Calendario scolastico: la proposta Santanchè tra turismo e realtà delle aule

Calendario scolastico, la proposta Santanchè divide: senza scuole vivibili e climatizzate, estendere le lezioni resta irrealistico.

A cura di Redazione Redazione
21 marzo 2026 13:05
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Il dibattito sulla possibile revisione del calendario scolastico italiano torna ciclicamente al centro dell’attenzione, ma nelle ultime settimane ha assunto toni più accesi dopo le nuove dichiarazioni della ministra del Turismo, Daniela Santanchè. L’idea rilanciata è quella di accorciare le vacanze estive di circa dieci giorni, redistribuendo parte della pausa in altri periodi dell’anno per favorire il turismo interno e una migliore distribuzione dei flussi.

Si tratta, tuttavia, di una proposta che – almeno ad oggi, marzo 2026 – resta priva di un testo normativo ufficiale e non trova riscontro in iniziative concrete da parte del Ministero dell’Istruzione e del Merito guidato da Giuseppe Valditara. Il tema, dunque, è più politico e mediatico che realmente operativo, ma ha già suscitato reazioni forti e diffuse nel mondo della scuola.

Una proposta che guarda al turismo

L’obiettivo dichiarato della ministra Santanchè è quello di “destagionalizzare” il turismo, incentivando viaggi e spostamenti anche in periodi tradizionalmente meno frequentati. In quest’ottica, una riduzione delle vacanze estive – tradizionalmente molto lunghe in Italia – permetterebbe, secondo la proposta, una distribuzione più equilibrata dei periodi di pausa durante l’anno scolastico.

L’idea non è nuova e trova ispirazione in alcuni modelli europei, dove le pause scolastiche sono più frammentate. Tuttavia, il confronto con altri Paesi richiede cautela: il sistema italiano presenta peculiarità strutturali e organizzative che rendono difficile un semplice “copia e incolla”.

In Italia, infatti, il numero di giorni di lezione è già tra i più alti d’Europa, attestandosi intorno ai 200 giorni annui, a fronte di una media europea compresa tra 170 e 190. Le vacanze, dunque, non rappresentano un’anomalia in termini complessivi, ma piuttosto una diversa distribuzione nel corso dell’anno.

Il nodo delle strutture scolastiche

Al di là delle considerazioni turistiche e organizzative, il vero punto critico sollevato da docenti e sindacati riguarda le condizioni strutturali degli edifici scolastici. È qui che la proposta mostra tutte le sue fragilità.

Nella maggior parte delle scuole italiane, infatti, l’assenza di sistemi di climatizzazione rende già difficoltoso lo svolgimento delle attività didattiche a partire dal mese di maggio. Le temperature elevate, spesso aggravate da ondate di calore sempre più frequenti, trasformano le aule in ambienti poco vivibili, con ripercussioni evidenti sulla concentrazione, sulla salute e sulla qualità dell’apprendimento.

Prolungare le lezioni nei mesi di giugno o anticiparle a inizio settembre, senza un intervento strutturale sugli edifici, significherebbe esporre studenti e personale scolastico a condizioni ancora più critiche. Il problema, dunque, non è tanto la durata del calendario, quanto la sua sostenibilità concreta.

Le critiche dei sindacati

Non sorprende, quindi, che le principali organizzazioni sindacali del comparto scuola abbiano espresso una netta contrarietà alla proposta. Sigle come Anief, Gilda degli Insegnanti, FLC CGIL e UIL Scuola sottolineano come le priorità della scuola italiana siano ben altre.

Tra queste, vengono citati in primo luogo gli interventi sull’edilizia scolastica, la messa in sicurezza degli edifici, l’adeguamento degli impianti e, non da ultimo, il miglioramento delle condizioni economiche del personale. In questo contesto, la revisione del calendario appare come una misura secondaria, se non addirittura fuorviante.

Secondo diverse rilevazioni, inoltre, circa l’85% dei docenti si dichiara contrario all’ipotesi di accorciare le vacanze estive, evidenziando timori legati al benessere psicofisico, alla qualità della didattica e alla gestione del lavoro scolastico.

Autonomia regionale e limiti pratici

Un ulteriore elemento di complessità riguarda il ruolo delle Regioni, che già oggi hanno competenza nella definizione del calendario scolastico, nel rispetto del vincolo dei 200 giorni di lezione. La proposta Santanchè prevede una certa flessibilità, ma proprio questa autonomia rischia di tradursi in una frammentazione ancora maggiore del sistema.

Calendari differenziati tra Regioni, infatti, potrebbero creare difficoltà organizzative per le famiglie, per il personale scolastico e per gli stessi studenti, soprattutto in un Paese caratterizzato da una forte mobilità interna.

Turismo e scuola: un equilibrio difficile

Il tentativo di coniugare esigenze turistiche e organizzazione scolastica non è di per sé illegittimo. Tuttavia, richiede un approccio sistemico e non interventi isolati. La scuola non può essere considerata una leva funzionale ad altri settori senza tenere conto delle sue specificità.

Il rischio, altrimenti, è quello di spostare l’attenzione su un tema mediaticamente efficace ma sostanzialmente marginale rispetto ai problemi reali del sistema educativo.

La vera priorità: rendere vivibili le scuole

Se il dibattito sul calendario scolastico ha un merito, è quello di riportare al centro una questione spesso sottovalutata: la qualità degli ambienti di apprendimento.

Prima di discutere di giorni in più o in meno, sarebbe necessario intervenire in modo deciso sulle strutture scolastiche, dotando gli edifici di impianti adeguati, migliorando l’efficienza energetica e garantendo condizioni di lavoro e studio dignitose anche nei mesi più caldi.

Senza questi interventi, ogni proposta di modifica del calendario rischia di restare teorica, se non addirittura dannosa.

Una proposta che difficilmente si realizzerà

Ad oggi, la proposta della ministra Santanchè rimane un’ipotesi priva di atti concreti e non sostenuta dal Ministero dell’Istruzione. Il confronto resta aperto, ma appare evidente come il nodo centrale non sia la distribuzione delle vacanze, bensì la qualità delle condizioni in cui si svolge la didattica.

In un contesto in cui già a maggio molte aule diventano difficilmente vivibili, parlare di estensione del calendario senza affrontare il problema delle strutture significa ignorare la realtà quotidiana delle scuole italiane. Ed è proprio da questa realtà che dovrebbe partire qualsiasi riflessione seria sul futuro del sistema educativo.

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