Community Uniti per INDIRE al MIM e al MUR
Questo appello nasce dalla voce di migliaia di docenti in attesa del terzo ciclo INDIRE
È un appello rispettoso, fermo, profondamente grato verso chi ha reso possibile un modello formativo che ha cambiato la vita professionale di tanti.
E oggi aggiunge un principio che non può più essere ignorato: senza formazione non esiste stabilità. Senza formazione, migliaia di docenti — italiani e con titolo estero — sono condannati al limbo.
1. La validità del modello INDIRE: confermata dai fatti
Il modello INDIRE ha dimostrato di essere:
- Efficace nel formare docenti già in servizio.
- Equo nel ridurre costi e barriere.
- Sostenibile per il sistema scolastico.
- Coerente con la tutela degli alunni con disabilità.
Lo ha riconosciuto anche il Ministro Valditara, sottolineando che INDIRE ha risposto a un bisogno reale: formare chi già garantiva inclusione nelle classi più fragili.
Un fatto decisivo: il ruolo ottenuto senza i 12,5 punti
I docenti specializzati con i percorsi INDIRE sono entrati in ruolo rientrando in graduatoria anche senza il riconoscimento dei 12,5 punti aggiuntivi, punti attribuiti invece ai docenti TFA ordinario.
Questo dimostra:
- la solidità della formazione INDIRE;
- la capacità dei docenti INDIRE di competere senza alcun vantaggio aggiuntivo;
- l’incoerenza dell’attuale disparità di punteggio.
Il sistema ha già riconosciuto nei fatti la qualità del percorso.
Ora deve riconoscerne la continuità.
2. I docenti con titolo estero: la categoria più esposta al limbo
Un capitolo essenziale di questo appello riguarda i docenti con titolo estero, che oggi vivono una condizione ancora più fragile.
Molti di loro:
- non sono rientrati nel primo ciclo e nemmeno nel secondo;
- non hanno notizie ufficiali di un terzo ciclo;
- non hanno alcuna alternativa per il riconoscimento del loro titolo;
- hanno l'ombra del rigetto che incombe.
La loro posizione li espone a un rischio enorme:
senza formazione, non possono stabilizzarsi.
E senza stabilizzazione, sono condannati a un limbo professionale che nessun docente dovrebbe vivere.
Questi docenti non chiedono privilegi:
chiedono che venga riconosciuto il loro diritto alla formazione, esattamente come è stato riconosciuto a chi ha avuto accesso ai cicli precedenti.
3. Prima ancora della stabilità: il diritto alla formazione
La Community lo afferma con forza:
la formazione non è un privilegio, è un diritto.
E questo diritto deve essere garantito a chi ha già dimostrato sul campo competenza, responsabilità, presenza, continuità.
La stabilità è un obiettivo legittimo, ma non può esistere senza formazione.
E la formazione non può essere negata a chi ha già costruito il proprio futuro professionale dentro le scuole italiane.
Senza il terzo ciclo:
- i docenti non possono specializzarsi;
- non possono accedere alle procedure di stabilizzazione;
- non possono tutelare la continuità didattica dei loro alunni;
- restano condannati a un limbo professionale che nessun lavoratore dovrebbe vivere.
4. Gratitudine per un lavoro immenso
Come portavoce, sento il dovere di esprimere una gratitudine profonda.
Perché senza l’immenso lavoro svolto da chi ha progettato, sostenuto e difeso il modello INDIRE, io — e migliaia di persone come me — probabilmente non avremmo mai potuto specializzarci.
Grazie a:
- chi ha creduto nella formazione online quando sembrava impossibile;
- chi ha costruito piattaforme, materiali, tutoraggi, percorsi;
- chi ha permesso a docenti lontani centinaia di chilometri di accedere a una formazione seria, rigorosa, inclusiva;
- chi ha dato dignità all’esperienza maturata sul campo.
INDIRE ha aperto una porta che per tanti era rimasta chiusa.
Questa gratitudine non è retorica: è memoria viva.
5. Il costo dell’attesa del terzo ciclo: una sofferenza che non può più essere ignorata
La Community riceve ogni giorno testimonianze che raccontano una verità drammatica:
“Vivere così, nell’incertezza, è diventata un’agonia.”
Dietro ogni pratica ci sono docenti che:
- Temono di perdere il lavoro
- Vivono nell’ansia
- Non dormono
- Sostengono famiglie e figli
- Arrivano a scuola stremati
L’attesa del terzo ciclo sta diventando una precarietà emotiva che nessun sistema formativo dovrebbe tollerare.
6. Non un privilegio: una possibilità
La Community lo ribadisce con chiarezza:
“Non chiediamo scorciatoie. Chiediamo una possibilità.”
I docenti INDIRE — italiani e con titolo estero — non chiedono vantaggi.
Chiedono di poter continuare a lavorare, formarsi, crescere, garantire stabilità agli studenti con disabilità.
Chiedono che venga loro data la possibilità di farlo.
7. Appello al MIM e al MUR: serve una risposta chiara sul terzo ciclo
La richiesta è semplice e legittima:
Un sì o un no. Una data. Una partenza. Una possibilità.
Il MIM e il MUR hanno oggi una responsabilità precisa:
- Dare certezza a migliaia di lavoratori.
- Proteggere la continuità didattica degli alunni più fragili.
- Riconoscere ancora il valore dell’esperienza maturata sul campo.
- Garantire equità rispetto ai cicli precedenti.
Il sistema non può permettersi di lasciare sospese migliaia di persone che chiedono solo di continuare a lavorare.
8. Conclusione: il futuro è già in atto e il suo seguito non può essere rimandato
Questo appello non è un atto di protesta.
È un atto di responsabilità.
È un atto di gratitudine.
Ed è un atto di speranza.
È la voce di una community che ha scelto la competenza, la formazione, la crescita professionale.
È la voce di docenti che hanno già dimostrato il loro valore nelle classi più complesse.
È la voce di chi non chiede privilegi, ma dignità.
“Dateci un sì o un no. Dateci una data. Dateci una possibilità concreta di ricominciare.”
Il futuro dei docenti INDIRE — triennalisti e con titolo estero, in attesa del terzo ciclo — non può essere rimandato ancora.
E la scuola italiana non può permettersi di perdere chi ogni giorno la tiene in piedi.
Daniela Nicolò portavoce Community Uniti per INDIRE