Dirigenti scolastici, la replica dei riservisti e una precisazione sui numeri
I riservisti replicano all'analisi sul reclutamento DS 2026/27. Pubblichiamo la loro lettera e rispondiamo con i numeri che mancano.
In risposta all'articolo pubblicato sul conflitto tra vincitori della procedura riservata (DM 107/2023) e vincitori del concorso ordinario (DDG 2788/2023), abbiamo ricevuto una lettera articolata dai rappresentanti della platea riservata. La pubblichiamo integralmente, seguita da una nostra precisazione sui dati che la lettera non cita.
La lettera dei vincitori della procedura riservata (DM 107/2023)
Gentile prof. Gallo, in qualità di vincitori della procedura riservata (DM 107/2023), abbiamo letto con attenzione la Sua analisi in merito al reclutamento dei Dirigenti Scolastici per il prossimo anno scolastico. Pur apprezzando l'interesse per la testata su un tema così delicato, ci preme sottoporre alla Sua attenzione alcuni punti che, a nostro avviso, appaiono sbilanciati a favore della platea del concorso ordinario, offrendo una visione parziale della realtà normativa e dei fatti.
1. Il superamento del "debito": una scelta legislativa definitiva
Il Suo articolo indugia molto sul concetto di "restituzione" dei posti, presentandolo come un nodo ancora da sciogliere. Tuttavia, è doveroso ricordare che la Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) ha eliminato tale meccanismo. Non si è trattato di una "coincidenza tecnica", ma di una precisa volontà del legislatore di azzerare le pendenze passate per consentire un riparto 60/40 puro sul contingente 2026/27. Chiedere oggi di tenere conto degli squilibri del 2024 significa, di fatto, invitare il Ministero ad agire contra legem, ignorando una norma dello Stato appena approvata.
2. La "sanatoria" dimenticata: il comma 528
Spesso veniamo etichettati come beneficiari di una "sanatoria selettiva", ma si omette sistematicamente di citare che la stessa Legge di Bilancio 2026, al comma 528, ha operato una manovra analoga per l'ordinario. Integrando le graduatorie con oltre 130 idonei (inizialmente non vincitori), il concorso ordinario è stato trasformato in un canale di assorbimento che va ben oltre i posti messi a bando. Ci chiediamo perché la flessibilità normativa venga considerata "merito" per l'ordinario e "privilegio" per il riservato.
3. La verità sul 2024: una questione di operatività
L'accusa di aver "sottratto" l'intero contingente all'ordinario nel 2024 non regge alla prova dei fatti: in quel momento, la procedura ordinaria non aveva ancora espletato le prove scritte. Non esisteva alcuna graduatoria, né alcun diritto acquisito dai candidati ordinari. L'Amministrazione ha agito secondo il principio di buon andamento della PA, assegnando i posti a chi era già pronto per l'immissione, evitando così di lasciare centinaia di scuole senza una guida titolare.
4. Il fattore umano e la fine di un contenzioso decennale
La nostra vicenda si trascina dal 2017. Per molti di noi, un ulteriore ritardo non è un semplice rinvio burocratico, ma la perdita definitiva della carriera direttiva per il raggiungimento dei limiti di età. La giurisprudenza (si veda Cons. Stato n. 8972/2024) ha già confermato la piena legittimità della nostra procedura, riconoscendone il valore di composizione di un conflitto che dura da troppi anni.
In conclusione, una lettura equidistante non può prescindere dal dato oggettivo: noi vincitori del DM 107 non chiediamo corsie preferenziali, ma l'applicazione della legge vigente che oggi prevede il 40% pieno del contingente autorizzato, senza decurtazioni anacronistiche o "restituzioni" ormai abrogate dal Parlamento.
Confidiamo che nelle sue analisi della Sua testata queste considerazioni possano essere considerate e che sia dato il giusto spazio anche a queste argomentazioni, per una completezza di informazione doverosa nei confronti di tutta la comunità educante.
Cordiali saluti, I Vincitori della Procedura Riservata (DM 107/2023)
Una precisazione doverosa e qualche numero che manca
(di Norberto Gallo)
Ringraziamo i vincitori della procedura riservata per la lettera puntuale e argomentata. Alcune delle osservazioni meritano di essere recepite; altre richiedono una risposta altrettanto precisa.
Sul comma 528 hanno ragione: la Legge di Bilancio 2026 ha integrato anche le graduatorie del concorso ordinario con circa 130 idonei inizialmente esclusi, e questo dato era assente nell'analisi. Lo correggiamo volentieri. Hanno ragione anche sul 2024: se la procedura ordinaria non aveva ancora graduatorie operative, l'amministrazione non aveva alternative tecniche praticabili. L'accusa di "sottrazione" andava contestualizzata meglio.
Detto questo, La sostanza resta la stessa.C'è un numero che la lettera non cita, e che cambia la prospettiva proposta in modo sostanziale.
Il DM 107/2023 prevedeva 297 posti per il canale riservato. Una misura circoscritta, motivata dalla necessità di chiudere i contenziosi ancora aperti dopo il concorso del 2017. Una scelta che, nei suoi presupposti originari, ci era parsa di buona amministrazione. Solo che non è andata così.
Nel 2024, con il concorso ordinario ancora fermo alla preselettiva, si è resa necessaria una prima deroga: i 297 posti sono diventati 519. Con l'impegno esplicito di recuperare la differenza a favore dell'ordinario negli anni successivi, impegno che era già, di per sé, una modifica sostanziale del bando. Il concorso straordinario si è svolto tra aprile e maggio 2024 producendo un elenco di oltre 2000 vincitori. La scelta politica successiva è stata quella di confermarne l'assumibilità per intero.
Il risultato è documentato: secondo il resoconto dell'incontro ANP al MIM del 29 marzo 2026, i vincitori del concorso riservato ancora da assumere sono oggi 1564. Sommati ai 519 già immessi in ruolo, la procedura che doveva fermarsi a 297 ha prodotto 2083 vincitori effettivi, sette volte il contingente originario.
In questo contesto, il confronto con i 130 idonei integrati nell'ordinario dal comma 528 non regge sul piano aritmetico. Non si tratta di operazioni simmetriche: è un ordine di grandezza diverso, e presentarle come tali è retoricamente comprensibile ma sostanzialmente scorretto.
Nessuno mette in discussione la legittimità della procedura che è stata confermata dal Consiglio di Stato, e non era questo il punto. Il punto è un altro: una misura nata con una dimensione precisa è diventata, attraverso deroghe successive, qualcosa di strutturalmente diverso che di fatto stravolge il reclutamento per questo ruolo statale.
C'è un'ultima considerazione che il dibattito tecnico-normativo tende a oscurare.
Il concorso del 2017 era stato bandito per 2425 posti. Le assunzioni conseguenti si sono protratte fino al 2022. Una procedura già abbondantemente conclusa, almeno nella sua logica originaria. È stato fatto malissimo. Il rimedio, la procedura riservata nata per sanarne i contenziosi, ha prodotto altri 2083 vincitori, praticamente un secondo concorso, della stessa dimensione del primo, innestato sul sistema esistente senza che i posti disponibili aumentassero di conseguenza.
Il risultato è che il reclutamento dei dirigenti scolastici è oggi occupato, per almeno un quinquennio, dalle code di una selezione del 2017. Chi ha vinto il concorso ordinario nel 2024 ha già aspettato. Chi vincerà i prossimi, ammesso che vengano banditi secondo la tempistica prevista dalla legge, aspetterà di più.
Un'intera generazione di potenziali dirigenti è di fatto fuori dalla porta. Non per demerito, non per mancanza di posti strutturali, ma perché il sistema ha scelto di onorare il passato scaricando il conto sul futuro.
Anche questo è un dato. E anche questo merita di stare nell'analisi.