Dirigenti scolastici “fuori regione”: una ferita aperta tra norme violate, reggenze e diritti negati

Tra reggenze, quote concorsuali e norme violate, migliaia di dirigenti scolastici restano bloccati lontano da casa senza reali possibilità di rientro.

A cura di Redazione Redazione
13 gennaio 2026 15:41
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La questione dei dirigenti scolastici fuori regione è tornata prepotentemente al centro del dibattito istituzionale e sindacale dopo la lettera del Comitato “Dirigenti Scolastici Fuori Regione” inviata il 12 gennaio 2026 alle principali organizzazioni sindacali della scuola gennaio_2026_DSFR. A fare da sfondo è un sistema di mobilità che, secondo una recente analisi giuridica, non solo appare inefficiente, ma risulta in diversi punti in contrasto con la normativa primaria che regola il pubblico impiego.

Una mobilità che non garantisce il rientro

Nel loro comunicato, i dirigenti fuori regione sollevano interrogativi molto concreti: quali prospettive reali di rientro esistono oggi per chi da anni è costretto a lavorare lontano dalla propria residenza? Il contratto collettivo prevede una mobilità interregionale fino al 60% dei posti vacanti e disponibili, “fatti salvi i contingenti dei posti regionali messi a concorso”. Ma è proprio questa clausola, giudicata vaga e ambigua, a rischiare di svuotare di contenuto la mobilità, soprattutto dopo le modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2026.

Il timore, espresso apertamente nel documento, è che la salvaguardia delle quote concorsuali – in particolare quelle del concorso riservato – finisca per assorbire gran parte dei posti teoricamente destinati alla mobilità, rendendo di fatto impossibile il rientro nelle regioni di residenza, soprattutto in quelle considerate “sature”.

Organico di diritto, organico di fatto e reggenze

A chiarire la natura strutturale del problema interviene l’analisi dell’avv. Gianluigi Giannuzzi Cardone, che ricostruisce la distinzione tra organico di diritto e organico di fatto dei dirigenti scolastici MOBILITA DIRIGENTI SCOLASTICI- …. Il primo rappresenta la programmazione ufficiale dei posti disponibili, utilizzata per concorsi e mobilità; il secondo fotografa invece le reali vacanze che emergono durante l’anno scolastico, spesso coperte non con nuove nomine ma con reggenze.

Questo meccanismo, vantaggioso per lo Stato sul piano dei costi, produce un effetto perverso: molti posti realmente vacanti non risultano “disponibili” sul piano giuridico e vengono quindi sottratti alla mobilità. Il risultato è un numero artificialmente ridotto di sedi accessibili ai trasferimenti e una proliferazione di reggenze, che aggravano i carichi di lavoro dei dirigenti in servizio.

La violazione del principio di priorità della mobilità

Il nodo più critico riguarda però la violazione del principio di priorità della mobilità, sancito dall’art. 30 del D.Lgs. 165/2001, che impone alle pubbliche amministrazioni di favorire il trasferimento del personale già in ruolo prima di procedere a nuove assunzioni. Secondo l’analisi giuridica, le prassi che riservano quote dei posti ai concorsi, sottraendoli alla mobilità, sono state dichiarate nulle dalla giurisprudenza, con sentenze del Consiglio di Stato e della Cassazione.

Eppure, nonostante gli interventi normativi che sulla carta destinano “il 100% dei posti vacanti” alla mobilità, la salvaguardia dei contingenti concorsuali ha di fatto congelato molti posti per anni, bloccando il rientro dei dirigenti “fuori sede” in nome di assunzioni future.

Una questione di diritti fondamentali

La situazione assume contorni ancora più gravi quando coinvolge dirigenti che assistono familiari con disabilità ai sensi della Legge 104/1992. In questi casi, il diniego sistematico al trasferimento può configurare una violazione del diritto alla vita familiare, tutelato anche dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

Verso una mobilità straordinaria?

Il Comitato dei Dirigenti Fuori Regione chiede ora alle organizzazioni sindacali di prendere una posizione chiara e di valutare l’opportunità di promuovere una mobilità straordinaria, che consenta un vero utilizzo del 100% dei posti vacanti, superando le attuali distorsioni gennaio_2026_DSFR.

Il quadro che emerge è quello di una ferita aperta nella governance del sistema scolastico: una ferita che non riguarda solo l’organizzazione amministrativa, ma anche la dignità professionale e i diritti fondamentali di migliaia di dirigenti e delle loro famiglie.

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