Assistenza specialistica a scuola, l'allarme dalla Sardegna
"Senza tutele gli educatori fuggono, a pagare saranno gli studenti"
La precarietà degli educatori impegnati nel servizio di assistenza specialistica nelle scuole di ogni ordine e grado è una delle emergenze sociali e scolastiche meno raccontate, ma tra le più gravi. In Sardegna il fenomeno assume contorni ancora più preoccupanti: contratti frammentati, appalti, stipendi insufficienti, continui cambi di datore di lavoro e nessuna prospettiva di stabilità stanno determinando una vera e propria fuga di professionisti dal settore. Una situazione che rischia di compromettere il diritto allo studio e all'inclusione degli alunni con disabilità e bisogni educativi complessi.
Il tema non è nuovo. Negli anni il Consiglio regionale della Sardegna ha affrontato più volte le criticità legate alle condizioni di lavoro degli educatori impiegati nelle cooperative sociali e alle ricadute sull'assistenza specialistica scolastica. Anche recentemente le organizzazioni dei lavoratori sono tornate in piazza denunciando salari bassi, precarietà e la necessità di superare il sistema degli appalti.
A riportare con forza la questione all'attenzione dell'opinione pubblica è Maria Bazzoni, ex educatrice professionale e oggi insegnante di sostegno in Sardegna. Una professionista che conosce entrambe le realtà: quella dell'assistenza educativa specialistica e quella della scuola.
«Ho vissuto sulla mia pelle anni di precarietà – racconta –. So cosa significa lavorare senza certezze, cambiare continuamente cooperativa, vedere riconosciuta solo una parte del proprio impegno professionale. Oggi, da insegnante di sostegno, continuo a difendere le mie ex colleghe perché conosco il valore del loro lavoro e perché so quanto siano indispensabili per i bambini e per le loro famiglie.»
Secondo Bazzoni, il problema non riguarda esclusivamente le condizioni contrattuali degli educatori, ma investe direttamente la qualità dell'inclusione scolastica. Ogni volta che un educatore lascia il proprio incarico, infatti, si interrompe un percorso educativo costruito con fatica insieme agli alunni, ai docenti e alle famiglie. Un patrimonio di relazioni, competenze e fiducia che difficilmente può essere ricostruito in tempi brevi.
Per questo lancia una proposta concreta: che sia la Regione Sardegna ad assumersi direttamente la gestione dell'intero servizio di assistenza educativa specialistica, superando un sistema fondato sugli appalti che, secondo molti operatori, alimenta instabilità e discontinuità.
«L'assistenza specialistica non può essere considerata un servizio accessorio – sostiene –. È una componente essenziale dell'inclusione scolastica. Investire sugli educatori significa investire sul futuro dei nostri bambini.»
L'allarme riguarda anche le famiglie. Sempre più genitori temono di non trovare professionisti qualificati disponibili a seguire i propri figli. La progressiva fuoriuscita degli educatori dal settore rischia infatti di creare una grave carenza di personale, con inevitabili ripercussioni sulla continuità educativa e sull'efficacia dei progetti individualizzati.
Il dibattito, dunque, non riguarda soltanto il riconoscimento di una categoria professionale, ma il diritto degli studenti più fragili a ricevere un'assistenza stabile, qualificata e continuativa. La Sardegna potrebbe rappresentare un laboratorio di cambiamento, scegliendo di investire direttamente sul servizio e valorizzando una figura professionale che ogni giorno contribuisce concretamente all'inclusione nelle scuole.
Per Maria Bazzoni, la sfida è culturale prima ancora che amministrativa: «Difendere gli educatori significa difendere i bambini. Non possiamo permettere che la precarietà continui a impoverire un servizio così fondamentale per la scuola e per l'intera società.»
Maria Bazzoni