A Montalto di Castro non è solo una rissa: è un segnale. La scuola deve tornare al centro come presidio etico
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccupazione in merito ai gravi fatti accaduti a Montalto di Castro

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccupazione in merito ai gravi fatti accaduti a Montalto di Castro, dove una rissa tra adolescenti — culminata in violenze gravi e in un clima di rappresaglia tra giovani italiani e ragazzi di origine nordafricana — ha riportato drammaticamente al centro del dibattito pubblico il tema della devianza giovanile, della convivenza interculturale e del ruolo della scuola.
Non si può ridurre quanto accaduto a un semplice problema di ordine pubblico. Sarebbe miope e pericoloso. Dietro la brutalità dell’episodio, che ha visto giovanissimi agire con modalità tribali e strumenti contundenti, si nasconde una frattura educativa e culturale profonda, che riguarda l’intero sistema sociale. La polarizzazione identitaria, l’assenza di linguaggi condivisi, la fragilità dei legami comunitari e l’esclusione sistemica sono dinamiche che, se ignorate, continueranno a produrre disgregazione e violenza.
Sotto il profilo sociologico, siamo di fronte a un contesto in cui gruppi giovanili si definiscono per contrapposizione, spesso alimentata da percezioni distorte, da narrazioni tossiche veicolate da social media e da una cultura dell’iper-virilità che associa il rispetto alla forza e l’identità all’odio. È in atto, da tempo, un progressivo slittamento verso modelli relazionali arcaici e primitivi, dove il conflitto non si media ma si consuma. In assenza di strumenti cognitivi ed emotivi adeguati, la violenza diventa l’unico codice comprensibile per affermarsi.
La scuola, in questo quadro, è l’ultima barriera possibile contro la barbarie. Ma dev’essere rafforzata, riconosciuta come presidio di democrazia, sostenuta con strumenti concreti. Non bastano slogan o proclami: servono politiche educative strutturali, ore dedicate alla cultura dei diritti, all’educazione interculturale, alla gestione non violenta del conflitto, alla riflessione critica sul linguaggio e sulla responsabilità. La scuola non può essere chiamata a intervenire solo quando il danno è già stato fatto: dev’essere protagonista nella prevenzione, nella costruzione di senso, nella cura delle relazioni.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani propone che episodi come quello di Montalto diventino occasione di confronto e rilancio della missione educativa. Occorre istituire percorsi stabili che coinvolgano studenti, docenti, famiglie e comunità locali, creando alleanze educative territoriali capaci di intercettare il disagio prima che degeneri. Serve una nuova cultura della presenza adulta nei luoghi formali e informali frequentati dagli adolescenti, e una nuova grammatica dell’inclusione, che rifiuti tanto la criminalizzazione etnica quanto il negazionismo buonista.
I fatti di Montalto non sono una devianza improvvisa: sono il riflesso di un disagio strutturale che riguarda il modo in cui stiamo — o non stiamo — educando. Riteniamo che la risposta non possa consistere esclusivamente nel ricorso a misure repressive come il daspo urbano o l’aumento del controllo poliziesco, ma debba affiancare a queste un progetto educativo di lungo respiro, capillare, concreto.
Il CNDDU invita infine i media a esercitare una responsabilità narrativa: ogni parola contribuisce a costruire l’immaginario collettivo. Alimentare il sospetto etnico o il risentimento identitario significa giocare col fuoco. Servono invece narrazioni che favoriscano la comprensione, la complessità, la giustizia sociale.
La scuola, se adeguatamente sostenuta, può essere la risposta. Una risposta non solo educativa, ma profondamente civile.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU