Commemorare Pippo Fava oggi: il ruolo della scuola nella cultura della legalità
A oltre quarant’anni dal delitto mafioso che ne interruppe brutalmente la vita a Catania, la figura di Pippo Fava continua a rappresentare un punto di riferimento essenziale per comprendere il ruolo dell’informazione libera in una società democratica
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, in occasione dell’anniversario dell’uccisione di Giuseppe Pippo Fava, che ricorre il 5 gennaio 2026, rinnova una riflessione di carattere istituzionale sul valore della sua testimonianza civile e professionale, collocandola nel quadro più ampio dell’educazione ai diritti umani, alla cittadinanza attiva e alla legalità democratica.
A oltre quarant’anni dal delitto mafioso che ne interruppe brutalmente la vita a Catania, la figura di Pippo Fava continua a rappresentare un punto di riferimento essenziale per comprendere il ruolo dell’informazione libera in una società democratica e, al contempo, per interrogare il sistema educativo sul proprio compito formativo. Fava non fu soltanto un giornalista d’inchiesta, ma un intellettuale capace di coniugare analisi critica, responsabilità civile e tensione pedagogica, mostrando come la verità non sia mai neutra, ma sempre il risultato di una scelta etica consapevole.
Il suo lavoro giornalistico, orientato a smascherare i rapporti strutturali tra criminalità organizzata, potere politico ed economico, assume oggi un valore educativo di primaria importanza. In un contesto storico caratterizzato dalla rapidità della comunicazione, dal rischio della disinformazione e dalla progressiva assuefazione all’illegalità, l’opera di Fava costituisce uno strumento fondamentale per educare le giovani generazioni alla lettura critica della realtà, alla comprensione dei meccanismi di potere e alla consapevolezza dei diritti e dei doveri che fondano la cittadinanza democratica.
Particolarmente significativo è il rapporto che Pippo Fava seppe costruire con i giovani. Attraverso l’esperienza della rivista I Siciliani, egli trasformò la redazione in una comunità formativa, nella quale il mestiere del giornalista si intrecciava con un percorso di crescita etica e civile. Ai giovani non offriva scorciatoie né protezioni, ma responsabilità, fiducia e rigore, anticipando un modello educativo fondato sulla partecipazione attiva, sul coinvolgimento diretto e sulla centralità della coscienza individuale.
La scuola, oggi più che mai, è chiamata a raccogliere questa eredità. L’educazione ai diritti umani non può esaurirsi in una dimensione esclusivamente teorica o normativa, ma deve tradursi in pratiche educative capaci di formare cittadini consapevoli, liberi e responsabili. Ricordare Pippo Fava nelle istituzioni scolastiche significa proporre agli studenti un esempio concreto di coerenza tra pensiero e azione, di coraggio civile e di rifiuto del compromesso come forma di adattamento all’ingiustizia.
In tale prospettiva, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ribadisce il ruolo centrale degli adulti e delle istituzioni educative come modelli credibili e autorevoli. I giovani non richiedono figure eroiche astratte, ma testimonianze autentiche, capaci di rendere visibile, nella quotidianità, il valore delle parole e delle scelte. La lezione di Fava richiama con forza la responsabilità educativa di spiegare, contestualizzare, ascoltare e non eludere le domande complesse che la realtà contemporanea pone.
Nel tempo dei social media e della comunicazione immediata, il messaggio di Pippo Fava conserva una straordinaria attualità: la libertà di espressione non è mai definitivamente acquisita, ma va tutelata e difesa; la verità richiede studio, metodo e coraggio; la legalità non coincide con l’obbedienza passiva, ma con la partecipazione consapevole alla vita democratica. La scuola rappresenta il luogo privilegiato in cui questi principi possono essere trasmessi, discussi e interiorizzati.
Commemorare Pippo Fava, per il mondo della scuola e della formazione, significa dunque assumere un impegno istituzionale chiaro e duraturo: fare della memoria uno strumento di educazione critica, trasformare il ricordo in responsabilità civile, coltivare nei giovani la capacità di scegliere anche quando scegliere comporta un costo. Solo così la sua voce, spezzata dalla violenza mafiosa, potrà continuare a generare coscienze libere e cittadini consapevoli, nel solco dei diritti umani e della dignità democratica.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU