30 giugno: finisce il PNRR, finiscono gli alibi per non stabilizzare i precari

Ma ora la data del 30 giugno è dirimente. Il governo infatti non ha più alibi da accampare per sostenere che non è possibile stabilizzare i precari

A cura di Redazione Redazione
02 luglio 2026 15:04
30 giugno: finisce il PNRR, finiscono gli alibi per non stabilizzare i precari - la voce della scuola
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Riceviamo dal Coordinamento Docenti Precari e pubblichiamo integralmente

Il 30 giugno segna la conclusione degli impegni assunti dall'Italia nell'ambito del PNRR europeo in materia di reclutamento del personale scolastico. Impegni che hanno portato ad assumere solo giovani neolaureati, contro tutti gli intenti preelettorali dell’attuale governo, prima bandendo ben tre concorsi anti-precari in tre anni, poi creando la figura dell’idoneo (non prevista né dagli accordi del governo precedente con l’UE né dal programma elettorale dell’attuale governo), e, dulcis in fundo, attraverso l’istituzione degli elenchi regionali, che di certo non valorizzano l’esperienza maturata sul campo, danneggiando proprio chi da anni opera nella scuola mediante reiterati contratti a tempo determinato. Insomma, tutte misure che hanno penalizzato i precari storici, proprio coloro che avrebbero dovuto avere priorità nella stabilizzazione, anche al fine di evitare le procedure di infrazione da parte dell’UE per l’abusiva reiterazione dei contratti a termine e di rispettare gli impegni elettorali.

Ma ora la data del 30 giugno è dirimente. Il governo infatti non ha più alibi da accampare per sostenere che non è possibile stabilizzare i precari. Gli accordi con l’Europa per l’erogazione dei fondi del PNRR sono giunti a conclusione. È quindi doveroso procedere alla stabilizzazione di chi, da anni, sostiene il funzionamento della scuola. Occorre un Decreto Legge per affrontare una emergenza nazionale: la presenza di 250 mila precari in servizio nel comparto scuola della Pubblica Amministrazione. È necessario avviare immediatamente un concorso per titoli e servizio oppure istituire il doppio canale di reclutamento, senza però ricorrere a lunghi e farraginosi disegni di legge, come quello presentato nel 2023 e fermo da mesi in Commissione Cultura al Senato: tale situazione appare, infatti, come una chiara mancanza di volontà politica di procedere alla sua approvazione.

Occorrono soluzioni legislative rapide, come suggerito anche dai sindacati, già a partire da oggi. Non si può più indugiare. Il Governo ha ora l’occasione di dimostrare concretamente la volontà di contrastare il precariato, evitando ulteriori procedure d’infrazione da parte dell’Unione europea e dando attuazione agli impegni assunti in campagna elettorale. Proprio nell’”Accordo quadro di programma per un Governo di centrodestra”, nella sezione 14 (Scuola, università e ricerca) a pagina 14, punto 2, è indicata la volontà di attuare un “Piano per l'eliminazione del precariato del personale docente”. Dopo 4 anni dall’insediamento del Governo forse è arrivata l’ora di mantenere quell’impegno. Vedremo quindi se il PNRR è stato un vincolo reale o, nei fatti, solo un pretesto.

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