"Aggressione all’Einaudi di Foggia, appello al ministro Valditara: “Difendere l’autorevolezza educativa”"
Negli ultimi mesi si registra un incremento delle aggressioni ai danni del personale scolastico, fenomeno che evidenzia una preoccupante erosione del riconoscimento sociale della funzione docente
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime ferma condanna per la grave aggressione avvenuta presso l’Istituto Superiore Einaudi di Foggia, dove un docente è stato colpito da un genitore all’interno dell’aula, in presenza degli studenti, a seguito di un richiamo disciplinare. Un fatto che, per la sua collocazione simbolica e istituzionale, travalica la dimensione del singolo episodio e interroga il sistema educativo nel suo complesso.
Negli ultimi mesi si registra un incremento delle aggressioni ai danni del personale scolastico, fenomeno che evidenzia una preoccupante erosione del riconoscimento sociale della funzione docente. L’aula scolastica non è uno spazio privato né un terreno neutro di conflitto: è un luogo pubblico in cui si esercita una funzione costituzionalmente garantita, quella dell’istruzione, attraverso la quale si realizza il principio di uguaglianza sostanziale sancito dall’articolo 3 della Costituzione e il diritto allo studio previsto dall’articolo 34.
Sotto il profilo giuridico, l’ordinamento italiano offre un quadro normativo chiaro. Il docente, nell’esercizio delle sue funzioni, riveste la qualifica di pubblico ufficiale ai sensi dell’articolo 357 del Codice Penale. Le condotte violente o minacciose poste in essere nei suoi confronti integrano fattispecie penalmente rilevanti, quali la violenza o minaccia a pubblico ufficiale (art. 336 c.p.), l’oltraggio a pubblico ufficiale (art. 341-bis c.p.) e, nei casi più gravi, le lesioni personali (art. 582 c.p.), con le relative aggravanti. La procedibilità d’ufficio prevista per tali reati rafforza la tutela pubblica della funzione esercitata.
A ciò si aggiunge l’evoluzione normativa più recente, che ha riconosciuto la specificità della tutela del personale scolastico, rafforzando il principio secondo cui l’aggressione a chi opera nella scuola costituisce un’offesa alla collettività e non un semplice conflitto interpersonale. Il legislatore ha inteso ribadire che l’ambiente scolastico è presidio di legalità e che la sicurezza di chi vi lavora rappresenta una priorità istituzionale.
Tuttavia, la mera previsione normativa non è sufficiente se non accompagnata da un’applicazione rigorosa e uniforme e da una chiara affermazione culturale del valore dell’autorevolezza educativa. Il richiamo disciplinare, quando esercitato con proporzionalità e rispetto della dignità dello studente, rientra pienamente nel mandato professionale del docente. Delegittimarlo attraverso la violenza significa trasmettere agli studenti un messaggio distorto: che la forza possa sostituire il dialogo e che l’istituzione possa essere piegata dall’impulsività.
Il Coordinamento rivolge pertanto un appello al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinché, nel solco dell’attuale normativa italiana, si promuova un intervento strutturale capace di rendere effettiva e visibile la tutela del personale scolastico, garantendo l’applicazione sistematica delle disposizioni vigenti, il rafforzamento dei protocolli di sicurezza e un monitoraggio costante degli episodi di aggressione. Non si tratta di moltiplicare norme, ma di consolidare l’effettività di quelle esistenti e di riaffermare con chiarezza che la scuola è uno spazio giuridicamente protetto.
Difendere l’integrità dell’ambiente scolastico significa proteggere un bene pubblico essenziale. Ogni aggressione a un docente rappresenta un attacco alla funzione educativa della Repubblica e, in ultima analisi, alla qualità della nostra democrazia. La risposta deve essere ferma, coerente con il dettato normativo e culturalmente lungimirante, perché educare ai diritti umani implica, prima di tutto, garantire che chi li insegna possa operare in condizioni di sicurezza, dignità e rispetto.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU