Caso Mendico, DIRIGENTISCUOLA denuncia gravi irregolarità procedurali

Contestazione addebiti inviata prima dell'ispezione, condotta USR Lazio da condannare

A cura di Redazione Redazione
03 gennaio 2026 13:28
Caso Mendico, DIRIGENTISCUOLA denuncia gravi irregolarità procedurali - DIRIGENTISCUOLA
DIRIGENTISCUOLA
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Contestazione di addebiti spiccata il 12 settembre, all’indomani del fatto e sulla scorta di titoli di giornale; sentenza già scritta prima ancora di disporre l’ispezione; accessi agli atti differiti senza alcuna base giuridica; incoerenze sulla presenza di atteggiamenti di bullismo. Ma soprattutto la spasmodica e strumentale ricerca del capro espiatorio a tutti i costi. Sul “caso Pacinotti" l’Ufficio Scolastico del Lazio si inventa tempi e regole per trovare in fretta un colpevole già deciso. DIRIGENTISCUOLA denuncia con forza, partendo dalla ricostruzione delle (impossibili) tempistiche, le gravissime dinamiche di una sentenza “già scritta”.  

Roma, 3 gennaio 2026 - Anno nuovo, vecchi dubbi. Salutiamo questo 2026 appena iniziato riprendendo una notizia che ha tenuto banco negli ultimi giorni dello scorso anno, in una prospettiva puramente sindacale - e quindi, lo diciamo subito, nel pieno rispetto del dramma umano -  anche alla luce di quanto emerso dai lanci di alcune agenzie circolati la scorsa settimana.

Poiché abbiamo l’abitudine di essere lettori attenti e anche, quando serve, un po’ critici, non ci è sfuggito un dettaglio sul “caso ITI Pacinotti” di Latina che riteniamo fondamentale. Andiamo subito al dunque: stando a quanto appreso dall’ANSA in data 28 dicembre, “al momento non è stata ancora irrogata alcuna sanzione nei confronti del personale scolastico coinvolto, ma il 13 gennaio rappresenta il termine ultimo entro il quale il procedimento disciplinare dovrà necessariamente concludersi. L’Ufficio scolastico regionale sottolinea che l’intera vicenda è stata seguita sin dall’inizio con la massima attenzione dal ministro Valditara, con l’obiettivo dichiarato di accertare in modo inequivocabile la verità, precisando inoltre che gli ispettori hanno redatto una relazione “molto accurata” e che il procedimento è stato avviato nel pieno rispetto dei tempi previsti dalla legge”.

Una tempistica, quella del 13 gennaio, che può sfuggire ai non addetti ai lavori, ma a noi fa sobbalzare sulle sedie. Perché significa una cosa sola: se il termine massimo per l’irrogazione delle sanzioni è fissato in 120 giorni dalla contestazione di addebito, e la scadenza finale cade il 13 gennaio, ne consegue che l’USR Lazio, diretto da Anna Paola Sabatini,  ha formulato la contestazione degli addebiti in data 12 settembre 2025, vale a dire proprio all’indomani (in senso letterale: il giorno dopo) del tragico evento: ma su quali basi, visto fra l’altro che non era nemmeno avvenuto a scuola e le lezioni non erano ancora iniziate? E questa evocata relazione accurata, presupposto necessario dell’azione disciplinare, quando sarebbe stata stesa visto che il 12 settembre gli ispettori non potevano nemmeno essere stati incaricati? Sappiamo fra l'altro per certo che la relazione degli ispettori è cosa recentissima, e non può certo risalire a settembre...

Evidentemente la dott.ssa Sabatini, nella concitazione del momento, si è lasciata prendere la mano e, in spregio ad ogni prassi, procedura e diritto alla difesa costituzionalmente garantito, ha pensato bene di spiccare la contestazione di addebito sulla base della risonanza mediatica del fatto e dell’effetto emotivo dello stesso sull'opinione pubblica, ma così facendo ha commesso un illecito gravissimo, vale a dire contestare un addebito prima ancora di iniziare l’attività istruttoria e di inviare gli ispettori (che, sempre a quanto apprendiamo, sarebbero invece stati incaricati solo verso fine anno). Qui non si tratta di semplici incongruenze, ma di vere e proprie falsificazioni mirate a mettere in croce una collega senza nemmeno uno straccio di indagine (o, peggio ancora, prima dello svolgimento delle stesse).

Insomma, in perfetta coerenza con il “clima del terrore” altrove da noi plurimamente denunciato, avrebbe condannato senza processo, sulla base del sentito dire. Sappiamo bene, infatti, che casi del genere richiedono un’istruttoria approfondita e indagini ispettive accurate, che per loro natura comportano sopralluoghi, acquisizione di atti, audizioni e successiva stesura di una relazione formale. Proprio quest’ultima, come anticipato, deve essere il presupposto della contestazione: e come è possibile che già il 12 settembre fosse già stata depositata una relazione ispettiva? Si rafforza l’ipotesi che la contestazione sia partita prima della conclusione dell’indagine, trasformando di fatto l’istruttoria in una conferma successiva di decisioni già assunte. In parole ancora più semplici: prima avvio il procedimento disciplinare, poi dispongo l’ispezione. Lo facesse un qualsiasi dirigente scolastico, sarebbe come minimo sospeso dal servizio.

Ma c’è di più: da fonti affidabili apprendiamo che l’istanza di accesso agli atti difensiva avanzata dalla collega (il minimo, in una situazione paradossale del genere) sarebbe stata addirittura differita guarda caso… a febbraio, sulla base di presupposti normativi inesistenti (un differimento del genere è previsto soltanto per accessi massivi che rischiano di intralciare l’ordinaria attività degli uffici, e non ci pare proprio  che la richiesta di una DS di prendere visione degli atti che la riguardano rischi di paralizzare un USR…).

Non è ancora finita: un ulteriore elemento di criticità riguarda la contestata mancata attivazione del protocollo antibullismo in una classe descritta come “turbolenta” e caratterizzata da comportamenti non conformi. Anche in questo caso, non è chiaro se tale omissione sia stata accertata a seguito di un’analisi approfondita o se fosse già stata individuata come responsabilità immediata, quasi automatica, nelle ore successive alla tragedia. La distinzione non è marginale, perché incide sulla solidità giuridica e sulla credibilità dell’intero impianto disciplinare: gli ispettori, a quanto sembra, hanno escluso il bullismo. Allora perché contestare la mancata attivazione della procedura antibullismo?

Il sospetto, divenuto ormai certezza, è che la necessità di chiudere in fretta e trovare il capro espiatorio (naturalmente nella persona del DS), anche sull’onda del clamor fori, abbia finito per dettare il ritmo dell’azione disciplinare, dando l’impressione di un iter costruito più per rispondere rapidamente all’opinione pubblica che per garantire un reale e sereno accertamento dei fatti.

DIRIGENTISCUOLA denuncia con vigore le ennesime illegittimità che caratterizzano l’operato, da sempre poco trasparente, della dott.ssa Sabatini, pronta a condannare prima dell’istruttoria solo sulla base di titoli di giornale, e ad inventarsi da sé le proprie regole quando fa comodo” dice il presidente nazionale DIRIGENTISCUOLA Attilio Fratta. “Un conto è il dramma umano, verso il quale nutriamo il massimo rispetto. Un altro è la ricerca spasmodica e ossessiva del colpevole, che non possiamo accettare in questa forma. Di fronte a una situazione del genere, non possiamo che assumere, a tutela della collega e, di riflesso, dell’intera categoria che rappresentiamo, un atteggiamento quantomeno di cautela. Questo perché, alla luce di quanto ricostruito, abbiamo fondati motivi per ritenere che si stia assistendo a un copione già scritto, e che la ricerca del capro espiatorio sia iniziata con l'apparire dei primi titoli di giornale, con modalità e tempistiche non solo irrituali, ma lontane anni luce dalla ponderazione e dall’equilibrio che dovrebbero essere il primo fondamento del buon andamento e dell’imparzialità amministrativi”.

Conclude Fratta: “Vogliamo dirlo a chiare lettere, a differenza di altre sigle che, come sempre a braccetto con l’amministrazione e sollecite nell’accarezzare la pancia di un’opinione pubblica sempre alla ricerca del colpevole da lapidare e comprensibilmente poco avvezza ai tecnicismi del mestiere, non hanno perso l’occasione di sentenziare e condannare una collega senz’ombra di istruttoria né, perlomeno, di giusto processo. Il metodo dell’USR Lazio va condannato senza se e senza ma”.

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L’Associazione sindacale DIRIGENTISCUOLA rappresenta la categoria dei dirigenti scolastici e ad oggi conta oltre 1500 iscritti su un totale di circa 7500 dirigenti scolastici italiani; ne tutela gli interessi morali ed economici; promuove iniziative atte a migliorare la loro professionalità; favorisce, progetta ed organizza la loro formazione; garantisce l’elaborazione e la diffusione della cultura professionale; è unica O.S. di soli dirigenti scolastici, nonché rappresentativa dell’Area Istruzione e Ricerca.

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