didattica ma senza titolare, i precari hanno diritto ad un risarcimento per l’abuso dei contratti a termine pari mediamente a uno stipendio in più per ogni anno di supplenza fino a un massimo di 12 mensilità. I legali Anief, coordinati da Walter Miceli e Fabio Ganci, oltre a ottenere la condanna alle spese ottengono per i ricorrenti anche il pagamento degli scatti di anzianità, le mensilità estive (luglio e agosto) non retribuite, il pagamento delle ferie non godute e della Carta del docente da 500 euro riservata dalla Buona Scuola solo a chi è di ruolo. Per non parlare di Rpd e Cia recuperati per i supplenti brevi e saltuari che fanno ricorso. All’erario tutto, peraltro, questo alla resa dei conti quindi nemmeno conviene: è infatti in media pari a 30 mila euro il costo di un ricorso perso dallo Stato dinanzi al Tribunale del Lavoro.

“Se tutti i 500 mila precari dovessero decidere di presentare ricorso per recuperare ognuno in media 30 mila euro di risarcimento – commenta ancora il presidente Anief Marcello Pacifico – lo Stato probabilmente si deciderebbe a cambiare registro e a dare seguito alle indicazioni dell’UE, che da oltre vent’anni chiede di non fare i contratti a tempo determinato dopo tre annualità di supplenze, oltre che della Corte di Giustizia europea che nel 2014 si è espressa in modo netto per tutti i precari della PA: sarebbe quindi di 14 miliardi il costo per lo Stato, a fronte di appena 600 milioni per stabilizzarli attraverso un emendamento che Anief ha presentato in questi giorni per rivedere la fase transitoria di reclutamento del PNRRLe adesioni ai nostri ricorsi, a partire dal risarcimento per mancata immissione in ruolo dopo tre anni di supplenze, sono sempre aperte”, conclude il sindacalista autonomo.

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