Allerta caldo, scuola il 1° ottobre?
Il 78% dei docenti è d’accordo: non si può più insegnare senza condizionatori
Il caldo a fine e inizio anno scolastico è diventato davvero opprimente: non si tratta più di eventi straordinari ma di una vera e propria emergenza. Per i docenti è ora di prendere provvedimenti: tre insegnanti su cinque, secondo un sondaggio della testata specializzata La Tecnica della Scuola, si dicono a favore con la decisione del sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, che ha stabilito, in caso di allerta rossa per il caldo, che le scuole comunali restino chiuse o che si adottino modalità alternative come la didattica a distanza. Gli insegnanti sembrano favorevoli anche a cambiamenti profondi del calendario scolastico: ben quattro su cinque vedono bene un possibile rientro a scuola il 1° ottobre, anziché a metà settembre, a costo di ridurre i 200 giorni di lezione obbligatori minimi utili per mantenere la regolarità dell’anno scolastico.
La soluzione potrebbero essere i condizionatori d’aria? Secondo gli Open Data del Ministero dell’Istruzione e del Merito – aggiornati all’a.s. 2022/23 e visionati dalla Tecnica della Scuola – ad oggi sarebbero ben 57.350 gli edifici in cui non è garantita la refrigerazione, quindi il 93,55% del totale. Un dato confermato in pieno anche dalla rilevazione online della ‘Tecnica della Scuola’, a seguito della quale risulta che nel 99,3% delle scuole, appartenenti agli insegnanti che hanno fornito il loro contributo al sondaggio, le lezioni si svolgono senza alcun condizionatore d’aria.
IL SONDAGGIO
A partecipare al sondaggio sono stati 400 docenti. Alla domanda “Sei d’accordo con la decisione del sindaco di Palermo che prevede l’attivazione della Dad in caso di allerta rossa per il caldo?” hanno risposto “sì” 239 docenti (il 59,8%) e “no” 161 (il 40,3%). Alla domanda “Rinvieresti l’inizio della scuola al 1° ottobre riducendo i 200 giorni di lezione obbligatori?” hanno risposto “sì” 313 docenti (il 78,3%) e “no” 87 docenti (il 21,8%).
Colpiscono i dati relativi alla presenza di condizionatori d’aria nelle classi. Alla domanda “Nel tuo istituto sono presenti i condizionatori o sono stati previsti interventi per installarli?” hanno risposto “no” 373 docenti (il 93,3%) e 27 hanno detto “sì” (il 6,8%).
CONDIZIONATORI A SCUOLA, ORMAI NECESSARI?
Bisogna dire che a inizio settembre il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha avviato un percorso: “Abbiamo deciso un contributo di 20 milioni di euro destinato alle istituzioni scolastiche per apparecchi e dispositivi per il raffrescamento, con l’obiettivo di migliorare le condizioni e il comfort per gli studenti e personale scolastico. L’avevamo promesso, l’abbiamo fatto”, ha annunciato. La scadenza per fare domanda è fissata a oggi, 11 settembre. Questo basterà a risolvere la situazione? Sicuramente servirà anche l’intervento degli Enti Locali: secondo un’analisi della Tecnica della Scuola, le risorse stanziate copriranno la spesa di circa 50 euro a classe. Mentre il costo per l’acquisto e l’installazione dei condizionatori d’aria è pari ad alcune migliaia di euro per aula.
Nelle risposte aperte, in ogni caso, i docenti hanno chiesto a gran voce la climatizzazione delle classi. In presenza di caldo afoso, come in questi giorni, c’è anche chi chiede modifiche all’orario giornaliero delle lezioni: “Ridurre l’orario scolastico solo le prime tre ore”, “Tempo scuola dalle 8,00 alle 12,00 dall’inizio e fino a tutto il mese di ottobre”, “Riduzione delle ore a 45 minuti”, sono alcune delle proposte pervenute.
SCUOLA IL 1°OTTOBRE?
La risposta del ministro Giuseppe Valditara è arrivata comunque in seguito a vari appelli. Una docente di scuola superiore che lavora in Campania ha anche aperto una petizione su Change.org, che è diventata popolare, volta a smuovere l’opinione pubblica e a chiedere di posticipare il rientro a scuola, se necessario, anche il 1° ottobre.
Si tratta di una soluzione paventata spesso anche da Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. Ma c’è un problema: bisogna comunque garantire 200 giorni di lezione, come stabilisce la legge 9 agosto 1986 n. 467. E questo, secondo il ministro Giuseppe Valditara, rappresenta “un paletto invalicabile”.
Il sindacalista Anief ha replicato ricordando che i giorni “possono essere ridotti con ordinanza dei sindaci per motivi eccezionali, ad esempio per tutelare la salute di studenti e personale scolastico se il dirigente scolastico non riesce ad assicurarla in base all’aggiornamento del DVR (il documento di valutazione dei rischi)”. Come è accaduto a Palermo.
GLI APPROFONDIMENTI
Gli articoli relativi al tema del caldo a scuola e del calendario scolastico sono presenti sul sito TecnicadellaScuola.it.