Sciopero del 6 e 7 maggio. Nasce la Rete degli Istituti Tecnici ma la riforma divide il sindacato

Il 6 e 7 maggio la scuola si ferma contro il riordino degli istituti tecnici. Ma CISL, UIL, SNALS e ANIEF non aderiscono: il sindacato è diviso

A cura di Redazione Redazione
04 maggio 2026 19:45
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Mercoledì 6 e giovedì 7 maggio una parte del mondo della scuola incrocia le braccia. Al centro della mobilitazione c'è la riforma degli istituti tecnici introdotta dal D.M. n. 29 del 19 febbraio 2026, che il governo intende applicare già dal prossimo anno scolastico. Una riforma che — come rileva la Rete Nazionale degli Istituti Tecnici — è stata «approvata a iscrizioni già concluse»: le famiglie hanno scelto un percorso che da settembre cambierà nei contenuti e negli orari senza che fossero stati preventivamente informati.

Chi sciopera e per cosa

Il 6 maggio scioperano Cobas Scuola, USB Pubblico Impiego e CUB Sur, con un'azione generale che riguarda tutte le scuole di ogni ordine e grado e che porta in campo questioni più ampie: i test Invalsi, il dimensionamento scolastico, i tagli agli organici. Il 7 maggio lo sciopero si concentra specificamente sugli istituti tecnici: FLC CGIL, CUB Sur e SGB hanno proclamato l'astensione dal lavoro per l'intera giornata, rivolta a tutto il personale docente, dirigente e ATA in servizio nell'istruzione tecnica.

Lo sciopero della FLC CGIL — il sindacato di categoria più grande — segue il fallimento del tavolo di conciliazione con il Ministero dell'Istruzione. Durante gli incontri, il sindacato aveva chiesto dati precisi: proiezioni sulle sovrannumerarietà nel biennio, impatto quinquennale sulle classi di concorso, chiarimenti sulle criticità sollevate dal CSPI nella seduta plenaria del 10 aprile 2026. Il Ministero ha risposto che le proiezioni esistono solo per il primo anno di applicazione. Constatata l'assenza di risposte considerate adeguate, la CGIL ha confermato lo sciopero.

Le critiche alla riforma

Le organizzazioni sindacali che scioperano contestano in particolare il taglio alle ore di materie di cultura generale e professionalizzanti, la formazione scuola-lavoro anticipata a quindici anni, la frammentazione dei quadri orari che renderebbe i titoli di studio non più uniformi a livello nazionale, e l'introduzione di esperti aziendali nella didattica in assenza di formazione pedagogica. Il rischio, secondo questi sindacati, è che l'istruzione tecnica diventi sempre più dipendente dalle esigenze produttive locali, con un indebolimento della formazione di base.

Chi non sciopera: la posizione degli altri sindacati

Il quadro è però più composito di quanto la sola lettura dei comunicati di sciopero suggerisca. I sindacati maggiormente rappresentativi — CISL Scuola, UIL Scuola, SNALS e ANIEF — non hanno aderito alla mobilitazione, dopo aver ottenuto, nel corso degli incontri istituzionali, alcune rassicurazioni dal Ministero sui punti più critici. In particolare, un emendamento al decreto PNRR approvato l'8 aprile prevede che nei primi due anni di applicazione della riforma non si producano situazioni di soprannumerarietà per il personale docente, e che vengano presi in considerazione, negli Organismi Territoriali Scolastici, anche i docenti di ruolo già in servizio.

Chi non partecipa è esplicito anche sul piano della tempistica. La legge delega è del 2024, i decreti attuativi del 2025. Lo stato di agitazione promosso insieme ad altri sindacati era già rientrato dopo l'incontro dell'8 aprile al MIM. Sollevare ora uno sciopero unilaterale — due anni dopo l'avvio del percorso legislativo — appare agli altri sindacati tardivo e poco efficace, tanto più in un momento in cui l'unità del fronte sindacale avrebbe avuto più peso.

La Rete degli istituti tecnici e le manifestazioni

Parallelamente all'azione sindacale si muove la Rete Nazionale degli Istituti Tecnici, una realtà auto-organizzata nata in poche settimane, che comprende docenti, studenti e famiglie e che ha promosso manifestazioni in oltre trenta piazze italiane per il 7 maggio. La Rete ha già annunciato che, in assenza di una sospensione della riforma, intende proseguire la mobilitazione con il rifiuto collettivo di adottare i libri di testo per le future prime classi e con le dimissioni di massa dagli incarichi funzionali.

Dal nodo piemontese della Rete è partita anche una lettera ai docenti dei licei, con l'invito a considerare la riforma degli istituti tecnici non come un fatto isolato ma come parte di un progetto più ampio che, secondo i promotori, potrebbe estendersi nel tempo anche ad altri ordini scolastici.

Le richieste e il nodo politico

La richiesta formale è il ritiro o, in subordine, il rinvio della riforma, con l'apertura di un confronto reale con le scuole e le parti sociali. Poiché il provvedimento è collegato agli obiettivi del PNRR, si chiede anche una trattativa con la Commissione europea per ottenere una moratoria applicativa.

Il governo e il Ministro Valditara non hanno finora annunciato modifiche sostanziali al calendario di attuazione. Le prossime ore — e l'ampiezza dell'adesione allo sciopero — daranno una prima misura della capacità della protesta di incidere sulle scelte ministeriali.

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