Cronache di una maturata: Italia prima nell’inclusività

La volontà di superare gli ostacoli va oltre gli investimenti; ma le criticità non mancano

29 luglio 2026 12:41
Cronache di una maturata: Italia prima nell’inclusività -
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Con la chiusura dell’anno scolastico, sono lecite le riflessioni e i bilanci sulle prerogative del sistema educativo del nostro paese, purtroppo sempre meno incentivato dalla spesa pubblica, con solo il 3,9% del PIL investito nell’istruzione. Tuttavia, c’è un dato positivo che pone l’Italia ai vertici rispetto agli altri paesi dell’Unione: l’inclusione e il supporto agli alunni con Bisogni Educativi Speciali.
Nell’analisi ISTAT del precedente anno scolastico, è risultato che il numero di studenti portatori di disabilità che frequentano la scuola in Italia è significativamente aumentato, registrando addirittura un raddoppio rispetto a 10 anni fa, arrivando al 4,8%; praticamente uno studente su 21. Gli stessi numeri si incontrano anche riguardo agli studenti DSA, circa il 6% degli iscritti. Nonostante l’impennata, il sistema educativo italiano non si è fermato, anzi: il numero di insegnanti di sostegno e di assistenti all’autonomia e alla comunicazione è cresciuto di conseguenza per far fronte alla problematica, arrivando alla proporzione di un docente di sostegno ogni due alunni. Altra conquista è il livello di integrazione: il 97% degli alunni BES trascorre le ore di lezione con i compagni di classe, mentre in Germania esiste ancora una forte preferenza per le cosiddette “scuole speciali” e in Danimarca solo il 9% segue tutte le lezioni con l’intera classe. Inoltre, il nostro paese conta la più alta percentuale europea di giovani con disabilità che hanno raggiunto il diploma, uno schiacciante (seppur ancora esiguo) 30% a fronte di un 22,5% di media europea. Tutto ciò è reso possibile grazie a due pilastri normativi italiani volti proprio a tutela di queste categorie: la legge 104/1992 garantisce agli studenti con disabilità il diritto all’integrazione scolastica, attraverso l’insegnante di sostegno e l’elaborazione del PEI, il Piano Educativo Individualizzato che tiene conto delle specificità dell’alunno; la legge 170/2010 tutela gli studenti DSA con un Piano Didattico Personalizzato definito dai docenti e dalle famiglie, che agevola lo studente nell’ambito del suo disturbo dell’apprendimento.


Tuttavia, come si suol dire, non è tutto oro ciò che luccica: il nostro paese è avanti anni luce nelle statistiche, ma a livello pratico le difficoltà sono significative. Anzitutto, la figura del docente di sostegno è ancora concepita come transitoria e propedeutica alla cattedra: sono infatti ben 57mila gli insegnanti adibiti a questo compito che non posseggono una formazione specialistica, circa il 22%, che per quanto sia una percentuale in costante calo, continua a destare preoccupazioni nei genitori di questi alunni. Altra criticità del sistema è data dalla difficoltà di garantire la continuità didattica, la quale consentirebbe allo studente di essere monitorato dallo stesso docente di sostegno per tutto il determinato ciclo d’istruzione, ma che continua ad essere un’utopia considerando che il 9,4% degli alunni ha dovuto cambiare insegnante nel corso dello stesso a.s. 2024/25.
Vi è inoltre una grave carenza sul piano strutturale: secondo il rapporto più recente dell’Osservatorio Civico sulla sicurezza a scuola, il 59% degli edifici scolastici non è realmente accessibile a tutti, per la mancanza di ascensori, servoscala, rampe, bagni e tutto ciò che potrebbe realmente includere uno studente con disabilità fisiche, incluse le segnalazioni visive e le mappe a rilievo, presenti rispettivamente al 17% e all’1% nelle scuole nazionali.
Infine, l’ostacolo che più di tutti impedisce ai giovani con disabilità di vivere la scuola come un ambiente sereno e tranquillo, è il bullismo: solo il 5% degli attacchi, in base all’indagine dell’Osservatorio Indifesa del 2024, ha come oggetto la disabilità, ma bisogna tener conto del fatto che molto spesso questi ragazzi non sono in grado di esprimersi e comprendere ciò che accade attorno a loro; possono quindi essere molti di più, ma nessuno può affermarlo con certezza.
I presupposti per garantire una scuola accessibile ed inclusiva sono palesi e riconosciuti anche a livello sovranazionale: basterebbe solo crederci un po’ di più.

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