Si è conclusa la Summer School dedicata all'inclusione, alla narrazione e alle relazioni educative nei contesti multiculturali

Tre giorni di formazione gratuita per docenti, educatori e operatori del sociale nell'ambito dei progetti "La scuola che vorrei" e "Accresce"

A cura di Redazione Redazione
26 giugno 2026 15:19
 Si è conclusa la Summer School dedicata all'inclusione, alla narrazione e alle relazioni educative nei contesti multiculturali -
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Si sono concluse ieri le attività della Summer School, un intenso
percorso di tre giorni interamente dedicato alla formazione gratuita per docenti, educatori e operatori del sociale. L'iniziativa, a cura di EFYS e Cada die teatro, si inserisce nei progetti "La scuola che vorrei", e “Accresce” selezionati dall'impresa sociale Con i Bambini.

Il Summer school ha offerto un'articolata panoramica su pratiche inclusive, narrazione e relazioni educative all'interno di contesti multiculturali. Il percorso formativo ha registrato una forte e sentita partecipazione da parte degli addetti ai lavori, i quali hanno potuto confrontarsi con formatori ed esperti di rilievo nazionale su tematiche di stringente attualità, quali il plurilinguismo, i meccanismi del pregiudizio invisibile e l'uso dello storytelling e dell'autobiografia come strumenti attivi per il contrasto della marginalità sociale.

In merito alle sessioni laboratoriali focalizzate sui linguaggi artistici e teatrali, Mauro Mou, attore e formatore di Cada Die Teatro, ha spiegato: « All’interno del laboratorio teatrale di Cada Die Teatro abbiamo provato a raccogliere e rilanciare le suggestioni legate ai temi della lingua, della cultura, dell’identità e dell’appartenenza. Lo abbiamo fatto attraverso il teatro, partendo da un paradosso che per noi ne costituisce uno dei fondamenti: in scena un attore desidera essere compreso, ma allo stesso tempo non vuole essere completamente decifrato. Conserva sempre una parte di mistero, una zona di alterità che rende viva la relazione con lo spettatore. A partire da questa riflessione abbiamo
cercato di offrire agli insegnanti alcuni strumenti pratici capaci di creare spazio e disponibilità all’ascolto. Un ascolto che non riguarda soltanto le parole, ma anche i corpi, le storie, le culture e le esperienze che ciascuno porta con sé. Abbiamo condiviso l’idea di un teatro che prima di
interrogare si interroga e che può aiutare a sviluppare una maggiore predisposizione all’incontro e alla complessità. In una scuola pluriculturale, infatti, le difficoltà non sono soltanto linguistiche: prima delle parole esistono la relazione, il riconoscimento reciproco e il bisogno di sentirsi parte di una comunità».

L'esperienza formativa ha toccato nodi cruciali non solo dal punto di vista metodologico, ma anche e soprattutto sul piano etico e consapevole delle professioni educative. Laura Ligas, educatrice di EFYS, ha così sintetizzato il valore e l'impatto dei contenuti emersi durante le tre giornate:

«Nel corso delle tre giornate abbiamo avuto modo di confrontarci con temi che non possono essere considerati accessori, ma che sono strutturalmente necessari alla pratica educativa: l'intersezionalità,
il pregiudizio, le microaggressioni che quotidianamente perpetuiamo — spesso in modo inconsapevole — nell'incontro con l'altro. Riflettere su identità, plurilinguismo, privilegio e narrazione non è un exercise teorico, ma una condizione indispensabile per poter costruire relazioni educanti autentiche e consapevoli. Queste giornate ci hanno ricordato che lavorare con e per persone di diversa provenienza richiede prima di tutto uno sguardo critico su noi stesse e noi stessi:
sulle categorie con cui interpretiamo il mondo, sui meccanismi che riproduciamo senza accorgercene, sulle storie che raccontiamo e su quelle che invece non ascoltiamo».

Il ricco calendario di appuntamenti si è articolato in tre intense giornate di lavoro e confronto. Il percorso ha preso il via lunedì 22 giugno presso la Fondazione di Sardegna, con una prima sessione interamente dedicata ai temi della lingua, dell'identità e dell'appartenenza. Durante la giornata, i formatori Ronke Oluwadare, Mauro Mou, Lara Farci e Francesca Pani hanno guidato i partecipanti nell'esplorazione del plurilinguismo e della delicata gestione del silenzio nei ragazzi neoarrivati.

Il giorno successivo, martedì 23 giugno, i lavori sono proseguiti nella medesima cornice della Fondazione di Sardegna per accendere i riflettori su argomenti complessi come il pregiudizio, lo sguardo coloniale e la relazione con le famiglie, approfondendo le strategie per costruire fiducia nei contesti multiculturali grazie agli interventi di Francesca Utzeri e, in collegamento online, di Rahma Nur.

La tre giorni si è infine conclusa ieri, mercoledì 24 giugno, nella suggestiva cornice de La bottega dei sogni. L'ultimo modulo ha messo al centro gli strumenti pratici e le metodologie inclusive, offrendo una preziosa panoramica sullo storytelling e sull'autobiografia come armi concrete contro la marginalità sociale, in una sessione curata da Cecilia Bertoli e dell'associazione Asinitas.




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