Valditara e i contratti ordinari chiusi. La qualità mancata
Valditara e i tre ordinari contratti ordinari conclusi. Il Ministro ricorda il traguardo raggiunto. Sono mancati i contratti di qualità
Valditara e i tre ordinari contratti ordinari conclusi. Con orgoglio il Ministro ricorda il traguardo raggiunto. L'obiettivo mancato con la tornata contrattuale 2022-24
Valditara e i tre ordinari contratti ordinari conclusi. L'obiettivo non centrato del Ministro
Valditara e i tre contratti ordinari conclusi. Non passa giorno che il Ministro non ricordi il traguardo conseguito. A conferma prendiamo ad esempio una delle sue ultime dichiarazioni "Ad oggi – questo è l’unico Governo che è stato capace di conseguire un risultato storico: la sottoscrizione di tre contratti” collettivi nazionali “in meno di quattro anni. Un traguardo che segna una netta discontinuità rispetto al passato e pone fine alla stagione dei blocchi e dei ritardi che, per circa un decennio, dal 2009 al 2018, e poi dal 2019 al 2022, ha lasciato il personale scolastico senza rinnovi contrattuali e con stipendi fermi". In alcuni casi per il blocco mette sul banco degli imputati i governi di sinistra, dimenticando però che la sospensione delle trattative fu decisa dall'ultimo governo Berlusconi (2009), per far fronte alla grave crisi finanziaria iniziata nel 2008. Comunque l'attribuzione di responsabilità alla controparte, risponde a un criterio della comunicazione postmoderna: prima di noi il disastro, con noi un futuro migliore. In altri termini si ripropone la contapposizione loro/noi.
La sorprendente cifra di 412 € lordi, ripetutamente ricordata dal Ministro, è la somma di tre contratti ordinari distribuiti in nove anni. Rientrano nel criterio della moderazione salariale ancorata al tasso d'inflazione programmata, che solitamente non corrisponde a quella reale. Quindi nulla di eccezionale! L'unico merito è averli stipulati nell'attuale legislatura con il concorso delle parti sociali, particolare che Valditara dimentica.
Sono mancati i contratti di qualità
L'aspetto quantitativo, però non ha migliorato la qualità di vita dei docenti.
L'operazione quasi decennale (2019-2027), non ancora conclusa, sarebbe stata un successo se ogni volta gli insegnanti avessero ottenuto aumenti veri, superiori al tasso d'inflazione reale. Analizzando più a fondo il suddetto periodo, occorre ricordare al Ministro che il contratto economico 2022-24 è realmente povero. Gli insegnanti hanno conseguito una cifra pari al 6%, a fronte di una inflazione reale del 18%. Pertanto il personale docente ha perso il 66% in potere d'acquisto. La situazione si sta ripetendo in queste settimane con la crisi energetica che spinge l'inflazione reale molto in alto, rispetto a quella programmata. Dal Ministro, però nessun cenno a coprire il differenziale.