BONUS MAMME – L’Inps ha attivato la funzione per il riesame delle domande

Anief ricorda che la platea di madri beneficiarie è stata allargata ma non basta: molte escluse possono ancora presentare ricorso

22 aprile 2026 16:24
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L’Istituto nazionale di previdenza sociale ha introdotto una nuova funzione online per la gestione delle domande del Bonus mamme, il contributo economico di 40 euro mensili destinato alle lavoratrici con almeno due figli: in caso di errori o di non completezza dei dati personali forniti in fase di richiesta del sussidio – fase completata entro lo scorso 31 gennaio -, si potranno ora fornire ulteriori indicazioni per correggere e integrare gli stessi dati. Attraverso la funzione “Chiedi riesame”, sarà possibile modificare le informazioni inserite nella domanda, integrare eventuali dati mancanti, aggiungere rapporti di lavoro non dichiarati in precedenza e allegare documentazione utile alla valutazione. Con questa procedura di possibile integrazione dei dati, l’Inps intende ridurre i casi di esclusione legati a errori formali o omissioni, offrendo alle madri beneficiarie uno strumento di rettifica senza dover ripresentare l’intera domanda.

La possibilità di intervenire via web – anche attraverso un servizio tutorial - varia in base allo stato della pratica, scrive Orizzonte Scuola. Le richieste riguardano, in particolare, domande “respinte” (è possibile richiedere il riesame completo), nonché domande “accolte”, “in erogazione” o “concluse” (in tal caso, l’intervento è limitato ai mesi per cui il bonus non è stato riconosciuto, nei casi di accoglimento parziale). Si tratta, quindi, di una revisione mirata che consente di recuperare eventuali mensilità non concesse. La richiesta di riesame dovrà essere inoltrata entro 30 giorni. Il termine decorre dalla comunicazione dell’esito della domanda oppure, se successiva, dalla pubblicazione del messaggio informativo dell’INPS.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ricorda che “l’allargata platea del bonus destinato alle madri precarie era stata attribuita soprattutto grazie alle vertenze legali giunte in Corte Costituzionale, che hanno spinto il Governo ad ampliare il numero delle beneficiarie e a ripensare la norma che oggi assegna il bonus mensile dopo l’intervento nell'ultima legge di bilancio. Certamente, si sarebbe potuto fare molto di più e per questo l'Anief in atto sempre un contenzioso, che continua a promuovere per le lavoratrici madri di tre figli con contratto a tempo determinato, dal momento che non si comprende perché debbano essere escluse dal beneficio previsto dalla legge di bilancio ".

IL BENEFICIO

Il contributo mensile riservato alle mamme che rientrano in almeno una di queste categorie: lavoratrici dipendenti, escluso il lavoro domestico; lavoratrici autonome iscritte a una gestione previdenziale obbligatoria, nei periodi di effettiva iscrizione; madri con almeno due figli (il più piccolo sotto i 10 anni con due figli; sotto i 18 anni con tre o più figli); reddito da lavoro annuo entro i 40.000 euro per il 2025. Il bonus spetta anche alle lavoratrici a tempo determinato, comprese le supplenti della scuola (docenti e ATA), purché nei mesi di riferimento risulti attiva una posizione lavorativa.

LA LOTTA DEL SINDACATO

Anief, che continua a fornire assistenza a tutte le madri che necessitano di informazioni, ricorda che a fine 2025 la Corte Costituzionale non ha concesso l’atteso via libera al Bonus mamme anche per le lavoratrici precarie, ma nello stesso tempo ha bacchettato pesantemente il legislatore perché d’ora in poi sostenga economicamente le lavoratrici madri: esprimendosi sul ricorso - del Tribunale di Milano, che dopo aver disatteso le eccezioni preliminari dell’ente previdenziale, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell’art. 1, commi 180 e 181, della legge n. 213 del 2023 - la Corte - con la sentenza n. 159/2025 - ha infatti spiegato che “i contributi dovuti all’INPS dalle lavoratrici titolari di contratti di lavoro domestico si collocano, nell’ambito di una disciplina speciale che presenta profili di peculiarità, nel calcolo, rispetto a quella concernente le altre lavoratrici dipendenti”, ma “le declaratorie di inammissibilità che precedono, tuttavia, non esimono questa Corte dal sollecitare il legislatore a dare coerenza sistematica dell’intero disegno nel cruciale percorso di sostegno alle lavoratrici madri, in un Paese in cui il tasso di natalità è tra i più bassi d’Europa, identificando interventi strutturali che abbiano capacità di sostenere appieno la maternità”

Daniela Rosano, segretaria generale Anief, ricorda che “le lavoratrici madri con tre figli e un contratto a tempo indeterminato hanno automatico accesso al bonus, se già hanno fatto la domanda l'anno scorso per avere il beneficio che era già previsto, cioè all'esonero contributivo, fino a 3.000 euro. Ricordiamo anche che l'Anief ha comunque in atto sempre un contenzioso, che continua a promuovere per le lavoratrici madri di tre figli con contratto a tempo determinato, dal momento che non si comprende perché debbano essere escluse dal beneficio previsto dalla legge di bilancio dell'anno scorso"

Nel frattempo, è indicativo che i legali del sindacato Anief abbiano continuato a vincere diversi ricorsi in tribunale, invocando l'applicazione del diritto euro-unitario e il principio di non discriminazione e facendo anche assegnare fino a 3 mila di rimborsi contributi alle supplenti precarie del personale della scuola. Per aderire al ricorso Anief cliccare qui.

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