Caldo nelle aule e ipotesi di apertura delle scuole a ottobre
"Modificare il calendario non risolve un problema strutturale dell’edilizia scolastica"
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene nel dibattito sull’ipotesi di posticipare al 1° ottobre l’inizio delle lezioni per fronteggiare le temperature elevate registrate nelle aule scolastiche.
Il problema è concreto, ma la modifica generalizzata del calendario appare una risposta debole rispetto alla natura della questione. Spostare l’avvio delle lezioni significa infatti rinviare il problema senza risolverlo, considerato che temperature elevate interessano ormai anche maggio e giugno e che la distribuzione delle giornate di attività didattica deve comunque rispettare il quadro normativo vigente.
L’art. 74 del D.Lgs. 16 aprile 1994, n. 297 prevede almeno 200 giorni destinati alle lezioni, mentre la determinazione dei calendari scolastici coinvolge le competenze regionali. Un eventuale differimento generalizzato produrrebbe inoltre conseguenze sull’organizzazione delle scuole, sui trasporti, sui servizi degli enti locali e sulle famiglie. Non si tratta, quindi, di spostare semplicemente una data.
La questione principale riguarda piuttosto l’adeguatezza del patrimonio edilizio scolastico a condizioni climatiche ormai diverse da quelle nelle quali molti edifici sono stati progettati. Anche il D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 impone di considerare il microclima nell’ambito dei requisiti degli ambienti di lavoro. Il caldo eccessivo negli istituti non può pertanto essere trattato ogni anno come una circostanza imprevedibile.
Neppure l’installazione indiscriminata di condizionatori rappresenta, da sola, una soluzione sufficiente. Numerosi edifici richiedono preliminarmente interventi sugli impianti elettrici, sull’isolamento, sulla ventilazione e sull’efficienza energetica. Installare apparecchiature senza una valutazione tecnica complessiva rischierebbe di aumentare consumi, costi di gestione e manutenzione senza correggere le inefficienze strutturali.
Il CNDDU ritiene più razionale destinare le risorse pubbliche a un programma pluriennale di riqualificazione energetica e adattamento climatico dell’edilizia scolastica, fondato sulla ricognizione delle condizioni effettive degli immobili e sulla definizione delle priorità di intervento. Una spesa programmata consente di trasformare risorse destinate all’emergenza in investimenti capaci di ridurre nel tempo consumi e costi di esercizio.
In presenza di ondate di calore eccezionali possono certamente essere previste misure organizzative temporanee, compresa una rimodulazione degli orari. Devono però rimanere strumenti contingenti e non diventare il surrogato degli interventi che competono alle amministrazioni responsabili degli edifici.
La discussione sul 1° ottobre pone dunque una questione più seria della scelta di una data: stabilire se si intenda continuare ad adattare il calendario alle carenze degli immobili oppure adeguare finalmente gli immobili alle condizioni nelle quali la scuola deve funzionare.
Rinviare l’apertura può evitare alcune giornate critiche. Non riqualifica un edificio e non impedisce che lo stesso problema si ripresenti pochi mesi dopo.
È sull’efficienza della programmazione e degli investimenti, non sullo spostamento delle lezioni da un mese all’altro, che dovrebbe concentrarsi l’intervento pubblico.
Prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU