Assegnazione provvisoria interprovinciale: undici anni di sacrifici non possono più essere ignorati
Appello urgente al Ministro Giuseppe Valditara
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccupazione per la condizione in cui continuano a vivere migliaia di docenti di ruolo che, a distanza di undici anni dalle immissioni in ruolo previste dalla legge n. 107/2015, sono ancora costretti a prestare servizio lontano dalla propria residenza e dai propri affetti, confidando ogni anno nell'assegnazione provvisoria interprovinciale come unico strumento per ricongiungersi ai propri familiari. Sebbene negli ultimi anni siano stati introdotti correttivi alla disciplina delle assegnazioni provvisorie, permane una situazione che continua a penalizzare un numero rilevante di insegnanti, molti dei quali hanno costruito la propria vita professionale garantendo il funzionamento delle scuole del Centro e del Nord Italia, spesso in territori caratterizzati da una cronica carenza di personale. Tra questi figura una quota significativa di docenti della classe di concorso A046 – Discipline giuridiche ed economiche, professionisti che da oltre un decennio assicurano con competenza, senso di responsabilità e spirito di servizio la continuità dell'azione educativa, sostenendo sacrifici che vanno ben oltre quelli normalmente richiesti a un lavoratore della pubblica amministrazione. Il costo di questa scelta organizzativa dello Stato è ricaduto quasi esclusivamente sulle spalle dei docenti. Considerando i canoni medi di locazione nelle città del Centro-Nord, le spese di trasporto per i rientri presso il nucleo familiare, il vitto, le utenze domestiche, il mantenimento di una doppia abitazione e il costante aumento del costo della vita, un docente immesso in ruolo nel 2015 può aver sostenuto una spesa complessiva nell'ordine dei 170.000 euro. Una cifra che restituisce la misura di un sacrificio economico enorme, affrontato esclusivamente per garantire il diritto allo studio degli studenti e la continuità del servizio scolastico. A tale sacrificio economico si aggiunge un prezzo umano che troppo spesso viene sottovalutato. Vivere per oltre un decennio lontano dalla propria famiglia significa rinunciare alla quotidianità con i propri figli, assistere i genitori anziani con enormi difficoltà, affrontare relazioni familiari messe a dura prova dalla distanza e sostenere un continuo pendolarismo che incide profondamente sulla qualità della vita. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene inoltre particolarmente grave che, nell'attuale sistema delle assegnazioni provvisorie interprovinciali, il merito professionale non trovi un adeguato riconoscimento. Il punteggio derivante dagli anni di servizio e quello relativo ai titoli culturali conseguiti risultano sostanzialmente irrilevanti, nonostante rappresentino la misura più oggettiva dell'esperienza maturata, della professionalità acquisita e dell'impegno profuso nella formazione continua. È difficile comprendere come un docente con undici anni di servizio di ruolo, che ha investito nella propria crescita professionale e ha garantito con responsabilità il funzionamento della scuola pubblica, possa vedere completamente mortificato il proprio percorso lavorativo. Una pubblica amministrazione che dichiara di voler valorizzare il merito non può, nei fatti, ignorare proprio gli indicatori che meglio lo rappresentano. Ancora più doloroso è constatare che migliaia di insegnanti vivano il periodo estivo non come un tempo di riposo, ma come settimane di profonda incertezza. Le ferie si trasformano ogni anno in un'attesa carica di angoscia per l'esito delle assegnazioni provvisorie. Fino alla pubblicazione dei risultati non è possibile programmare la vita familiare, organizzare il trasferimento, confermare o disdire un contratto di affitto, pianificare le spese o assumere impegni personali. Una situazione che si ripete puntualmente da anni e che determina un logoramento psicologico non più tollerabile. Questa incertezza produce effetti negativi anche sul sistema scolastico, poiché ritarda la definizione degli organici, rende più complessa l'organizzazione delle scuole e impedisce una programmazione tempestiva delle attività didattiche. Non si tratta, quindi, di una questione che riguarda esclusivamente i docenti, ma dell'efficienza complessiva dell'amministrazione scolastica. Per tali ragioni il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rivolge un appello urgente al Ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinché intervenga con la massima tempestività su una situazione che non è più prorogabile. È necessario adottare misure strutturali che consentano il rientro dei docenti di ruolo fuori sede e, contestualmente, rivedere i criteri delle assegnazioni provvisorie, attribuendo il giusto valore al servizio prestato, all'esperienza maturata e ai titoli culturali acquisiti. Dopo undici anni non si può continuare a chiedere agli stessi lavoratori di sopportare sacrifici economici, familiari e professionali senza offrire una prospettiva concreta. Il riconoscimento del merito non può rimanere un principio astratto, ma deve tradursi in criteri trasparenti e realmente valorizzanti. Una scuola che pretende dedizione, competenza e aggiornamento continuo ha il dovere morale e istituzionale di riconoscere chi ha dimostrato tutto questo sul campo. Restituire questi docenti alle loro famiglie significa restituire credibilità alle istituzioni, rafforzare la fiducia nello Stato e valorizzare una professionalità che, per oltre un decennio, ha sostenuto con spirito di servizio il sistema scolastico nazionale. Prof. Romano Pesavento Presidente CNDDU