Buon 2026, ma con dignità: la scuola chiede rispetto, diritti e futuro
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rivolge i più sentiti auguri di Buon Anno a tutto il personale scolastico
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rivolge i più sentiti auguri di Buon Anno a tutto il personale scolastico, alle studentesse e agli studenti e alle loro famiglie, che quotidianamente contribuiscono, con impegno e responsabilità, alla costruzione di una comunità educativa fondata sui valori della dignità, del rispetto e della convivenza civile.
L’avvio del nuovo anno rappresenta un momento di riflessione collettiva. Il 2025 si è concluso in un contesto segnato da eventi di grande rilievo umano e spirituale: accanto alla partecipazione diffusa che ha caratterizzato l’Anno Santo, restano la profonda commozione per la scomparsa di Papa Francesco e le persistenti tensioni internazionali che continuano a generare conflitti e sofferenze in molte aree del mondo. Nell’ultima catechesi dell’anno, Papa Leone XIV ha richiamato con sobrietà e autorevolezza il valore del ringraziamento, dell’esame di coscienza e dell’affidamento alla Provvidenza, invitando la comunità dei fedeli a riconoscere i doni ricevuti e a rinnovare il proprio impegno morale e civile. Un messaggio che si colloca nel solco della tradizione del Te Deum e che assume un significato particolarmente rilevante anche per il mondo dell’educazione.
La scuola, infatti, è oggi uno dei principali luoghi in cui si costruisce il senso di responsabilità collettiva e si formano cittadini consapevoli. L’insegnamento dei Diritti Umani rappresenta un presidio essenziale per la diffusione dei valori della pace, della legalità e della solidarietà. Tuttavia, questo compito fondamentale rischia di essere indebolito dalle condizioni materiali in cui molti docenti sono costretti a operare.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene doveroso richiamare l’attenzione del Ministro dell’Istruzione e del Merito, professor Giuseppe Valditara, sulla condizione economica dei docenti, in particolare di coloro che prestano servizio lontano dalla propria residenza. I dati ufficiali mostrano come lo stipendio medio netto di un docente italiano a inizio carriera si attesti intorno ai 1.400 euro mensili, con incrementi molto lenti nel corso degli anni, rimanendo significativamente al di sotto della media europea. Secondo Eurostat, infatti, gli insegnanti italiani percepiscono retribuzioni inferiori di circa il 20–30% rispetto ai colleghi di altri Paesi dell’Unione, a fronte di un costo della vita in costante crescita.
A ciò si aggiunge il peso degli affitti nelle grandi città e nelle aree metropolitane, dove un alloggio può superare facilmente i 700–900 euro mensili, assorbendo oltre la metà dello stipendio netto. Una condizione che colpisce in modo particolare i docenti fuori sede, spesso costretti a sostenere spese aggiuntive per trasporti, doppia abitazione e lontananza dagli affetti familiari. Secondo recenti rilevazioni sindacali, oltre il 40% degli insegnanti neoassunti lavora in una provincia diversa da quella di residenza, in una situazione economica che rende difficile persino il soddisfacimento dei bisogni essenziali.
Tale quadro non è compatibile con il ruolo strategico che la scuola è chiamata a svolgere. Non è possibile chiedere ai docenti di essere pilastri educativi, promotori di legalità e costruttori di futuro se non vengono messi nelle condizioni di vivere con dignità. La tutela dei diritti umani deve iniziare proprio dal rispetto dei diritti di chi è chiamato a trasmetterli ogni giorno nelle aule.
Il Coordinamento auspica pertanto un intervento strutturale e lungimirante che riconosca concretamente il valore della professione docente, attraverso politiche retributive adeguate, misure di sostegno per il personale fuori sede e un ripensamento complessivo delle condizioni di lavoro nella scuola pubblica. Investire negli insegnanti significa investire nella qualità dell’istruzione, nella coesione sociale e nel futuro del Paese.
Nel solco del messaggio di responsabilità e speranza che accompagna l’inizio del nuovo anno, rinnoviamo l’auspicio che il 2026 possa segnare una svolta autentica, fondata su scelte coraggiose, attenzione reale alle persone e rispetto dei diritti fondamentali. Solo così la scuola potrà continuare a essere il luogo in cui si costruisce una società più giusta, consapevole e umana.
Buon 2026 a tutte e a tutti.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU