Test Invalsi, per 4 docenti su 5 andrebbero eliminati del tutto
Test Invalsi, per 4 docenti su 5 andrebbero eliminati del tutto
Test Invalsi, per 4 docenti su 5 andrebbero eliminati del tutto: la contrarietà verso le prove standardizzate di stampo statunitense è emersa da un sondaggio realizzato dalla testata specializzata ‘La Tecnica della Scuola’, al quale hanno partecipato in netta prevalenza insegnanti e addetti ai lavori, ma anche studenti e genitori
All’interno delle nostre scuola continua a destare molte perplessità la somministrazione delle Prove nazionali Invalsi, somministrate quest’anno, dal 3 marzo scorso, solo nelle seconde classi campione delle scuole secondarie di II grado e con la novità della verifica delle competenze digitali: un sondaggio condotto dalla rivista specializzata La Tecnica della Scuola ha rivelato che i primi ad essere contrari al loro utilizzo sono proprio gli insegnanti. L’86,6% dei docenti che ha partecipato alla rilevazione on line, in tutto 700 lettori della testata, si è infatti dichiarato favorevole alla loro eliminazione, mentre tra gli studenti la percentuale ha raggiunto l’87,5%. Anche i genitori, con l’85,9%, hanno espresso in larga maggioranza la volontà di abbandonare lo strumento di valutazione standardizzato. E anche 8 dirigenti scolastici su dieci si sono espressi per la loro abolizione. All’indagine hanno partecipato per la maggior parte docenti (82.4%), seguiti da genitori (8.1%) e poi dirigenti, studenti e altro.
I COMMENTI
Molti dei 700 partecipanti al sondaggio non si sono limitati semplicemente a rispondere al sondaggio, ma hanno anche voluto esprimere la loro opinione sull’argomento. Per un lettore è “assurdo somministrare la stessa prova per scuole tanto diverse per utenza e livelli di preparazione. Le crocette hanno contribuito al decadimento della scuola italiana. Non ci appartengono, lasciamole agli americani, come per tante altre cose”. Per un altro, invece, “ogni ragazzo ha un suo percorso di vita, ciò che conta è valutare la strada compiuta e non il punto di arrivo. A cosa serve constatare il traguardo raggiunto se non valuto da dove sono partito?”. E ancora: “È una contraddizione somministrare prove omogenee mentre contemporaneamente si chiede di adattare la didattica alle classi e non ci sono più programmi, ma linee guida. Inoltre nelle prove, alle superiori, non si tiene conto delle differenze tra i vari corsi di studio”.
Tra i favorevoli ai test Invalsi, c’è chi ha spiegato che “le prove permettono al docente di verificare il proprio lavoro e la valutazione espressa. Naturalmente una valutazione che in lingua italiana riguarda solo la comprensione del testo scritto e la riflessione linguistica”. E che ha detto che “prove analoghe ci sono ovunque e sono necessarie a stabilire il livello effettivo degli studenti. Cancellarle comporterebbe la perdita di un indicatore importante per la valutazione degli studenti e del sistema scolastico”.
PRO E CONTRO
Il ritorno delle prove Invalsi di questi giorni ha riacceso le polemiche sull’opportunità del loro utilizzo: tanti addetti ai lavori, infatti, si dicono contrari a questo modo di valutare gli alunni e le scuole. Le motivazioni alla base di queste posizioni sono molteplici. Una delle principali critiche riguarda l’origine delle prove, ispirate a modelli statunitensi che potrebbero non adattarsi pienamente al contesto italiano. Gli insegnanti lamentano inoltre che i test standardizzati non riflettano le reali competenze degli studenti e che, al contrario, penalizzino coloro che hanno un diverso approccio all’apprendimento. Non meno importante è la questione del tempo sottratto alla didattica: la preparazione e la somministrazione delle prove vengono percepite come un’inutile distrazione da attività educative più formative e coinvolgenti. Dall’altro lato, l’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo sottolinea che le prove Invalsi non sono pensate per valutare i singoli studenti, ma per fornire dati utili al miglioramento della qualità dell’istruzione e degli istituti. Prove analoghe vengono utilizzate in numerosi Paesi avanzati, contribuendo a una visione d’insieme sul sistema scolastico e sulle sue criticità.
a cui hanno partecipato 700 utenti tra diverse categorie coinvolte nel mondo scolastico, emerge una netta tendenza contraria alla permanenza delle prove.
Precisiamo che l’indagine è stata realizzata dalla testata giornalistica “La Tecnica della Scuola” nel periodo che va dal 3 al 6 marzo 2025. Hanno partecipato 700 lettori. Il sondaggio non ha carattere di scientificità: i risultati derivano da conteggi automatici.