FIS 2025/26, ANCODIS: «Trattenute al 39,5%, così non va»

Il presidente ANCODIS rileva il divario con la sanità: «Il peso fiscale disincentiva chi assume incarichi aggiuntivi»

A cura di Diego Palma Diego Palma
19 settembre 2026 09:49
FIS 2025/26, ANCODIS: «Trattenute al 39,5%, così non va»  - La Voce della Scuola
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Il cedolino del FIS 2025/2026 è visibile, ma per chi ha svolto attività aggiuntive nella scuola la differenza tra compenso lordo e somma effettivamente percepita può essere rilevante. A riportare il tema al centro dell'attenzione è Rosolino Cicero presidente di ANCODIS – Associazione Nazionale dei Collaboratori dei dirigenti scolastici e delle figure di sistema, partendo direttamente dal proprio cedolino.

Nel suo caso, sul compenso relativo al Fondo dell'Istituzione Scolastica (FIS), Rosolino Cicero rileva un'incidenza complessiva delle trattenute fiscali e previdenziali pari al 39,5% del lordo.

Un dato personale, che non può essere automaticamente esteso a tutti i dipendenti della scuola come se si trattasse di un'aliquota unica, ma che riapre una questione più generale: quanto resta effettivamente del salario accessorio a chi decide di assumere incarichi e responsabilità ulteriori rispetto agli obblighi ordinari?

«Nei precedenti anni scolastici – spiega Cicero – ho avuto la stessa percentuale di trattenuta fiscale e previdenziale. Questo trattamento è iniquo e demotivante per chi si impegna oltre gli obblighi contrattuali a scuola».

FIS, quasi quattro euro su dieci tra fisco e contributi nel caso segnalato

Il FIS serve a remunerare una parte importante delle attività aggiuntive svolte all'interno delle istituzioni scolastiche. Dietro quella voce del cedolino ci sono ore di lavoro, incarichi, responsabilità organizzative, attività progettuali e funzioni necessarie a garantire l'operatività delle scuole.

Per ANCODIS, dunque, il problema non riguarda soltanto la cifra che compare sul cedolino, ma il rapporto tra responsabilità assunte, lavoro effettivamente svolto e compenso netto percepito.

Il presidente ANCODIS sintetizza così il disagio:

Con il nostro lavoro garantiamo il diritto allo studio ai nostri alunni e il funzionamento organizzativo e didattico delle nostre scuole e lo Stato ci tratta da figliastri.

Parole che esprimono la posizione di ANCODIS e che pongono una questione concreta: se il compenso accessorio viene significativamente ridotto dall'insieme delle trattenute fiscali e previdenziali, la disponibilità del personale ad assumere ulteriori incarichi può diminuire.

Il confronto con la sanità e la flat tax al 15%

È proprio su questo punto che Cicero rileva una differenza rispetto a un altro settore fondamentale del pubblico impiego: la sanità.

Per determinate prestazioni aggiuntive del personale sanitario, la normativa prevede infatti un'imposta sostitutiva dell'IRPEF e delle addizionali regionali e comunali pari al 15%. La misura riguarda specifiche prestazioni individuate dalla legge: non significa, quindi, che qualsiasi ora di straordinario di ogni lavoratore della sanità sia automaticamente assoggettata all'aliquota del 15%.

Il confronto, tuttavia, pone una questione che Cicero considera rilevante: scuola e sanità concorrono alla tutela di diritti costituzionalmente garantiti, ma per alcune tipologie di lavoro aggiuntivo il trattamento fiscale previsto dal legislatore è differente.

«Lavoratori impegnati nella tutela di due diritti costituzionalmente garantiti – osserva Acondis – sono trattati fiscalmente in modo completamente diverso».

Il punto non è mettere in discussione l'agevolazione riconosciuta al personale sanitario, ma interrogarsi sulla possibilità di rendere fiscalmente più conveniente anche il lavoro aggiuntivo svolto nella scuola: due diritti - alla salute e all'istruzione - costituzionalmente garantiti ma con trattamenti molto diversi per il personale!

Dal 2026 c'è il 15% nel pubblico impiego, ma fino a 800 euro

Il quadro fiscale, tuttavia, va letto tenendo conto di una novità importante introdotta dalla Legge di Bilancio 2026.

Per il 2026 è stata prevista un'imposta sostitutiva del 15% sul trattamento economico accessorio del personale non dirigenziale delle pubbliche amministrazioni, entro il limite complessivo di 800 euro, per i lavoratori che rispettano il requisito reddituale stabilito dalla norma.

Si tratta di un primo intervento che coinvolge anche il pubblico impiego e, quindi, potenzialmente il personale scolastico che rientra nei requisiti previsti.

La questione, però, riguarda proprio la portata dell'agevolazione: il tetto degli 800 euro limita l'effetto della detassazione quando il trattamento accessorio complessivamente percepito supera tale importo.

Per il personale del Servizio sanitario nazionale già destinatario delle specifiche agevolazioni previste per determinate prestazioni aggiuntive, inoltre, la normativa contempla un quadro particolare.

È dunque su questo terreno che si inserisce il confronto sollevato daANCODIS: non sull'assenza assoluta di qualsiasi agevolazione per i dipendenti pubblici, ma sulla differente estensione delle misure fiscali applicabili al lavoro aggiuntivo.

ANCODIS: «Così molti docenti scelgono di non assumere incarichi»

Per il presidente ANCODIS, la conseguenza più preoccupante non riguarda però soltanto il portafoglio del singolo lavoratore.

Collaboratori del dirigente scolastico, responsabili di plesso, referenti, coordinatori e altre figure di sistema svolgono attività che incidono direttamente sull'organizzazione delle istituzioni scolastiche.

Si tratta spesso di docenti che, oltre all'attività didattica ordinaria, accettano responsabilità ulteriori necessarie al funzionamento quotidiano degli istituti.

Se il rapporto tra lavoro richiesto e compenso netto viene considerato poco conveniente, il rischio è che una parte delle professionalità disponibili decida semplicemente di non accettare più gli incarichi aggiuntivi.

Cicero lo afferma esplicitamente:

Questo livello di tassazione e il conguaglio di febbraio inducono molti docenti a fare altre scelte, a danno della scuola. Risorse umane e professionali preferiscono non svolgere alcun incarico aggiuntivo per gli oneri fiscali e contributivi.

È un effetto che, secondo il presidente dell'associazione, può trasformare una questione apparentemente retributiva in un problema organizzativo.

Se diminuisce il numero dei docenti disponibili ad assumere funzioni aggiuntive, infatti, la difficoltà ricade sull'intera comunità scolastica e, in particolare, sull'organizzazione delle attività degli istituti.

L'incognita del conguaglio fiscale di febbraio 2027

C'è poi un secondo elemento che preoccupa: il conguaglio fiscale.

Il precedente richiamato è quello del febbraio 2024, quando le operazioni di conguaglio determinarono per alcuni lavoratori della scuola decurtazioni molto elevate e, in casi estremi riportati all'epoca dalla stampa, cedolini ridotti a importi simbolici.

Cicero ricorda quella vicenda e guarda già al prossimo appuntamento:

Ricordi che nel febbraio 2024 facemmo scoppiare il caso del conguaglio fiscale che ha determinato stipendi anche di un euro? Nulla è cambiato da questo punto di vista, perché adesso attendiamo con ansia il mese di febbraio 2027. E tra arretrati e incrementi stipendiali lordi sono molto timoroso.

Su questo aspetto è necessaria una precisazione: non è possibile prevedere oggi quale sarà l'effetto del conguaglio di febbraio 2027 sul singolo lavoratore. Il risultato dipenderà dai redditi effettivamente percepiti durante l'anno, dalle ritenute già operate, dalle detrazioni spettanti e dalla situazione fiscale individuale

La preoccupazione espressa da Cicero nasce però dall'esperienza degli anni precedenti e dalla possibilità che la presenza di più componenti retributive renda particolarmente evidente l'effetto delle operazioni di conguaglio.

«Il FIS rischia di essere eroso»

È qui che il presidente di ANCODIS utilizza un'espressione particolarmente efficace per descrivere la percezione di chi svolge attività aggiuntive:

Il FIS è eroso dalla tassazione e rischia di annullarsi con il conguaglio fiscale di febbraio. Come dire: abbiamo lavorato per la gloria.

Naturalmente, il conguaglio non rappresenta una seconda tassazione specifica del FIS: è l'operazione attraverso la quale vengono ricalcolate le imposte complessivamente dovute sulla base dei redditi effettivamente percepiti e delle ritenute già applicate.

Dal punto di vista del lavoratore, tuttavia, ciò che conta alla fine è il netto annuale effettivamente disponibile. Ed è proprio su questa distanza tra compenso lordo riconosciuto e beneficio economico percepito che Acondis concentra la sua riflessione.

Una questione che riguarda soprattutto le figure di sistema

Il tema assume un significato particolare per ANCODIS, associazione che rappresenta collaboratori dei dirigenti scolastici e figure di sistema.

Sono professionalità sulle quali si regge una parte significativa dell'organizzazione quotidiana degli istituti: dalla collaborazione con la dirigenza alla gestione dei plessi, dal coordinamento delle attività alle numerose funzioni organizzative necessarie nelle scuole autonome.

Il rischio segnalato è quello di un progressivo disinvestimento personale: docenti con esperienza e competenze organizzative potrebbero valutare che il compenso netto non giustifichi più l'assunzione di ulteriori responsabilità.

In questo senso la questione fiscale smette di essere soltanto economica e diventa anche una questione di gestione delle risorse umane nella scuola.

Anief aveva già posto il tema della detassazione

La necessità di intervenire sulla fiscalità del salario accessorio della scuola è stata posta anche in sede sindacale. Anief, con il presidente Marcello Pacifico, ha sollevato il problema chiedendo un'estensione delle misure di detassazione e un trattamento più favorevole per il lavoro aggiuntivo del personale scolastico.

È un elemento che Cicero stesso riconosce, ricordando come Pacifico avesse posto la questione «in tempi non sospetti».

Il dibattito, quindi, non nasce con il singolo cedolino FIS 2025/2026. Il caso personale del presidente ANCODIS offre però un dato concreto — il 39,5% di trattenute fiscali e previdenziali complessivamente rilevate — dal quale tornare a interrogarsi sull'effettiva capacità del salario accessorio di incentivare chi assume responsabilità ulteriori.

Il nodo: incentivare chi manda avanti l'organizzazione delle scuole

La domanda finale riguarda il modello con il quale lo Stato intende remunerare il lavoro aggiuntivo dei propri dipendenti.

Nella sanità sono state introdotte specifiche agevolazioni fiscali per determinate prestazioni aggiuntive. Nel pubblico impiego, dal 2026, è stata prevista una tassazione sostitutiva del 15% sul trattamento accessorio entro il limite stabilito dalla legge.

La differenza tra i due regimi viene rilevata, non semplicemente contestata, da Acondis come punto sul quale aprire una riflessione.

Perché dietro il FIS non ci sono soltanto numeri in un cedolino. Ci sono ore di lavoro e responsabilità assunte da persone che contribuiscono concretamente al funzionamento organizzativo e didattico degli istituti.

Il caso segnalato da Rosolino Cicero ANCODIS, con un'incidenza dichiarata del 39,5% tra trattenute fiscali e previdenziali, pone quindi una questione che supera la vicenda individuale.

Se il salario accessorio deve incentivare il personale ad assumere responsabilità ulteriori, la sua capacità incentivante dipende inevitabilmente anche da quanto di quel compenso arriva effettivamente nelle tasche del lavoratore.

E se docenti e figure di sistema iniziano a ritenere che il gioco non valga più la candela, il conto rischia di non presentarsi soltanto sul cedolino.

Potrebbe presentarsi direttamente nelle scuole, quando bisognerà trovare qualcuno disposto ad assumersi quelle responsabilità aggiuntive necessarie ogni giorno al loro funzionamento.

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