Autismo, Petra Dillmann: «L'inclusione si costruisce insieme»
Dal Congresso mondiale sull'autismo in Namibia, intervista a la presidente WAO su scuola, diritti e futuro.
WINDHOEK (NAMIBIA) – Essere qui a Windhoek, in occasione del 6° Congresso mondiale sull'autismo, in programma dal 3 al 5 novembre 2026, significa avere l'opportunità di incontrare persone che, con il loro impegno quotidiano, contribuiscono a cambiare il modo in cui l'autismo viene conosciuto, compreso e accolto nelle diverse parti del mondo.
Tra gli incontri più significativi di questa esperienza c'è sicuramente quello con Petra Dillmann, presidente della World Autism Organisation (WAO) e di Autism Namibia, una donna che da oltre trent'anni dedica il proprio lavoro alla sensibilizzazione sull'autismo, al sostegno delle famiglie e alla promozione dei diritti delle persone autistiche.
Ho avuto il piacere di intervistarla proprio in un momento particolarmente importante del suo percorso: questo Congresso segna infatti anche la conclusione del suo mandato alla guida della World Autism Organisation.
Incontrarla qui, nel suo Paese, dove l'organizzazione di un evento internazionale di questa portata rappresenta un traguardo significativo, mi ha permesso di approfondire non soltanto le difficoltà che le persone autistiche affrontano in Namibia, ma anche il valore dell'educazione, della formazione degli insegnanti e della collaborazione internazionale.
È stata una conversazione ricca di spunti, nella quale ho ritrovato temi che considero fondamentali per il mondo della scuola: il diritto all'inclusione, la necessità di superare i pregiudizi e la responsabilità che ciascuno di noi ha nel costruire una società più consapevole.
La mia intervista a Petra Dillmann
Presidente Dillmann, innanzitutto è un vero piacere incontrarla qui a Windhoek. Vorrei iniziare chiedendole che cosa significhi per la Namibia ospitare per la prima volta il Congresso mondiale della World Autism Organisation.
Petra Dillmann: È la prima volta che un Congresso di questo tipo si svolge in Namibia e per noi rappresenta un'opportunità straordinaria. Significa poter accedere a informazioni, conoscenze ed esperienze provenienti da Paesi al di fuori dell'Africa, ricevendo nuovi stimoli e nuove prospettive.
Allo stesso tempo abbiamo numerosi relatori africani, quindi si tratta di un'occasione di apprendimento reciproco. Il Congresso è soprattutto un'opportunità per creare reti, condividere esperienze e mettere in contatto persone provenienti da tutto il mondo. In fondo, è proprio questo il suo significato: riunire il mondo intorno all'autismo.
Quali sono, oggi, le principali sfide che le persone autistiche devono affrontare in Namibia?
Petra Dillmann: Le difficoltà maggiori sono legate allo stigma, ai miti e ai pregiudizi ancora molto diffusi. Ci sono persone che credono che chi è autistico sia vittima di una maledizione, che debba essere nascosto o frequentare esclusivamente scuole speciali. Esiste anche la convinzione che le persone autistiche non siano in grado di lavorare.
Questo atteggiamento riguarda la disabilità in generale, ma è particolarmente evidente quando parliamo di autismo e di condizioni legate alla salute mentale, perché spesso non sono immediatamente visibili.
Le persone tendono ad avere paura di ciò che non vedono e non conoscono. Ed è proprio questa paura che impedisce loro di accogliere e comprendere la diversità.
Vorrei soffermarmi su un tema che mi sta particolarmente a cuore, quello dell'inclusione scolastica. Qual è attualmente la situazione degli studenti autistici nelle scuole della Namibia?
Lavoriamo per migliorare questa situazione da trent'anni e, lentamente, stiamo facendo dei progressi.
La Namibia ha adottato una politica sull'educazione inclusiva, ma la difficoltà principale è riuscire ad applicarla concretamente.
Le risorse economiche sono molto limitate. Le famiglie spesso non hanno i mezzi necessari e anche il Governo non dispone di finanziamenti sufficienti. Per questo motivo dipendiamo ancora, in parte, dalle donazioni provenienti dall'estero.
Abbiamo quindi una politica che riconosce l'importanza dell'inclusione, ma dobbiamo ancora lavorare molto per trasformarla in una realtà accessibile a tutti.
Ascoltando le sue parole, penso inevitabilmente al ruolo fondamentale della scuola. Quanto sono importanti, secondo lei, gli insegnanti nella costruzione di una società realmente inclusiva?
Petra Dillmann: Gli insegnanti hanno un ruolo importantissimo, davvero fondamentale. Ma credo che tutti debbano essere disposti a formarsi e ad acquisire nuove competenze, non soltanto gli insegnanti, ma anche i genitori.
Quando diventiamo genitori di un bambino autistico, spesso ci troviamo di fronte a qualcosa che non avevamo previsto e di cui inizialmente sappiamo molto poco.
Qui in Namibia capita frequentemente che un insegnante dica: «Non posso insegnare a un bambino autistico perché non conosco l'autismo».
Ma anche noi genitori, all'inizio, non ne sapevamo nulla.
Per questo credo che tutti dobbiamo essere pronti a imparare. Non possiamo fermarci davanti a ciò che non conosciamo. Dobbiamo acquisire competenze, informarci e crescere insieme.
Organizzare un Congresso mondiale deve essere stata una sfida enorme. Qual è stata la difficoltà maggiore e, soprattutto, quale risultato la rende più orgogliosa?
Petra Dillmann: Il risultato di cui sono più orgogliosa è proprio essere riusciti a organizzare questo Congresso qui, in Namibia. Il fatto stesso di essere riusciti a realizzarlo rappresenta per noi un grande traguardo.
Sono molto soddisfatta anche del coinvolgimento e del sostegno del Governo.
Un altro risultato importante è vedere che, dopo trent'anni di lavoro, Autism Namibia sta progressivamente diventando un'organizzazione sempre più forte, credibile e riconosciuta.
Tuttavia, ci sono ancora molte famiglie che non possono partecipare a un evento come questo a causa dei costi.
Dobbiamo quindi continuare a lavorare a livello regionale, raccogliere fondi e trovare il modo di sostenere i genitori, gli assistenti scolastici, gli insegnanti e tutte le persone che potrebbero beneficiare di queste opportunità formative.
Credo che la società debba fare molto di più per accogliere le persone autistiche.
Sono pienamente d'accordo con lei. Vorrei concludere questa nostra conversazione guardando al futuro. Questo Congresso coincide anche con la conclusione del suo mandato alla presidenza della World Autism Organisation. Quali sono le sue aspettative per il prossimo presidente e per il futuro della WAO?
Petra Dillmann: Mi auguro che il prossimo presidente possa proseguire il lavoro che abbiamo portato avanti e far crescere i semi che sono stati piantati dai presidenti che ci hanno preceduto.
La nostra organizzazione ha attraversato anche anni difficili, ma credo che il futuro possa essere positivo.
Spero che la WAO continui a crescere, che si rafforzino le collaborazioni e che si creino nuove reti internazionali.
Vorrei vedere una World Autism Organisation sempre più grande, sempre più presente e riconosciuta nel mondo.
Sarà difficile, certamente, ma è possibile.
Presidente Dillmann, la ringrazio davvero per il tempo che mi ha dedicato. Per me è stato un onore poterla incontrare e intervistare, soprattutto in un momento così significativo del suo percorso.
Petra Dillmann: Grazie a lei. È stato un piacere.
Una riflessione da Windhoek: l'inclusione comincia dalla conoscenza
Al termine di questa intervista, porto con me soprattutto una riflessione: non possiamo pretendere di costruire una scuola inclusiva se non siamo disposti, prima di tutto, a conoscere e a imparare.
Tra le parole di Petra Dillmann, una considerazione mi ha colpita in modo particolare: quando un insegnante afferma di non poter accogliere uno studente autistico perché non conosce l'autismo, dovrebbe ricordare che anche i genitori, all'inizio del loro percorso, spesso non possedevano quelle conoscenze.
È un messaggio semplice, ma estremamente importante.
La formazione non dovrebbe essere considerata un ostacolo o un peso, bensì uno strumento indispensabile per garantire a ogni studente il diritto di essere accolto, compreso e valorizzato.
Da questa conversazione emerge anche quanto sia ancora necessario lavorare per contrastare stereotipi e pregiudizi. Le difficoltà raccontate dalla presidente di Autism Namibia ci ricordano che, sebbene le realtà nazionali siano profondamente diverse, la sfida dell'inclusione riguarda tutti.
Essere qui, a Windhoek, mi sta offrendo la possibilità di osservare l'autismo attraverso prospettive differenti, ascoltare esperienze internazionali e comprendere quanto il confronto tra Paesi, associazioni, professionisti e famiglie possa contribuire a promuovere un cambiamento concreto.
Il Congresso mondiale rappresenta anche un momento di passaggio per la World Autism Organisation. Dopo anni di impegno, Petra Dillmann si prepara a lasciare la presidenza con la speranza che il lavoro costruito possa essere proseguito e rafforzato.
E forse è proprio questa l'immagine più significativa che porto via dal nostro incontro: quella dei semi piantati nel corso degli anni, che hanno bisogno di cura, continuità e responsabilità condivisa per poter crescere.
Perché l'inclusione non si realizza da sola. Si costruisce ogni giorno, attraverso la conoscenza, l'ascolto e la volontà di non lasciare indietro nessuno.
Karola Cappai
Da Windhoek, Namibia – La Voce della Scuola