Assunzioni DS: il MIM cambia interpretazione delle norme. Ma il confronto non è chiuso
Al MIM il 5 giugno nuova interpretazione delle norme sulle assunzioni DS 2026/27. Meccanismo cambiato rispetto a marzo. Ma il confronto non è chiuso: se ne riparlerà dopo il 15 luglio.
Il 5 giugno 2026 si è tenuto al Ministero dell'Istruzione e del Merito l'incontro di informativa sui contingenti assunzionali dei dirigenti scolastici e l'avvio del confronto sui criteri per il conferimento degli incarichi dirigenziali e per la mobilità interregionale per l'anno scolastico 2026/27. Presenti per l'Amministrazione il Capo Dipartimento Carmela Palumbo, il Direttore Generale Maria Assunta Palermo e la dirigente Maria Teresa Stancarone. Al tavolo le delegazioni di ANP, DirigentiScuola, CISL Scuola, FLC CGIL e UIL Scuola RUA.
Non è stato un incontro di routine e sicuramente non sarà l'ultimo per provare a sciogliere i molti nodi riguardanti le assunzioni dei nuovi Dirigenti Scolastici.
Il precedente: marzo
Per capire cosa è successo il 5 giugno occorre tornare al tavolo tecnico di fine marzo, quando l'Amministrazione aveva illustrato per la prima volta il meccanismo immaginato per le immissioni in ruolo. Tre fasi: accantonamento dei posti per i vincitori del concorso ordinario senza distinzione tra vincitori e idonei, distinzione che il decreto Milleproroghe aveva formalmente eliminato assimilando le due figure ai fini delle nomine in ruolo; mobilità interregionale sul 100% dei posti non accantonati; posti residuati ripartiti al 60% alla graduatoria regionale dell'ordinario e al 40% alla graduatoria nazionale del concorso riservato.
Nel suo resoconto dell’incontro, la FLC CGIL mette in evidenza che già dal 6 febbraio il sindacato aveva scritto al MIM segnalando la necessità di avviare per tempo un'informativa sulle modalità di applicazione delle norme introdotte. E che l’interpretazione delle norme emersa dagli incontri del 3 e 30 marzo differiva da quella illustrata.
Il 5 giugno, in altri termini, è cambiata la posizione dell’amministrazione.
E, in effetti, nelle settimane successive al tavolo di marzo le reazioni erano state intense. In particolar modo, i vincitori del concorso riservato e i loro referenti politici avevano contestato con forza il meccanismo prospettato, ritenuto penalizzante rispetto alle aspettative maturate nel corso delle procedure. Si sono moltiplicate le interlocuzioni informali con il Ministero e il risultato di quelle pressione è stato, presumibilmente, il meccanismo presentato il 5 giugno.
Il nuovo meccanismo
L'impostazione presentata il 5 giugno è diversa su un punto decisivo. L'accantonamento pre-mobilità riguarda ora esclusivamente i vincitori del concorso ordinario, con esclusione degli idonei, 255 unità in tutto. La mobilità interregionale rimane al 100% dei posti non accantonati. La terza fase cambia logica: i posti residuati dalla mobilità vengono sommati a quelli accantonati in fase uno, e su quella cifra complessiva si applica la proporzione, almeno il 60% all'ordinario, fino al 40% al riservato, con il vincolo che il numero stabilito in fase uno non è riducibile.
Un esempio concreto: se in fase uno vengono accantonati 61 posti e dalla mobilità ne residuano altri 39, il totale è 100. Su 100 si applica la proporzione: 60 all'ordinario, 40 al riservato. Ma poiché in fase uno erano già stati garantiti 61 posti all'ordinario, all'ordinario vanno 61 e i restanti 39 possono andare tutti al riservato, anche in presenza di altri vincitori o idonei nelle graduatorie regionali.
L'Amministrazione ha chiarito che "almeno il 60%" e "fino al 40%" non rappresentano quote fisse ma limiti entro cui operare, con valutazione regione per regione in base alla consistenza effettiva delle graduatorie. Nella graduatoria nazionale del concorso riservato risultano attualmente 1.568 vincitori ancora da assumere.
I numeri
I posti vacanti e disponibili comunicati ai sindacati sono 348. La capacità assunzionale complessiva è quantificata in 366 unità, differenza che incorpora i 18 trattenimenti in servizio autorizzati — su cui diverse organizzazioni hanno sollevato perplessità per la disomogeneità applicativa tra gli USR. Il dato è ancora provvisorio: mancano alcune certificazioni INPS e il monitoraggio degli USR non è concluso. L'ANP stima 210-215 assunzioni dall'ordinario e 130-135 dal riservato al termine delle operazioni. La CISL Scuola ha segnalato l'opportunità di chiedere al MEF l'autorizzazione ad assumere anche sui posti oggetto di cessazioni tardive dello scorso anno e di assunzioni anomale, casi in cui lo stesso candidato risultava già assunto dal riservato prima di essere chiamato dall'ordinario.
Le fasce di complessità
Il tema è tornato sul tavolo senza novità sostanziali. Il MIM ha assunto l'impegno di rivedere le fasce al termine delle operazioni di mobilità, impegno ribadito, secondo DirigentiScuola, ad ogni incontro da oltre due anni senza concreta attuazione. Per il 2026/27 i punteggi saranno rideterminati sulla base dei criteri vigenti. La revisione è promessa a partire dal 2027/28, con confronto sindacale da aprire a settembre.
Le posizioni
L'ANP si è limitata a prendere atto delle comunicazioni dell’amministrazione, quantificando, come "mera proiezione", il numero di assunti dall'ordinario e dal riservato, ribadendo come risultato positivo la destinazione del 100% dei posti non accantonati alla mobilità interregionale. Nel pomeriggio dello stesso 5 giugno ha organizzato un webinar per illustrare ai propri iscritti i contenuti dell'incontro, completo di slide e proiezioni.
I vincitori del concorso ordinario hanno risposto con una lettera-appello alle forze politiche, firmata il giorno stesso. La denuncia richiama l'art. 97 della Costituzione e contesta quella che definisce l'ennesima modifica delle regole a danno del merito. L'esempio del Veneto è circostanziato: 30 posti accantonati per l'ordinario, a fronte di 120 riservisti assunti nel 2024 e soli 22 ordinaristi nel 2025. Il meccanismo 60/40 post-mobilità, nella loro lettura, non recupera il divario ma crea una disparità interna alla stessa graduatoria, poiché chi rientra nei posti accantonati ha certezza di assunzione, chi è oltre rischia di essere scavalcato dal riservato. La lettera annuncia ricorsi se verrà confermato il meccanismo descritto nell’incontro.
I DS fuori regione ottengono la conferma della mobilità al 100% per quest'anno, misura straordinaria prorogata dal dl 200/2025, ma con prospettive ridimensionate. Il CCNL in corso di rinnovo sembra orientarsi verso una soglia dell'80% come regime ordinario. In compenso acquisiscono una garanzia procedurale nuova, con le sopravvenienze dei posti che si liberano durante le operazioni di mobilità interregionale che vengono immediatamente reimmessi nel processo, senza congelare tutto alla fotografia del giorno di apertura.
La FLC CGIL ha espresso nel corso dell'incontro forte perplessità sulle tempistiche con cui sono stati definiti i criteri di assunzione, ricordando di aver segnalato già dal 6 febbraio la necessità di un'informativa tempestiva e sottolineando come l'assenza di certezze abbia contribuito a determinare «in tutti i soggetti interessati un clima di forte tensione, alimentato anche dai numerosi interventi che nel tempo hanno modificato un quadro normativo già particolarmente complesso». Un giudizio che fotografa con precisione lo stato del confronto.
Fratta: il confronto non è chiuso
La voce più critica sull'esito dell'incontro è quella di Attilio Fratta, presidente nazionale di DirigentiScuola, che è critico sia sul merito della proposta dell'Amministrazione sia sulle modalità con cui ne è stata data comunicazione dopo l’incontro.
Sul merito, ha precisato Fratta: «l'amministrazione ha fatto la sua proposta pensando che passasse liscia. Io mi sono opposto perché non è corretto quello che hanno proposto». E ha tenuto a chiarire che nessun verbale è stato firmato, nessuna circolare emanata, nessuna nota trasmessa, perché il confronto non è ancora chiuso e quindi ogni valutazione risulta prematura e distorsiva.
Ha inoltre precisato un punto tecnico rilevante: l'incontro del 5 giugno riguardava esclusivamente i criteri di accantonamento per la mobilità interregionale, non le nuove assunzioni. «La circolare sulla mobilità non ha niente a che fare con l'affidamento degli incarichi», ha precisato, e le assunzioni si discuteranno dopo il 15 luglio, quando saranno disponibili i dati definitivi.
La lettura della CISL
A offrire la chiave di lettura più distaccata è Raffaele Vitale della CISL Scuola, interpellato da vocedellascuola.it. «La possibilità di soddisfare tutte le richieste risulta difficile», osserva Vitale, «e sicuramente qualsiasi interpretazione delle norme porterà a contenziosi che andranno ad alimentare ulteriori incertezze». La radice del problema, nella sua analisi, è nella stratificazione normativa: un concorso nazionale che si accavalla con uno regionale, il che ha generato aspettative di mobilità per il riavvicinamento dei vincitori del 2017, difficili da soddisfare tutte insieme; idonei dichiarati vincitori nel corso delle procedure; una procedura riservata che, sottolinea con una precisazione non scontata, «non è una procedura meno importante» rispetto all'ordinaria. L'interpretazione del MIM del 5 giugno è, a suo giudizio, «forse quella che genera meno conflittualità» poiché tutela gli ordinaristi nei limiti dei posti messi a concorso, aumenta le possibilità di mobilità interregionale, limita solo in alcune regioni le assunzioni degli idonei, rimette in gioco qualche posto per i riservisti. Un puzzle «che sarà differente da regione a regione» e i cui effetti saranno valutabili solo al termine della fase di mobilità del 15 luglio. Ma, spiega Vitale, «è ipotizzabile che qualche strascico lo porteremo dietro per qualche altro anno, a dimostrazione della complessità della vicenda».
Una previsione sobria. E, considerata la storia recente, difficile da contestare.