Caro gasolio, si ferma il Sud
In ginocchio Trasporti e Agricoltura, a rischio rifornimento carburanti e provviste alimentari.
Se il prezzo del gasolio non scende tutta l'Italia rischia di fermarsi, non solo il Sud. A lanciare l'allarme sono in questi giorni gli autotrasportatori, che stanno bloccando a macchia d'olio le strade di Calabria, Puglia, Sicilia e, da oggi, anche della Campania. Il tam tam sui social va avanti da una decina di giorni, è partito dalla Calabria, e stride fortemente con il silenzio dei media nazionali, rotto solo oggi dal TG1, che finalmente ne ha parlato. La protesta nasce dalla insostenibilitá dei costi di rfornimento del gasolio, oltre i 2 euro giá da settimane e che non consente piú, ai tir che fanno circolare le merci in Italia, di assicurare un guadagno agli autotrasportatori. Un pieno di gasolio per ciascuno di questi mezzi pesanti arriva anche a superare i 2mila euro, copre gli spostamenti lungo la penisola, ma non basta ad incentivare un lavoratore ad accendere i motori: le conseguenze si faranno sentire sui prezzi delle merci nei supermercati dove, peraltro, rischiano di non arrivarci nemmeno, se il Governo non fornirá risposte concrete e immediate. Il tavolo tecnico annunciato da Palazzo Chigi per il 27 ottobre non basta, per gli autotrasportatori è troppo lontano.
Gli agricoltori sono stati i primi ad affiancarli, in quanto vittime loro stessi del caro gasolio, con cui vengono alimentati i trattori e tutti i macchinari che contribuiscono in modo determinante al funzionamento dell'azienda agricola. Ma c'é di piú: gli agricoltori lamentano anche un progressivo deprezzamento dei prodotti locali a favore di beni importati dall'estero, sottoposti a controlli meno rigorosi e pertanto piú economici; tale aspetto mina alla base anche eccellenze del nostro Made in Italy, come l'olio EVO, che richiede alti costi di produzione che non vengono piú riconosciuti, costringendo gli oleifici a fermare la produzione. Stesso dicasi per il grano italiano, gli ortaggi, la frutta, la verdura, le carni ed anche il pesce. Sui social girano in questi giorni numerosissimi video, che sono un pugno allo stomaco: i trasportatori sono furiosi, gli agricoltori in lacrime, i prodotti della terra vengono distrutti perché trasportarli o venderli non consente altro che pagare i debiti. È l'immagine di un'Italia che non vorremmo mai vedere ma che, a breve, potrebbe riguardare tutti, senza sconti per nessuno.