Riforma dei Licei: verso l'ignoranza globale e la morte del pensiero critico

La riforma dei Licei si farebbe prima a chiamarla morte dei Licei

28 aprile 2026 13:49
Riforma dei Licei: verso l'ignoranza globale e la morte del pensiero critico -
Condividi

Apparentemente si vuole nobilitare la scuola, chiamando Liceo qualunque percorso di studi, al grido, come dice Valditara: "mai piú Scuole di serie A e Scuole di serie B". Il rischio concreto peroʻ, è che si diventi tutti di serie B, con una omologazione delle conoscenze e delle competenze orientata verso il basso. Ció si evince dalle nuove indicazioni per la secondaria di secondo grado, in cui, piuttosto che risolvere un problema si fa prima ad eliminarlo: attenzione, normalmente sarebbe un bene eliminare un problema, ma non puó valere se in ballo c'è la formazione dei ragazzi. In effetti, stiamo assistendo a fenomeni piuttosto discutibili, che non fanno che alimentare l'ignoranza: il Liceo classico perde iscritti?

Bene, snaturiamolo, eliminiamo le traduzioni dal greco e dal latino e rendiamo tutto più semplice, con un'analisi del testo e dei contenuti. Nella pratica si prevede l'utilizzo di testi di antologia con le traduzioni a margine, su cui l'alunno lavora, il che si è sempre fatto nello studio della letteratura latina e greca, ma senza mai tralasciare il vero esercizio di crescita personale che lo studio dei classici alimenta, ovvero la traduzione delle versioni, senza se e senza ma.

Le nuove generazioni dovrebbero sentirsi offese dalle ipotesi avanzate dal Ministro, il quale, in modo realistico e senza troppi giri di parole, le sta riducendo ad una mandria di incapaci che non hanno alcuna voglia di studiare, possiedono un discutibile quoziente intellettivo e possono ambire, al massimo, ad entrare in qualche azienda privata che, sempre il Ministro, definisce "Mondo del lavoro". Tuttavia, sarebbe bene ricordare che il "Mondo del lavoro" è sempre stato variegato, e da sempre ha bisogno di braccia e menti, figure dirigenziali e quadri, impiegati e operai: la differenza fra i vari percorsi di studio serve proprio a fornire tutte queste figure professionali al mercato del lavoro, e se esistono da sempre gli operai e i dirigenti, i laureati e i diplomati, è proprio perché ciascun individuo è libero di seguire la propria natura e di dedicarsi allo studio in modo piú o meno approfondito. Se pertanto continueremo ad avere le fabbriche, dovrá esserci non soltanto l'imprenditore che le dirige e l'operaio che produce, ma anche l'ingegnere che le costruisce; allo stesso modo, non smetteremo mai di aver bisogno dei medici, dei professori, dei magistrati, senza considerare, possibilmente, politici capaci e colti, il che, purtroppo, tuona sempre di più come un ossimoro. Partendo da tali considerazioni, è lecito chiedersi quali capacitá avranno un medico o un ingegnere fra vent'anni, se la scuola riduce gli anni del secondo grado da 5 a 4, se elimina le versioni di latino e greco, se taglia le ore di italiano nei tecnici, se punta a velocizzare l'ingresso nel mondo del lavoro a discapito della conoscenza. Il problema non puó essere come rendere la Scuola piú facile, quanto piuttosto come fare, per far tornare la voglia di studiare: la diversificazione dei profili professionali prevista dai vari percorsi di studio è non solo funzionale ma sacrosanta, e la Scuola non deve essere facile, nè breve, deve formare al meglio tutti, ciascuno nella sua diversitá.

Se la scusa è che la tecnologia ha ormai preso il sopravvento e i ragazzi sono drogati dalla superficialitá dei social, allora meglio eliminare i social che un anno di Scuola, e se i social non si vogliono o possono eliminare, allora, paradossalmente, la Scuola dovrebbe impegnare ancora di piú, non 4 ma 6 anni, per affiancare alla deriva intellettuale un'àncora concreta di salvezza. In sintesi, nella ipotetica riforma delle superiori traspare una vistosa perdita di qualitá dell'istruzione, che prende atto della incapacitá di sostenere percorsi di studio impegnativi e, piuttosto che concentrarsi su questo aspetto, ne approfitta per formare capre utili a pochi e molto meno inutili, al bene della collettivitá.

Segui Voce della Scuola