Da “eroina pendolare” a vicenda giudiziaria: la parabola di Giuseppina Giugliano tra media e realtà

Dalla storia virale del pendolarismo estremo alle verifiche su permessi e malattie: la parabola che ha portato al licenziamento e al processo.

A cura di Redazione Redazione
13 gennaio 2026 16:22
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All’inizio del 2023, la storia di Giuseppina “Giusy” Giugliano — collaboratrice scolastica raccontata come la bidella che ogni giorno faceva il pendolare da Napoli a Milano — catturò l’attenzione dell’opinione pubblica italiana e dei media nazionali, trasformandosi in un caso simbolico di sacrificio e resilienza. Solo in seguito, però, emersero dubbi significativi sulla veridicità dei fatti iniziali, rivelando una realtà molto diversa da quella narrata.

Il racconto che fece il giro d’Italia

A gennaio 2023 un articolo del quotidiano Il Giorno descriveva Giugliano come una giovane donna che, pur di mantenere il proprio posto di lavoro al Liceo artistico Boccioni di Milano, si svegliava alle prime luci dell’alba per prendere un treno ad alta velocità da Napoli a Milano, trascorrendo fino a nove ore al giorno in viaggio e tornando alla sera nella sua città per dormire appena qualche ora prima di ripetere l’itinerario. La narrazione – che parlava di costi del treno inferiori a quelli dell’affitto in città – venne ripresa da decine di testate, talk show televisivi e social, inquadrandola sia come simbolo di dedizione al lavoro sia come denuncia alle difficoltà economiche delle giovani generazioni nel trovare soluzioni abitative accessibili nel Nord Italia.

Il boom mediatico e il dibattito pubblico

La vicenda suscitò immediatamente un vasto dibattito. In molti commenti giornalistici e sui social si elogiò la volontà di sacrificarsi pur di non perdere l’impiego, con tanto di hashtag e condivisioni entusiaste. Al tempo stesso emersero anche le prime critiche: giornalisti e utenti cominciarono a mettere in dubbio la sostenibilità economica e fisica di un simile viaggio quotidiano per una persona con uno stipendio da collaboratrice scolastica, stimato poco sopra i 1.100 euro al mese.

Dubbi e fact-checking: la narrazione si incrina

Non passò molto prima che alcune verifiche fossero avviate dai cosiddetti fact-checker e da giornalisti critici. Analisi dei costi reali dei treni, delle tratte, degli abbonamenti e degli sconti disponibili rivelarono che non era possibile sostenere ogni giorno un pendolarismo Napoli-Milano in alta velocità con le cifre dichiarate, né tantomeno farlo per mesi senza riposo significativo. Inoltre, emersero testimonianze e fonti che indicarono che Giugliano aveva usufruito di congedi e permessi per malattia, e che la sua effettiva presenza alla scuola milanese nei mesi indicati dal racconto era stata molto meno costante di quanto raccontato.

In alcuni casi, molte testate che inizialmente avevano rilanciato la storia dovettero ammettere che molti aspetti non erano stati verificati adeguatamente prima della pubblicazione, alimentando critiche verso il modo in cui i media trattano le storie di grande impatto emotivo senza verificarne le fonti.

La fine del pendolarismo e il trasferimento a Caivano

Nel novembre 2023, dopo mesi di polemiche e dubbi, Giugliano ottenne dal Ministero dell’Istruzione un’assegnazione provvisoria nell’istituto “Morano” di Caivano, in provincia di Napoli. In quel periodo la sua storia subì un’ulteriore trasformazione: dalla bidella pendolare divenne una lavoratrice con una posizione più vicina a casa, scelta che lei stessa aveva descritto come positiva e che pose definitivamente fine alla narrazione del pendolarismo estremo.

Il caso giudiziario per stalking

La vicenda, che fino ad allora aveva oscillato tra curiosità e polemiche, prese una piega drammatica negli anni successivi. Dopo il trasferimento a Caivano, Giugliano venne licenziata per assenze ingiustificate, con contestazioni formali da parte dell’istituto dovute alla frequenza e modalità delle sue assenze. Dopo il licenziamento, iniziò a inviare un gran numero di messaggi, post sui social e mail alla dirigente scolastica dell’istituto, Eugenia Carfora, nota per il suo impegno contro la dispersione scolastica e ispiratrice della fiction Rai La Preside.

La dirigente sporse denuncia per atti persecutori (stalking), e in seguito a ripetute violazioni di un divieto di avvicinamento e di comunicazione, la Procura di Napoli Nord ha richiesto e ottenuto l’arresto di Giugliano nel 2025. Dopo circa due mesi in carcere, la donna è stata scarcerata dal Tribunale del Riesame e si trova agli arresti domiciliari in attesa del processo per stalking, ormai in corso.

Una storia di media, mito e realtà

La parabola di Giuseppina Giugliano — da figura di grande impatto mediatico a protagonista involontaria di una vicenda giudiziaria complessa e controversa — rimane un esempio significativo di come una storia incredibile può diffondersi rapidamente sui media senza adeguate verifiche, e di come la ricostruzione successiva dei fatti possa rivelare aspetti molto meno romantici ma più aderenti alla realtà. È anche una storia che invita alla cautela nel trattare narrazioni forti e simboliche senza un controllo rigoroso delle fonti e dei documenti.

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