Carta docente, Manzi (PD): “Dal governo un taglio inaccettabile dopo mesi di ritardi”

Oggi, invece di rafforzarla, il governo la riduce e inserisce nuove voci di spesa al suo interno, come l’acquisto di abbonamenti ai trasporti

A cura di Redazione Redazione
09 marzo 2026 18:29
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“Dopo mesi di ritardi e silenzi- segnalati nelle numerose interrogazioni presentate in questi mesi- il governo annuncia finalmente l’attivazione della carta del docente per l’anno scolastico 2025-2026, ma lo fa con una scelta sbagliata e penalizzante: ridurre il bonus da 500 a 383 euro. Una decisione che purtroppo, date le risorse complessive a disposizione,  temevano e che scarica sui lavoratori della scuola il costo di una misura che andava invece rafforzata.”Così in una nota Irene Manzi, capogruppo del Pd in Commissione Cultura alla Camere e responsabile nazionale scuola.

“L’estensione del bonus ai docenti precari era doverosa, anche perché recepisce sentenze europee e nazionali che hanno riconosciuto questo diritto. Ma questo avviene attraverso un gioco a somma zero: allargare la platea senza rapportare all’aumento dei beneficiari le risorse significa semplicemente dividere i lavoratori invece di investire davvero nella scuola. Ancora più grave è il fatto che questa decisione arrivi a marzo, ad anno scolastico già ampiamente avviato. Un ritardo che rende più difficile programmare la formazione e l’aggiornamento professionale dei docenti, che dovrebbero invece essere una priorità per il Paese.”

“La carta docente è stata una misura importante per sostenere la qualità dell’insegnamento. Oggi, invece di rafforzarla, il governo la riduce e inserisce nuove voci di spesa al suo interno, come l’acquisto di abbonamenti ai trasporti. Le misure di welfare  a favore dei lavoratori sono sempre positive ma caricarle sulla carta docente - ridotta peraltro nell’importo- vuol dire snaturarne le finalità e gli obiettivi formativi e di aggiornamento che erano il cuore della misura. Se si vuole davvero sostenere la scuola, la strada è una sola: aumentare le risorse, ripristinando l’importo e le finalità originarie della misura. Il governo smetta di fare cassa sulla formazione degli insegnanti.” Così conclude la dem

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