Università del Sud in DaD: cosa sta succedendo da Napoli a Catania

Sciopero autotrasportatori e carenza carburante bloccano il Mezzogiorno: atenei in didattica a distanza. A Napoli gli studenti denunciano carovita e definanziamento

21 ottobre 2026 21:52
Università del Sud in DaD: cosa sta succedendo da Napoli a Catania -
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Il ritorno della didattica a distanza negli atenei meridionali a causa dello sciopero degli autotrasportatori e della crisi carburante. A Napoli occupata Porta di Massa.

La crisi dei trasporti blocca gli atenei

Lo sciopero degli autotrasportatori ha innescato una crisi a catena nel Mezzogiorno: carenza di carburante, difficoltà di approvvigionamento e blocco della mobilità studentesca. Per garantire la continuità didattica, diversi atenei del Sud hanno dovuto riattivare la didattica a distanza (DaD), come ai tempi del Covid.

Una decisione d'emergenza, non didattica, imposta dall'impossibilità logistica di raggiungere le sedi.

Gli atenei coinvolti:

- Università di Catania: tra le prime a sospendere le lezioni in presenza, con passaggio immediato alla modalità remota.

- Università Federico II di Napoli: didattica a distanza per tutte le lezioni ordinarie, mantenendo in presenza esami e sedute di laurea.

- Università della Campania Luigi Vanvitelli: disposizioni analoghe alla Federico II, lezioni spostate online.

- Università del Sannio (Unisannio): DaD per tutte le attività formative ordinarie, esami garantiti in presenza.

Il Rettore della Federico II, Matteo Lorito Mazzucchi, ha comunicato che la misura è temporanea e necessaria per mitigare i disagi logistici.

Federico II: non solo DaD, è protesta

La sospensione delle lezioni alla Federico II è coincisa con l'occupazione della sede di Porta di Massa da parte del Collettivo Autorganizzato Universitario (Cau) e di Ecologia Politica Napoli (Ecopol).

Per gli studenti occupanti, la DaD non è la soluzione, ma il sintomo. Non la considerano un'opportunità digitale, ma una misura "tappabuchi" che non affronta le cause profonde del disagio.

Al centro della protesta tre nodi strutturali:

  1. Carovita e diritto allo studio:l'aumento di carburante, affitti e beni di prima necessità rende lo studio universitario un privilegio, non un diritto.

  1. Transizione ecologica mancata: denunciata l'impreparazione degli atenei e delle istituzioni di fronte agli eventi climatici estremi, con la richiesta di una transizione socialmente giusta.

  2. Nel mirino il definanziamento dell'università pubblica a vantaggio delle spese militari e i decreti sicurezza giudicati repressivi.

Mentre il Sud gestisce l'emergenza, c'è chi guarda oltre. L'Università di Palermo, con il Rettore Massimo Midiri, rilancia sul fronte dell'innovazione.

L'intesa strategica con Invitalia punta a colmare il gap tra ricerca e impresa: trasformare le idee nate nei laboratori universitari in startup innovative, capaci di generare valore economico e occupazione sul territorio.

Un messaggio chiaro, condiviso anche da Mazzucchi: l'università non è un archivio di conoscenze, ma un motore di trasformazione sociale.

L'emergenza logistica ha mostrato ancora una volta la fragilità del sistema del diritto allo studio nel Mezzogiorno. La DaD regge l'urto, ma non può essere la risposta strutturale a crisi di trasporti, carovita e politiche universitarie.

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