Stress da lavoro e burnout: una battaglia di civiltà che deve unirci, oltre ogni appartenenza

La salute e la dignità dei lavoratori non hanno colore politico

A cura di Diego Palma Diego Palma
12 ottobre 2026 10:59
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Stress da lavoro e burnout: una battaglia di civiltà che deve unirci, oltre ogni appartenenza
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Su questi temi occorre superare le divisioni, fare fronte comune e trasformare i principi condivisi in diritti concretamente esigibili.

L'articolo di Lucio Ficara, pubblicato l'11 ottobre 2026 su La Tecnica della Scuola e aggiornato il 12 ottobre, dal titolo “Stress da lavoro correlato e burnout, il Parlamento europeo chiede più tutele. Giusi Princi (PPE): materia in cui ho sempre creduto”, richiama l'attenzione su una questione di straordinaria rilevanza sociale, professionale e umana.

Il Parlamento europeo, nella seduta del 6 ottobre, ha sollecitato la Commissione europea a intervenire con misure più incisive per prevenire i rischi psicosociali nei luoghi di lavoro, contrastare il burnout, tutelare la salute mentale dei lavoratori e rafforzare il diritto alla disconnessione.

Particolarmente significativo è l'intervento dell'europarlamentare Giusi Princi, che, anche alla luce della propria esperienza nel mondo della scuola, ha evidenziato come lo stress lavoro-correlato non possa essere ricondotto esclusivamente alla dimensione individuale, ma debba essere affrontato considerando l'organizzazione del lavoro, le relazioni professionali, le pressioni esercitate sui lavoratori e le responsabilità dei datori di lavoro e delle istituzioni.

È una posizione che condivido pienamente nei principi e nelle finalità, indipendentemente dalle appartenenze politiche.

La tutela della salute psicofisica non può essere considerata una questione accessoria, né un problema da affrontare soltanto quando il disagio si è già trasformato in una condizione patologica. Deve diventare una priorità strutturale delle politiche pubbliche, della prevenzione, della contrattazione e della gestione delle organizzazioni.

La scuola non può educare al benessere senza tutelare chi vi lavora

Questo principio assume un significato ancora più profondo nel mondo della scuola.

Docenti, dirigenti scolastici e personale amministrativo, tecnico e ausiliario affrontano quotidianamente responsabilità crescenti, carichi burocratici, complessità relazionali, pressioni organizzative e, in alcuni contesti, episodi di aggressività e delegittimazione professionale.

Non possiamo continuare a chiedere alla scuola di essere luogo di inclusione, ascolto, equilibrio e crescita, senza preoccuparci adeguatamente delle condizioni nelle quali operano le persone chiamate a realizzare questi obiettivi.

Non può esserci una scuola che promuove autenticamente il benessere degli studenti se non viene tutelato, contemporaneamente, il benessere di chi nella scuola lavora.

È una questione di coerenza istituzionale, di responsabilità organizzativa e di qualità del sistema educativo.

Occorre inoltre superare un pregiudizio ancora troppo diffuso: riconoscere una situazione di stress o di sofferenza professionale non significa ammettere una debolezza personale.

Il burnout non deve essere interpretato come una colpa del lavoratore, ma come un segnale che impone di interrogarsi anche sulle condizioni e sull'organizzazione del lavoro.

Dalla cultura dell'emergenza alla responsabilità della prevenzione

La prevenzione non può esaurirsi in adempimenti formali, documenti o dichiarazioni di principio.

Servono valutazioni effettive e periodiche dei rischi psicosociali, strumenti di ascolto, interventi organizzativi, formazione adeguata, contrasto a molestie, mobbing e discriminazioni, sostegno psicologico accessibile e percorsi di reinserimento lavorativo rispettosi della dignità della persona.

Anche il diritto alla disconnessione deve trovare applicazione concreta, soprattutto in una realtà professionale nella quale la digitalizzazione rischia talvolta di rendere sempre più labile il confine tra tempi di lavoro e tempi di vita.

La tecnologia deve semplificare il lavoro, non trasformarsi in uno strumento di reperibilità permanente.

È necessario, inoltre, valorizzare il ruolo delle rappresentanze sindacali, dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e di tutti i soggetti coinvolti nella prevenzione.

La sicurezza sul lavoro non riguarda soltanto l'incolumità fisica: comprende anche la tutela dell'equilibrio psicologico, della dignità professionale e della qualità delle relazioni umane.

In questa prospettiva, la prevenzione non rappresenta un costo superfluo, ma un investimento nella salute delle persone, nell'efficienza delle organizzazioni e nella qualità dei servizi pubblici.

Fare fronte comune: il valore della convergenza oltre le differenze

C'è però un ulteriore aspetto che considero fondamentale e sul quale desidero richiamare l'attenzione.

Su questioni come la salute, la sicurezza e la dignità del lavoro dobbiamo avere il coraggio di fare fronte comune.

Le differenze politiche, culturali e sindacali fanno parte della dialettica democratica e rappresentano una ricchezza quando alimentano il confronto. Non devono però diventare ostacoli alla costruzione di soluzioni condivise su diritti fondamentali.

Riconoscere il valore di una proposta avanzata da chi appartiene a un diverso schieramento non significa rinunciare alla propria identità, alla propria autonomia di giudizio o alle proprie convinzioni.

Significa, al contrario, dimostrare maturità democratica e capacità di distinguere il merito delle questioni dalle appartenenze di chi le propone.

Una proposta giusta non diventa meno giusta perché proviene da una parte politica diversa dalla nostra.

È proprio su temi come questi che la politica, il sindacato, le istituzioni e le rappresentanze professionali possono recuperare la loro funzione più autentica: individuare problemi reali, ascoltare le persone e costruire risposte efficaci.

Il confronto democratico non deve necessariamente tradursi in contrapposizione permanente. Esistono obiettivi sui quali è possibile convergere, pur mantenendo differenti sensibilità e visioni.

Per questo apprezzo l'attenzione dedicata dall'onorevole Giusi Princi alla problematica dello stress lavoro-correlato e considero significativo il segnale proveniente dal Parlamento europeo.

Una condivisione che riguarda il merito della questione e che si accompagna alla convinzione che la difesa dei lavoratori debba essere un patrimonio comune, non una bandiera da rivendicare in esclusiva.

Dalle parole ai fatti: una responsabilità condivisa

Adesso occorre compiere un passo ulteriore.

Le sollecitazioni europee devono tradursi in iniziative legislative, risorse adeguate, strumenti di prevenzione realmente efficaci e responsabilità chiaramente definite.

Anche in Italia è necessario rafforzare l'applicazione concreta delle disposizioni già esistenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro, a partire dalla valutazione dello stress lavoro-correlato prevista dal D.Lgs. 81/2008.

Non basta riconoscere formalmente un rischio se poi non si interviene sulle condizioni che possono determinarlo.

Occorre soprattutto coinvolgere direttamente i lavoratori, perché nessuna politica di prevenzione può essere veramente efficace senza ascoltare chi vive quotidianamente le difficoltà delle organizzazioni.

La sfida è passare dalla tutela dichiarata alla tutela praticata, dalla sensibilità individuale alla responsabilità collettiva, dall'emergenza alla prevenzione strutturale.

Una battaglia che riguarda tutti

Credo che la capacità di una società di riconoscere e proteggere la dignità del lavoro rappresenti uno degli indicatori più importanti della sua maturità democratica.

Non possiamo parlare di progresso se, contemporaneamente, accettiamo che il lavoro diventi fonte sistematica di sofferenza, isolamento o perdita della propria dignità.

E non possiamo invocare la centralità della persona senza impegnarci a creare ambienti professionali nei quali quella centralità sia realmente riconosciuta.

Fare fronte comune significa proprio questo: mettere al centro ciò che ci unisce, senza pretendere di cancellare ciò che ci distingue.

Significa saper condividere una battaglia giusta anche quando nasce da sensibilità politiche differenti.

Significa comprendere che la tutela della salute e della dignità del lavoratore non è una concessione, non è un privilegio e non può essere oggetto di convenienze di parte.

È un diritto fondamentale, un dovere delle istituzioni e una responsabilità che deve impegnare tutti.

Perché, quando al centro ci sono la persona, la sua salute e la sua dignità, non dovrebbero esserci avversari da sconfiggere, ma responsabilità da condividere e soluzioni da costruire insieme.

E su questo principio, al di là di ogni appartenenza, dovremmo davvero ritrovarci tutti.

Fonte e riferimento

Articolo di Lucio Ficara, La Tecnica della Scuola, pubblicato l'11 ottobre 2026 e aggiornato il 12 ottobre 2026.

“Stress da lavoro correlato e burnout, il Parlamento europeo chiede più tutele. Giusi Princi (PPE): materia in cui ho sempre creduto”.

Leggi l'articolo originale su La Tecnica della Scuola

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