Maggio: mese di allergie e di certificazioni…

Maggio è arrivato e, come ogni anno, tra i corridoi si respira un’aria pesante

04 maggio 2026 11:02
Maggio: mese di allergie e di certificazioni… -
Condividi

Maggio è arrivato e, come ogni anno, tra i corridoi si respira un’aria pesante. Archiviati i ponti primaverili, il personale della scuola e gli studenti si ritrovano catapultati nel vortice degli adempimenti di fine anno. Mancano, infatti, ormai pochi giorni alla fine dell’anno scolastico, e l’esito potrebbe scricchiolare, tra scadenze e stanchezza. Sono passati pochi giorni dagli ultimi incontri scuola-famiglia, e, puntuali come le allergie stagionali, compaiono certificazioni di “stati ansiosi”, documenti nei quali si dichiara che tutto è “presumibilmente” dovuto alla scuola, e, ovviamente, si “consiglia”, si “suggerisce” la redazione di un piano didattico personalizzato (PDP).

È importante riflettere su alcuni dati Ocse, in relazione alle indagini Pisa (Programme for International Student Assessment): il report triennale, che l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico conduce sui quindicenni di diversi Paesi del mondo, ha verificato come stanno i nostri ragazzi a scuola. Attraverso alcuni questionari sono stati rilevati fattori psicologici, fisici, cognitivi e sociali. Gli indicatori hanno dimostrato che i nostri studenti riportano livelli di ansia scolastica maggiori, rispetto ai coetanei di altri Paesi. Infatti, il 70% degli studenti, anche se preparato, è molto in ansia, nel momento in cui deve affrontare un test. L’ansia scolastica è uno dei fattori associati che ci indica la bassa soddisfazione di vita. Ma perché i nostri studenti stanno male in condizioni di criticità? Una delle cause è il carico di studio, che gli studenti devono affrontare; la seconda causa è determinata dalle emozioni collegate alle alte prestazioni richieste nelle verifiche, è legata cioè al giudizio (sulle prestazioni) da parte degli insegnanti, e dei genitori. La terza causa riguarda le variabili sociali, ovvero la fragilità dell’adulto che dovrebbe fare da guida: genitori e insegnanti. L’adulto (genitori e docenti), dunque, interviene in tali processi, spesso, annaspando tra innumerevoli adempimenti, mettendo in campo strategie d’emergenza per "spianare la strada" allo studente (con l’intenzione di metterlo in salvo). Si cerca di evitare il fallimento a ogni costo, attivando ogni supporto possibile, nel pochissimo tempo rimasto.

È qui che nasce il paradosso dell’emergenza. La scuola, sicuramente, ha il dovere di supportare chi fa fatica, ma farlo solo quando l'acqua è già alla gola rivela limiti evidenti (nel sistema): le energie mentali di studenti e professori sono, infatti, al minimo (in tale periodo finale dell’a.s.); l’intervento di natura palliativa serve, il più delle volte, soltanto a "salvare il voto", anziché essere indirizzato al recupero delle competenze (non possedute). Sullo sfondo, le famiglie manifestano difficoltà nell'essere punti di riferimento costanti, e finiscono per chiedere aiuto alla istituzione scolastica, per svolgere il proprio ruolo educativo, nei momenti di crisi. Ma siamo sicuri che questa "corsa ai ripari" dell’ultimo minuto sia la strategia migliore? Guardando oltre i nostri confini, in molte realtà europee esiste una figura che, se mutuato anche da noi, potrebbe radicalmente cambiare le regole del gioco: un mediatore professionista tra famiglie e docenti. Non un semplice insegnante di potenziamento, ma un tutor esperto dedicato, che accompagni lo studente durante tutto l'anno scolastico. Questa figura potrebbe avere il duplice ruolo di monitorare costantemente il percorso degli studenti, prevenendo il declino prima che diventi critico. Per le famiglie, invece, potrebbe essere formatore e supporto per coloro che si sentono fragili o smarriti, di fronte alle sfide del percorso scolastico dei figli.

Negli ultimi anni, grazie ai fondi PNRR, la scuola italiana ha visto alcuni timidi tentativi, in questa direzione. Tuttavia, si è trattato spesso di progettualità isolate, nate e morte nello spazio di pochi mesi. Una volta finiti i fondi, finisce il supporto, lasciando docenti e famiglie di nuovo soli, a gestire le emergenze di fine anno scolastico. È tempo, dunque, di chiederci se la scuola italiana sia pronta a mettere a sistema le opportunità offerte dal PNRR, e a cogliere la sfida di fare un salto di qualità, passando da una cultura dell'emergenza, a una cultura della prevenzione. Introdurre una professionalità stabile di mediazione non sarebbe solo un aiuto per gli studenti, ma anche un atto di cura per l'intero sistema scolastico italiano.

Segui Voce della Scuola