Congedo straordinario e punteggio ATA: Evoluzione ATA scrive a Faraone e Renzi

Evoluzione ATA scrive a Faraone e Renzi: il congedo straordinario per disabilità non vale per il punteggio. Una proposta di emendamento.

21 agosto 2026 09:51
Congedo straordinario e punteggio ATA: Evoluzione ATA scrive a Faraone e Renzi -
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Prende le mosse dalle parole dell'onorevole Davide Faraone sulla figlia Sara e dalla riforma costituzionale che punta a sostituire, negli articoli 3 e 38, il linguaggio ereditato dal 1948 con un riferimento esplicito alla disabilità. Ma la lettera aperta che Evoluzione ATA – Nazionale indirizza oggi a Faraone e al senatore Matteo Renzi va oltre il piano simbolico e pone una questione tecnica precisa: il congedo straordinario biennale per l'assistenza a un familiare con disabilità grave, pur riconosciuto dall'ordinamento con tutela economica e contribuzione figurativa, non viene valutato ai fini del punteggio di servizio nelle graduatorie del personale ATA. Una disparità di trattamento rispetto ad altri istituti di tutela familiare, come il congedo parentale, che il coordinatore Luigi Bruno definisce una "stortura" da correggere. La sigla sindacale annuncia di aver già predisposto un emendamento al Decreto PA e chiede a Italia Viva di sostenerlo, allargando l'appello alla condizione di precarietà strutturale che continua a segnare il personale ATA e i docenti di sostegno impegnati nell'inclusione scolastica.

LETTERA APERTA ALL’ON. DAVIDE FARAONE E AL SEN. MATTEO RENZI

𝗢𝗴𝗴𝗲𝘁𝘁𝗼: 𝗗𝗶𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ – 𝗹𝗲 𝗽𝗮𝗿𝗼𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮𝗻𝗼.

𝗠𝗮 𝗶 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗶 𝗱𝗲𝘃𝗼𝗻𝗼 𝘃𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗳𝘂𝗼𝗿𝗶 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗖𝗼𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲.

Gentile Onorevole Davide Faraone,

Gentile Senatore Matteo Renzi

Italia Viva

e per conoscenza FISH Ets, APRI, Superando.it

Abbiamo letto le parole dell’onorevole Davide Faraone sulla figlia Sara.

Parole di un padre, prima ancora che di un parlamentare.

E davanti agli insulti rivolti sui social a una ragazza per il suo autismo non possono esserci distinguo: la solidarietà è totale ed incondizionata.

È giusto indignarsi, così come è giusto riempire quei post di messaggi di affetto.

È parimenti giusto affermare che una persona con disabilità non può essere definita, giudicata o guardata attraverso la propria condizione.

Ed è altrettanto giusto che il Parlamento abbia deciso di affrontare anche un’altra questione, apparentemente simbolica ma culturalmente importante: il linguaggio utilizzato dalla nostra Costituzione.

Come noto, è stato infatti avviato l’iter di una riforma costituzionale che punta a eliminare dall’articolo 38 la parola “minorati”, ereditata dal testo del 1948, e a introdurre esplicitamente nell’articolo 3 il riferimento alla disabilità.

È un segnale importante.

Perché le parole cambiano insieme alla società e le istituzioni devono essere capaci di riconoscere questa evoluzione.

Ma proprio per questo crediamo sia arrivato il momento di compiere un passo ulteriore.

Passare dalle parole alla vita reale.

Perché la dignità delle persone con disabilità non si tutela soltanto attraverso il linguaggio.

Si tutela garantendo servizi, assistenza, inclusione.

Si tutela mettendo le persone nelle condizioni concrete di esercitare i propri diritti.

E nella scuola italiana questo diritto passa ogni giorno anche attraverso il lavoro di migliaia di persone.

Pensiamo agli insegnanti di sostegno.

Pensiamo ai collaboratori scolastici, ai quali competono importanti funzioni di assistenza nell’ambito dell’inclusione scolastica.

Lavoratori che contribuiscono, con responsabilità differenti ma complementari, a rendere effettivo il diritto all’istruzione degli alunni con disabilità.

Eppure una parte enorme di questi lavoratori continua a vivere, da decenni, nella precarietà e con stipendi tra i più bassi d'Europa.

Ogni settembre cambiano scuola.

Ogni anno attendono una nuova nomina.

Ogni estate tornano a chiedersi quale sarà il proprio futuro lavorativo.

E tutto questo avviene mentre parliamo, giustamente, di continuità, inclusione e centralità della persona.

C’è qualcosa che non torna.

Non possiamo celebrare l’inclusione nei convegni e poi costruirla ogni anno sulla precarietà di chi deve garantirla materialmente nelle scuole.

Non possiamo chiedere professionalità, responsabilità e continuità e contemporaneamente lasciare decine di migliaia di lavoratori appesi a un contratto a termine.

E non è l’unica contraddizione.

Ce n’è un’altra, forse ancora più difficile da comprendere.

Lo Stato riconosce il diritto di un lavoratore ad assentarsi dal lavoro attraverso il congedo straordinario biennale per assistere un familiare con disabilità grave.

Durante quel periodo riconosce una tutela economica.

Riconosce la contribuzione figurativa.

Riconosce, dunque, che quel lavoratore non sta semplicemente decidendo di non lavorare.

Sta esercitando un diritto previsto dall’ordinamento per garantire assistenza a una persona con disabilità.

Eppure, quando si arriva alla valutazione del servizio nelle graduatorie del personale ATA, quello stesso periodo si trasforma in un rilevante pregiudizio professionale che non riconosce il punteggio.

Ed è qui che la contraddizione diventa evidente.

Lo Stato ti dice:

“Hai diritto ad assistere tuo figlio, tua madre, tuo padre, tuo coniuge o un altro familiare con disabilità grave.”

Ma quello stesso Stato poi ti presenta il conto sul piano professionale: niente punteggio di servizio.

È una contraddizione che diventa ancora più evidente quando si confrontano istituti diversi di tutela familiare e della genitorialità, come il congedo parentale, ai quali l’ordinamento riconosce conseguenze differenti sulla posizione lavorativa e sulla valutazione del servizio.

Noi crediamo che sia arrivato il momento di correggere questa stortura.

E questa volta EVOLUZIONE ATA - NAZIONALE non si limita a protestare.

Abbiamo elaborato una proposta concreta.

Un emendamento al Decreto PA finalizzato a riconoscere, ai fini della valutazione del servizio del personale ATA, anche il periodo di congedo straordinario utilizzato per assistere un familiare con disabilità.

Una modifica semplice, dietro la quale ci sono persone e famiglie con gravi difficoltà

Ci sono lavoratori che non dovrebbero essere costretti a scegliere tra assistere chi amano e tutelare il proprio futuro professionale.

Ed è proprio per questo che oggi vogliamo rivolgere un appello all’onorevole Davide Faraone e al senatore Matteo Renzi.

Le parole dell’onorevole Faraone sulla figlia Sara hanno ricevuto, giustamente, solidarietà e vicinanza.

Noi vi chiediamo di fare un passo ulteriore.

Trasformare quella sensibilità in un atto politico concreto.

Chiediamo a voi e a Italia Viva di conoscere e sostenere l’emendamento predisposto da Evoluzione ATA e di contribuire affinché questa contraddizione venga finalmente eliminata.

E chiediamo qualcosa in più.

Che la stessa attenzione venga rivolta al futuro delle migliaia di lavoratori precari della scuola che, ogni giorno, contribuiscono a garantire il diritto all’istruzione e all’inclusione delle persone con disabilità.

Perché possiamo eliminare dalla Costituzione una parola appartenente a un’altra epoca.

Ed è giusto farlo.

Possiamo scrivere finalmente la parola “disabilità” nell’articolo 3.

Ed è giusto farlo.

Ma la vera sfida comincia il giorno dopo.

Quando quella parola deve uscire dalla Costituzione ed entrare nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle famiglie e nella vita quotidiana.

La civiltà di un Paese non si misura soltanto dalle parole che decide di cancellare.

Si misura dai diritti che decide di rendere realmente esigibili.

Evoluzione ATA è pronta a fare la propria parte.

Adesso chiediamo alla politica di fare la sua.

Napoli, 20 agosto 2026

Luigi Bruno

Coordinatore Evoluzione ATA

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