Sul doppio canale servono fatti, non etichette
Non possiamo accettare che proposte avanzate da docenti, esperti e organizzazioni sindacali per affrontare il problema del precariato scolastico vengano liquidate con ironie o insinuazioni
Gentile Ministro Salvini,
abbiamo letto le dichiarazioni del responsabile scuola della Lega secondo cui chiedere un “decreto subito” sul doppio canale significherebbe mettere a rischio il confronto con la Commissione europea e secondo cui le proposte alternative sarebbero soltanto “bozze dai nomi arzigogolati” elaborate da qualche “buontempone”.
Ci permettiamo di ricordare che è proprio Lei ad avergli affidato la responsabilità della scuola nella Lega e, proprio per questo, riteniamo doveroso rivolgerci direttamente a Lei.
Non possiamo accettare che proposte avanzate da docenti, esperti e organizzazioni sindacali per affrontare il problema del precariato scolastico vengano liquidate con ironie o insinuazioni, arrivando a sostenere che chi chiede un intervento legislativo rapido lo faccia per ottenere “applausi e qualche like”, o che chi presenta proposte sul doppio canale cerchi semplicemente di “intestarsi il tema”.
Una lettura che ci appare quantomeno singolare.
Il doppio canale non nasce oggi e non è il frutto di annunci dell’ultima ora. È da tempo oggetto di proposte, iniziative e confronti portati avanti da chi il precariato lo conosce direttamente e ne vive quotidianamente le conseguenze.
E non ci sembra affatto peregrino chiedere un decreto-legge per intervenire sul reclutamento. Anche la riforma del reclutamento collegata al PNRR, nel 2022, fu introdotta attraverso un decreto-legge.
Dunque, perché oggi un intervento legislativo urgente dovrebbe essere considerato a priori una forzatura o una semplice ricerca di consenso?
E veniamo all’Europa
Invocare la Commissione europea non può diventare una formula generica per delegittimare chi chiede un intervento.
Il quadro europeo pone vincoli e obiettivi, in particolare rispetto all’abuso e alla reiterazione dei contratti a termine, ma ciò non significa necessariamente che Bruxelles debba indicare all’Italia una sola e specifica modalità di reclutamento dei docenti.
Se il doppio canale presenta profili di incompatibilità con il diritto europeo, si spieghi concretamente quali siano.
E se, come viene sostenuto, esistono interlocuzioni con le istituzioni europee che potrebbero essere compromesse dall’adozione di un determinato provvedimento, riteniamo legittimo chiedere:
con quali istituzioni sono state avviate, in quale sede, su quali questioni e sulla base di quali documenti o indicazioni.
Chiediamo quindi di conoscere gli atti e la documentazione relativi a tali interlocuzioni.
Non ci sembra una richiesta eccessiva.
Quando si invoca l’Europa per giustificare una determinata scelta politica, trasparenza e chiarezza dovrebbero essere la prima risposta.
E su questo tema, torneremo a chiedere conto.
Parliamo delle proposte
Una proposta può essere criticata, modificata, migliorata o anche respinta.
Ma deve essere discussa nel merito.
Non è accettabile che proposte elaborate da docenti, esperti e organizzazioni sindacali vengano preventivamente delegittimate attraverso ironie, etichette o attribuendo a chi le presenta finalità che non gli appartengono.
Il doppio canale è una proposta seria, sostenuta da tempo nel dibattito sul superamento del precariato e presente anche nel percorso istituzionale avviato con il DDL presentato dalla senatrice Carmela Bucalo al Senato.
È una proposta che mira a valorizzare sia il merito concorsuale sia l’esperienza maturata da chi ha prestato anni di servizio nella scuola.
Può essere condivisa o meno. Può essere modificata. Può essere migliorata.
Ma va discussa.
Se presenta criticità, si spieghi quali.
Se deve essere modificata, la si modifichi.
Se esistono soluzioni migliori, le si mettano sul tavolo.
Questo significa confrontarsi nel merito.
E veniamo al “buontempone”
E proprio qui arriviamo alla parola utilizzata con tanta leggerezza: “buontempone”.
Secondo il significato comune del termine, è una persona gioviale, scherzosa, amante dell’allegria e dello stare in compagnia.
Ma ci chiediamo: chi sarebbe, in questo caso, il “buontempone”?
È forse il docente che da anni attende una stabilizzazione?
Quello che ogni anno affronta graduatorie, concorsi, spostamenti, nuove regole e incertezze?
Quello che entra in classe, insegna, forma generazioni di studenti e, nonostante anni di servizio e di studio, continua a non sapere quale sarà il proprio futuro professionale?
Se è questo il “buontempone” a cui ci si riferisce, allora forse sarebbe opportuno conoscere meglio le persone prima di definirle.
Perché quel docente il precariato lo vive sulla propria pelle. E proprio per questo ha tutto il diritto di proporre soluzioni per superarlo.
Altro che buontempone.
È un docente.
È un professionista, spesso plurilaureato, con anni di servizio alle spalle.
È una persona che chiede semplicemente di essere ascoltata.
Il precariato scolastico non è uno scherzo.
Dopo anni di precariato sarebbe forse il caso di concentrarsi meno su applausi, like ed etichette e molto di più sui fatti: trovare una soluzione concreta, stabile e rispettosa del quadro europeo, capace di restituire finalmente stabilità e dignità professionale ai docenti.
Le proposte si discutono nel merito.
Le norme si verificano.
Le interlocuzioni si documentano.
Le persone si rispettano.
Per conoscenza:
Al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara
Al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni
Petizione:
A dimostrazione di quanto affermiamo, alleghiamo di seguito la nostra Proposta di riforma del reclutamento e della mobilità dei docenti, che rappresenta anche il risultato e il portato della petizione promossa da Comitato Precari Uniti per la Scuola, Reset-Italia e Docenti Uniti Italia.
https://c.org/LMWZsr5nzV
Una proposta nata dall’ascolto e dal contributo di docenti che vivono quotidianamente il precariato e che hanno scelto di trasformare il disagio e l’incertezza in una proposta concreta di riforma.
Comitato Precari Uniti per la Scuola