Reclutamento docenti: se l’uguaglianza formale diventa la staccionata dell’ingiustizia

Integrare il modello Pittoni nel reclutamento significa abbassare la tensione sociale che da anni lacera il mondo della scuola, offrendo a tutti una prospettiva certa e spegnendo definitivamente la macchina dei ricorsi.

A cura di Redazione Redazione
03 ottobre 2026 19:24
Reclutamento docenti: se l’uguaglianza formale diventa la staccionata dell’ingiustizia -
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Esiste una celebre vignetta che da anni circola nel dibattito sociologico e pedagogico. Mostra tre persone di statura diversa che cercano di guardare una partita al di là di una staccionata di legno. Nel primo pannello, intitolato "Uguaglianza", a ciascuno viene data una cassetta di legno identica su cui salire. Il risultato? La persona più alta vede benissimo, quella di media altezza ci riesce appena, mentre la più bassa resta bloccata dietro il muro di legno. L’aiuto è stato identico, ma le condizioni di partenza erano diverse.

Questa immagine fotografa in modo speculare la drammatica realtà del reclutamento dei docenti in Italia. Questo continuerà ad avvenire se ci si ostinerà a difendere il concorso ordinario selettivo come "unico faro" per l’accesso al ruolo. Quindi in nome di una presunta e meritocratica uguaglianza formale, si sta di fatto compiendo la stessa ingiustizia di quel primo pannello. Dare la stessa identica cassetta a chi si trova in posizioni di partenza profondamente disuguali. Da un lato abbiamo i giovani neolaureati o chi ha il privilegio di poter dedicare mesi allo studio esclusivo di quiz nozionistici.

Dall'altro abbiamo l’esercito dei docenti precari storici: professionisti che da anni reggono sulle proprie spalle il peso della scuola pubblica italiana, che lavorano a tempo pieno, spesso a centinaia di chilometri da casa, e che al ritorno da scuola devono conciliare la correzione dei compiti, la progettazione didattica e i carichi familiari. Pretendere che queste due categorie si sfidino ad armi pari su un terreno puramente teorico e mnemonico non è meritocrazia. È discriminazione mascherata da equità.

È qui che si inserisce la necessità vitale e non più rimandabile del doppio canale di reclutamento, che rappresenta il secondo pannello della vignetta: l’"Equità". Equità significa dare a ciascuno il supporto di cui ha bisogno per raggiungere lo stesso obiettivo. Il doppio canale riconosce le diverse biografie professionali. Non cancella i concorsi ordinari, ma affianca loro una corsia parallela e strutturale: lo scorrimento delle graduatorie per chi ha già ampiamente dimostrato sul campo, anno dopo anno, il proprio valore e la propria attitudine all’insegnamento. È proprio in questa direzione che si muove la proposta del doppio canale storicamente sostenuta dal senatore Mario Pittoni. Troppo spesso questa visione è stata superficialmente bollata dai detrattori come una "sanatoria". Al contrario, il modello Pittoni rappresenta il più alto esempio di armonizzazione tra categorie diverse che la politica scolastica abbia mai concepito. Non si tratta di privilegiare una categoria a discapito di un'altra, ma di farle coesistere in un sistema a somma zero che valorizza le specificità di ciascuno.

Da un lato, il concorso ordinario continua a garantire l'accesso ai giovani laureati e a chi possiede una forte freschezza nozionistica. Dall'altro, la trasformazione e lo scorrimento delle graduatorie provinciali (GPS) garantisce che il bagaglio di competenze maturate sul campo non vada disperso. Le due corsie avanzano parallelamente, dividendosi i posti disponibili. In questo modo, il sistema smette di mettere i lavoratori gli uni contro gli altri in una guerra tra poveri e inizia, finalmente, a camminare su due gambe robuste: l'eccellenza accademica e l'esperienza pedagogica. Armonizzare significa capire che la scuola non è un quiz a risposta multipla, ma una comunità complessa. Il precario storico non sta "saltando la fila"; sta semplicemente convertendo in ruolo i crediti di un lavoro che lo Stato gli ha già fatto svolgere, spesso in condizioni di estrema precarietà.

Integrare il modello Pittoni nel reclutamento significa abbassare la tensione sociale che da anni lacera il mondo della scuola, offrendo a tutti una prospettiva certa e spegnendo definitivamente la macchina dei ricorsi. Come Community Uniti per INDIRE, ci battiamo quotidianamente affinché il servizio prestato e la formazione continua non siano considerati titoli di serie B. La scuola ha un disperato bisogno di stabilità, di docenti che conoscano le dinamiche della classe, l'inclusione, la continuità didattica. Continuare a sottoporre lavoratori esperti a concorsi-lotteria non fa altro che alimentare il precariato e svilire la dignità della professione. Ma la metafora della staccionata ci insegna anche un'ultima, fondamentale lezione. Nelle versioni più evolute del disegno compare un terzo scenario: la "Giustizia" o "Liberazione". In questo pannello la staccionata viene completamente rimossa. Non servono più cassette per compensare le altezze, perché la barriera non c'è più. La vera giustizia per la scuola italiana sarà la rimozione definitiva della barriera del precariato strutturale. Avverrà quando la politica smetterà di trattare il reclutamento come un’emergenza perenne da risolvere a colpi di riforme imposte dall'alto per compiacere i vincoli finanziari, e inizierà a pianificare le assunzioni in modo organico, stabile e rispettoso delle persone. Finché quel giorno non arriverà, il doppio canale resta l’unico strumento democratico per garantire l’equità. Dare a tutti le stesse opportunità significa saper guardare chi è rimasto indietro e dargli il giusto sostegno per guardare oltre la staccionata. I nostri docenti, e con loro i nostri studenti, non meritano niente di meno. Proprio per questo, come Community, rimaniamo fiduciosi che si provvederà concretamente in questa direzione, anche perché ne stiamo avendo le prime, tangibili prove sul campo.Daniela Nicolò portavoce Community Uniti per INDIRE

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