XXV Rapporto Annuale INPS 2026: i numeri della scuola impongono una riflessione sul diritto all'istruzione, sulla continuità didattica e sulla dignità del lavoro
Nel 2025 il comparto dell'istruzione e della formazione ha occupato circa 1,84 milioni di lavoratori
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) esprime vivo interesse per le evidenze contenute nel XXV Rapporto Annuale dell'INPS 2026, che dedica un'approfondita analisi al sistema scolastico italiano, restituendo dati che richiedono una lettura non soltanto economica, ma anche costituzionale e ordinamentale. Nel 2025 il comparto dell'istruzione e della formazione ha occupato circa 1,84 milioni di lavoratori, confermandosi uno dei principali settori del pubblico impiego. Il Rapporto evidenzia, tuttavia, una persistente peculiarità del sistema scolastico: la forte stagionalità dell'occupazione, con una consistente riduzione del personale nei mesi estivi dovuta alla cessazione delle supplenze annuali e temporanee. Tale fenomeno determina, ogni mese di luglio, un rilevante incremento delle domande di NASpI, tanto da rendere il personale precario della scuola una componente significativa dell'andamento ciclico delle prestazioni di disoccupazione erogate dall'INPS. Questi dati confermano che il ricorso al lavoro a termine continua a rappresentare un elemento strutturale dell'organizzazione scolastica. Una simile condizione produce effetti che vanno ben oltre il rapporto di lavoro, incidendo direttamente sulla continuità didattica, sulla progettazione educativa e sulla piena attuazione del Piano Triennale dell'Offerta Formativa previsto dal D.P.R. n. 275/1999. L'autonomia scolastica, infatti, presuppone stabilità delle risorse professionali e programmazione di lungo periodo; una turnazione costante del personale rende più complessa la costruzione di percorsi educativi coerenti, soprattutto nei contesti caratterizzati da maggiore fragilità sociale e dalla presenza di studenti con bisogni educativi speciali. In tale prospettiva, appare necessario rafforzare gli strumenti di programmazione degli organici, affinché il ricorso ai contratti a termine sia effettivamente limitato alle esigenze temporanee e non divenga una modalità ordinaria di gestione del servizio scolastico.
Di particolare rilievo è anche il dato relativo alla composizione del personale. Il Rapporto registra una presenza di lavoratori extra-UE pari ad appena l'1,2%, valore nettamente inferiore rispetto ad altri comparti dei servizi. Parallelamente, nel Terzo Settore, le attività di istruzione e formazione occupano circa 75.000 lavoratori, corrispondenti all'8,8% dell'intera forza lavoro del settore, con una presenza femminile che raggiunge l'81,9%, la più elevata tra tutti gli ambiti del non profit. Si tratta di dati che confermano il ruolo determinante svolto dalle donne nei processi educativi e richiedono politiche pubbliche orientate a una più efficace conciliazione tra vita professionale e responsabilità familiari, nel rispetto dei principi di pari opportunità sanciti dall'articolo 37 della Costituzione.
Il Rapporto evidenzia inoltre come la scuola rimanga il settore della Pubblica Amministrazione nel quale il ricorso al lavoro agile risulta estremamente limitato. La centralità della relazione educativa in presenza rappresenta un elemento essenziale del processo di insegnamento-apprendimento e della funzione docente delineata dall'articolo 395 del D.Lgs. n. 297/1994. Ciò non esclude, tuttavia, la possibilità di valorizzare, attraverso la contrattazione collettiva e l'autonomia organizzativa delle istituzioni scolastiche, modalità innovative per lo svolgimento delle attività funzionali all'insegnamento che non richiedono necessariamente la presenza fisica, perseguendo un equilibrato contemperamento tra innovazione organizzativa, benessere lavorativo ed efficienza amministrativa. Significativi risultano anche i dati dedicati alla previdenza complementare. Tra circa 83.000 lavoratori della scuola cessati dal servizio tra il 2016 e il 2024, soltanto il 7,6% aveva aderito al Fondo Espero. L'adesione risulta più elevata tra gli assistenti amministrativi (12,6%) e i collaboratori scolastici (11%), mentre tra i docenti della scuola secondaria di secondo grado si attesta al 5,4%. Nonostante molti lavoratori abbiano aderito in età avanzata, con un'età media di circa 53 anni, coloro che hanno scelto la previdenza complementare hanno percepito mediamente 6.400 euro netti in più rispetto ai colleghi rimasti nel regime ordinario del trattamento di fine servizio. È auspicabile che il Ministero dell'Istruzione e del Merito, in collaborazione con l'INPS e con il Fondo Espero, promuova percorsi permanenti di educazione previdenziale destinati al personale scolastico, affinché le scelte relative alla tutela pensionistica siano realmente consapevoli e fondate su un'informazione completa, trasparente e accessibile.
Il CNDDU valuta positivamente anche il rafforzamento del welfare educativo attraverso il Portale della Famiglia e della Genitorialità, i servizi dedicati all'inclusione scolastica degli alunni con disabilità, le borse di studio, i soggiorni studio "Estate INPSieme" e i contributi destinati ai convitti e ai collegi. Tali interventi confermano che il diritto all'istruzione non può essere limitato al solo accesso alla scuola, ma richiede un sistema integrato di misure sociali capace di rimuovere gli ostacoli economici e culturali che compromettono l'effettiva uguaglianza delle opportunità formative, in attuazione dell'articolo 3 della Costituzione. Alla luce delle evidenze emerse, il CNDDU ritiene opportuno avviare una riflessione normativa sulla revisione dei meccanismi di reclutamento e di mobilità del personale scolastico, rafforzando la programmazione pluriennale degli organici, valorizzando la continuità didattica quale interesse pubblico primario e promuovendo strumenti di monitoraggio dell'impatto della precarietà sulla qualità dell'offerta formativa. Sarebbe altresì auspicabile consolidare forme di coordinamento istituzionale tra Ministero dell'Istruzione e del Merito, Ministero del Lavoro, INPS ed enti territoriali per sviluppare politiche integrate che coniughino tutela del lavoro, sostenibilità previdenziale e diritto allo studio.
I dati del XXV Rapporto Annuale dell'INPS dimostrano che il funzionamento della scuola non può essere valutato esclusivamente attraverso indicatori occupazionali o di spesa. Ogni dato restituisce una precisa responsabilità istituzionale: garantire un'organizzazione scolastica capace di assicurare continuità educativa, valorizzazione della professionalità docente e piena tutela dei diritti sociali. Investire nella stabilità del personale, nella cultura previdenziale e nella qualità del lavoro scolastico significa dare concreta attuazione agli articoli 3, 33, 34, 35 e 97 della Costituzione, riaffermando il ruolo della scuola quale istituzione fondamentale della Repubblica e presidio permanente di democrazia, inclusione e promozione dei diritti umani. Prof. Romano Pesavento presidente CNDDU