Accoglienza Turistica IP17
La declinazione che rischia di scomparire proprio dove serve di più
Dopo l’apertura del dibattito e il lancio del sondaggio, continuano ad arrivare alla redazione testimonianze e quesiti dal mondo degli istituti alberghieri. Oggi affrontiamo il caso della declinazione Accoglienza Turistica dell’IP17, partendo dalle domande di un docente. Alle prime risposte della redazione seguirà l’approfondimento dei nostri esperti legali in diritto scolastico.
Il dibattito aperto da La Voce della Scuola con l’iniziativa “Salviamo gli istituti alberghieri” e proseguito con il lancio del nostro sondaggio sta facendo emergere questioni che vanno ben oltre i singoli casi locali.
Alla casella della redazione [email protected] sono giunte numerose mail di docenti e operatori della scuola che raccontano difficoltà, criticità organizzative e problemi legati al futuro degli istituti professionali alberghieri.
Tra queste abbiamo scelto di approfondire la segnalazione di un docente di Laboratorio di Accoglienza Turistica, in servizio dal 1995/96 in una piccola realtà periferica, che pone una questione precisa: che futuro ha la declinazione Accoglienza Turistica dell’indirizzo IP17 – Enogastronomia e Ospitalità Alberghiera nelle scuole con pochi studenti e classi poco numerose?
Il problema sollevato non riguarda soltanto la possibilità formale di attivare la declinazione, ma investe un tema molto più ampio: la possibilità concreta per le scuole di esercitare quell’autonomia e quella flessibilità curricolare che la riforma dell’istruzione professionale riconosce loro.
La domanda diventa ancora più rilevante quando la difficoltà di organico finisce per incidere sugli insegnamenti che dovrebbero caratterizzare il percorso, fino al rischio di rendere Accoglienza Turistica sostanzialmente indistinguibile da altre declinazioni dello stesso IP17.
Per questo abbiamo deciso di trasformare la segnalazione ricevuta in un approfondimento in forma di FAQ: alle domande poste dal docente rispondiamo sulla base dell’attuale quadro ordinamentale e delle problematiche emerse dal mondo della scuola.
Non consideriamo, tuttavia, queste risposte come la conclusione del confronto.
La questione sarà infatti sottoposta anche ai nostri esperti legali specializzati in diritto scolastico, ai quali abbiamo chiesto di approfondire in particolare il rapporto tra autonomia curricolare, identità della declinazione, profili di uscita, riferimenti ATECO/NUP, formazione delle classi e assegnazione degli organici.
L’obiettivo è comprendere quali strumenti di tutela siano già ricavabili dalla normativa vigente e quali criticità richiedano invece un intervento amministrativo, regolamentare o ministeriale.
Le domande del docente e le prime risposte della redazione
Da qui prende avvio il nostro approfondimento.
Che cos’è oggi la declinazione Accoglienza Turistica dell’IP17? Perché nelle piccole scuole rischia di diventare insostenibile? Quale ruolo hanno Arte e Territorio e Tecniche di Comunicazione e Relazione? Può una declinazione esistere soltanto sulla carta? E cosa accade quando, per ragioni di organico, il suo curricolo viene sostanzialmente assimilato a quello di Servizi di sala e vendita?
Sono alcune delle domande alle quali cercheremo di rispondere, mantenendo aperto il confronto con docenti, dirigenti, famiglie, territori e istituzioni.
Perché il punto centrale del dibattito “Salviamo gli istituti alberghieri” non è difendere una denominazione, ma capire se il sistema scolastico stia realmente mettendo gli istituti professionali nelle condizioni di offrire percorsi riconoscibili, coerenti con il mondo del lavoro e capaci di rispondere alle caratteristiche dei territori.
E il caso di Accoglienza Turistica IP17 potrebbe essere uno dei banchi di prova più significativi.
La declinazione Accoglienza Turistica dell’indirizzo IP17 – Enogastronomia e Ospitalità Alberghiera rischia di trovarsi in una situazione paradossale: essere più difficile da mantenere proprio nelle piccole scuole e nei territori periferici, dove potrebbe rappresentare uno degli strumenti più efficaci per collegare formazione, patrimonio culturale, turismo e sviluppo locale.
La questione nasce dalla segnalazione di un docente di Laboratorio di Accoglienza Turistica, in servizio dall’anno scolastico 1995/96 in una piccola realtà periferica. Alla sua riflessione abbiamo affiancato un approfondimento della normativa e delle conseguenze organizzative che l’attuale sistema delle declinazioni può determinare.
Proviamo a ricostruire il problema attraverso alcune domande e risposte.
Che cos’è oggi la declinazione Accoglienza Turistica nell’IP17?
Con la riforma introdotta dal D.lgs. 13 aprile 2017, n. 61, Accoglienza Turistica non costituisce più un autonomo indirizzo o un’articolazione nazionale dotata di un quadro orario rigidamente predeterminato.
Rappresenta invece una possibile declinazione del profilo unitario dell’indirizzo IP17 – Enogastronomia e Ospitalità Alberghiera.
L’art. 3, comma 5, del D.lgs. n. 61/2017 consente infatti alle istituzioni scolastiche di declinare gli indirizzi in percorsi formativi coerenti con le richieste del territorio, le priorità indicate dalle Regioni, le attività economiche individuate attraverso i codici ATECO e le classificazioni delle professioni ISTAT-NUP.
Il D.I. 24 maggio 2018, n. 92 disciplina poi i profili di uscita e i risultati di apprendimento dei nuovi istituti professionali.
Dove nasce il problema per le piccole scuole?
Il problema emerge soprattutto negli istituti che dispongono di due o tre sole classi seconde dell’IP17.
Quando gli studenti si distribuiscono tra Enogastronomia, Servizi di sala e vendita e Accoglienza Turistica, i numeri delle singole declinazioni possono diventare molto contenuti.
La scuola può quindi trovarsi nella condizione di avere studenti interessati all’Accoglienza Turistica e un territorio nel quale quelle competenze sarebbero necessarie, ma di non disporre delle condizioni organizzative e di organico necessarie per costruire e mantenere un percorso realmente caratterizzato.
È qui che l’autonomia prevista dalla riforma rischia di trasformarsi, soprattutto per le realtà più piccole, in un’autonomia soltanto formale.
Arte e Territorio e Tecniche di Comunicazione sono obbligatorie per legge?
Su questo punto è necessaria una precisazione.
Non sarebbe corretto affermare che la normativa nazionale imponga in termini assoluti, e con un numero predeterminato di ore, Arte e Territorio e Tecniche di Comunicazione e Relazione in qualsiasi percorso che una scuola denomini Accoglienza Turistica.
Il nuovo ordinamento è infatti costruito proprio sulla flessibilità e sulla possibilità per le istituzioni scolastiche di caratterizzare il percorso.
Ma questo non elimina il problema. Semmai lo rende ancora più evidente.
Una declinazione non può ridursi a un nome scritto nel PTOF. Deve esistere una coerenza sostanziale tra il percorso dichiarato, il curricolo effettivamente impartito, i risultati di apprendimento, i fabbisogni territoriali e il profilo professionale che la scuola intende costruire.
Perché queste discipline sono così importanti per Accoglienza?
Perché contribuiscono a costruire competenze direttamente connesse alla funzione professionale dell’accoglienza.
L’Allegato 2G al D.I. n. 92/2018, relativo al profilo di uscita di Enogastronomia e Ospitalità Alberghiera, richiama competenze riguardanti il rapporto con il cliente, la promozione dei servizi, la valorizzazione delle risorse enogastronomiche e territoriali e la considerazione degli aspetti culturali e artistici collegati al territorio.
Per un operatore dell’accoglienza conoscere il territorio non significa soltanto saper indicare un monumento o fornire un'informazione turistica. Significa saper leggere, interpretare, raccontare e promuovere il patrimonio culturale e artistico, mettendolo in relazione con l'esperienza dell'ospite.
Sono competenze ancora più importanti nel turismo contemporaneo, orientato alla sostenibilità, alle identità locali, al turismo lento, esperienziale ed emozionale e alla costruzione di relazioni tra strutture ricettive, patrimonio ed economie locali.
Cosa accade quando Accoglienza viene assimilata a Sala?
È uno degli aspetti più delicati della questione segnalata.
In alcune realtà, per riuscire a mantenere formalmente la declinazione Accoglienza Turistica, si arriva a costruire un curricolo sostanzialmente sovrapponibile a quello di Servizi di sala e vendita.
Il caso prospettato è molto concreto: al posto di Tecniche della Comunicazione e Relazione possono essere previste attività riconducibili a Scienze degli Alimenti e, al posto di un insegnamento rivolto al patrimonio artistico e territoriale, ulteriori attività di Sala, Bar o Caffetteria.
A quel punto sorge una domanda inevitabile: che cosa rimane della specificità dell’Accoglienza Turistica?
Quale diploma consegue uno studente in questa situazione?
Formalmente il titolo rimane il Diploma di istruzione professionale dell’indirizzo IP17 “Enogastronomia e ospitalità alberghiera”.
La questione decisiva, quindi, non è tanto il nome del diploma, quanto la corrispondenza tra la declinazione dichiarata dalla scuola e le competenze realmente acquisite.
Occorre domandarsi quale rapporto esista tra curricolo effettivamente svolto, declinazione dichiarata, riferimenti ATECO/NUP e professionalità costruita al termine del percorso.
Se Accoglienza finisse per coincidere quasi completamente con Sala, si rischierebbe di produrre una figura formativa difficilmente riconoscibile: non pienamente orientata ai servizi di sala e, nello stesso tempo, privata di una parte delle competenze culturali, comunicative e territoriali proprie dell’accoglienza.
La declinazione può essere soltanto nominale?
È proprio questo uno dei punti sui quali occorrerebbe riflettere.
Anche il D.M. 15 giugno 2022, n. 164, relativo ai quadri di riferimento della seconda prova dell'Esame di Stato degli istituti professionali, tiene conto dell'effettiva declinazione degli indirizzi nei percorsi adottati dalle singole scuole.
La declinazione, quindi, non dovrebbe essere interpretata come una semplice etichetta organizzativa, ma dovrebbe trovare riscontro nel percorso formativo effettivamente realizzato.
La flessibilità curricolare non dovrebbe trasformarsi in una progressiva indifferenziazione dei percorsi, perché in quel caso verrebbe meno la stessa ragione per cui il legislatore ha previsto la possibilità di declinare l'indirizzo sulla base delle esigenze territoriali.
Perché il problema riguarda soprattutto l’organico?
Perché l'autonomia scolastica incontra inevitabilmente il limite delle risorse disponibili.
Per assicurare insegnamenti caratterizzanti occorrono docenti appartenenti alle classi di concorso necessarie. Nelle scuole di dimensioni ridotte, con pochi studenti nella singola declinazione, costruire cattedre o spezzoni sostenibili può diventare particolarmente difficile.
Si determina così un paradosso: le scuole periferiche, che avrebbero maggiore bisogno della flessibilità per adattare l'offerta formativa alle caratteristiche turistiche, culturali ed economiche del territorio, sono spesso quelle che dispongono dei minori margini organizzativi per esercitarla.
L’organico di potenziamento può risolvere il problema?
Può essere uno strumento, ma difficilmente può rappresentare da solo una soluzione strutturale.
Il potenziamento non assicura necessariamente, anno dopo anno, la disponibilità delle specifiche classi di concorso necessarie alla declinazione.
Se l'identità di un percorso dipende esclusivamente dalla presenza contingente di un determinato docente nell'organico dell'autonomia, diventa difficile garantire continuità e programmabilità dell'offerta formativa.
Ed è proprio questo uno dei nodi principali: una scuola non può progettare seriamente un percorso pluriennale se gli insegnamenti che dovrebbero caratterizzarlo dipendono ogni anno da condizioni organizzative aleatorie.
Accoglienza Turistica IP17 e Turismo IT04 sono la stessa cosa?
No.
L'IP17 – Enogastronomia e Ospitalità Alberghiera e l'IT04 – Turismo degli istituti tecnici economici appartengono a ordinamenti differenti e rispondono a impostazioni formative diverse.
Possono essere considerati percorsi complementari all'interno della filiera turistica, ma non automaticamente sostitutivi.
In termini generali, la declinazione professionale di Accoglienza è maggiormente orientata alla dimensione operativa dell'ospitalità e al rapporto diretto con l'ospite; il tecnico Turismo sviluppa invece un percorso con una più marcata impostazione economica, gestionale e di programmazione.
La presenza sul territorio di IT04, pertanto, non costituisce di per sé una ragione per considerare superflua Accoglienza nell'istruzione professionale.
Quali interventi potrebbero essere valutati?
Il problema non sembra richiedere un ritorno alle vecchie articolazioni rigide. L'obiettivo dovrebbe essere, piuttosto, rendere concretamente esercitabile l'autonomia introdotta dalla riforma, anche nelle scuole più piccole.
Tra le ipotesi che meritano un approfondimento vi sono indicazioni nazionali agli Uffici Scolastici Regionali per tutelare le declinazioni nelle piccole istituzioni e nelle aree interne o periferiche; un chiarimento sulla possibilità di costituire classi o gruppi articolati nell'ambito dell'IP17; una maggiore tutela, nelle disposizioni annuali sugli organici, delle discipline a soglia oraria modulabile necessarie alla caratterizzazione del percorso; e soprattutto l'affermazione di un principio: se una scuola attiva una determinata declinazione, il curricolo effettivamente erogato deve essere coerente con il profilo formativo e professionale dichiarato.
Sarebbe inoltre utile una ricognizione nazionale per comprendere quante declinazioni di Accoglienza Turistica siano effettivamente attive, quante siano state soppresse negli ultimi anni e, soprattutto, quante scuole vi abbiano rinunciato non per mancanza di domanda degli studenti e delle famiglie, ma per l'impossibilità organizzativa di sostenerle.
Qual è, allora, la questione di fondo?
Non si tratta di orientare centralmente le scelte degli studenti, né di imporre a tutte le scuole lo stesso curricolo.
La questione è un'altra: rendere effettiva una possibilità che l'ordinamento già riconosce.
Se una declinazione risponde alle scelte degli studenti e ai fabbisogni economici, culturali e turistici di un territorio, il sistema dovrebbe consentire alla scuola di costruirla in maniera riconoscibile e qualitativamente completa.
Altrimenti si produce un effetto contraddittorio: proprio nei territori periferici, dove l'istituto professionale costituisce spesso uno dei principali presìdi formativi e uno strumento fondamentale di collegamento con l'economia locale, rischiano di scomparire le declinazioni maggiormente legate alle specificità del territorio.
La questione merita un approfondimento giuridico?
Sì, soprattutto per stabilire fino a dove arrivino gli strumenti già presenti nell'ordinamento e dove, invece, sia necessario un intervento amministrativo o regolamentare.
Andrebbero approfonditi in particolare il rapporto tra autonomia curricolare, identità della declinazione, profili di uscita, riferimenti ATECO/NUP, formazione delle classi e assegnazione degli organici, con un'attenzione specifica agli istituti professionali di piccole dimensioni e alle realtà periferiche.
La domanda finale, in fondo, è semplice: può una scuola offrire Accoglienza Turistica senza essere messa nelle condizioni di insegnare ciò che rende quel percorso realmente orientato all'accoglienza?
Se la risposta fosse affidata esclusivamente alle disponibilità contingenti dell'organico, il rischio sarebbe quello di avere un'autonomia prevista sulla carta ma difficilmente esercitabile nella realtà.
Ed è proprio qui che la questione dell'Accoglienza Turistica IP17 supera il caso della singola scuola: diventa un problema di equità territoriale dell'offerta formativa e di effettiva attuazione della riforma dell'istruzione professionale.